Rubriche

Blog

Il PuntoRassegnadosFuori classeRoba da mattiSull'asfaltoCinePressaRendiamoci ContoRadio cracNote a margineChe senso che faUomini e CittàA tutta rete

Multimedia

Speciali



Inchieste

La destra fa blocco
“Non è una nuova Tangentopoli”

   Print  

Bossi, Scajola, Gelmini, Bondi: sono casi isolati. Si dimette il magistrato Toro. Di Pietro: “La corruzione è diventata sistema. E’ una Tangentopoli ingegnerizzata”. Lettera aperta di Bertolaso: non lascio. Anm: intercettazioni indispensabili

Foto di glamismac (da Flickr) (immagini di Foto di glamismac (da Flickr))
Dopo le inchieste della magistratura, è il turno della Corte dei conti: la magistratura contabile denuncia l’esplosione della corruzione nel 2009, +229% di denunce alla Guardia di Finanza. Alla vicenda del G8 della Maddalena, che vede colpito il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, si aggiunge la vicenda della scuola marescialli di Firenze, che rientra nell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi, e che coinvolge il coordinatore del Pdl Denis Verdini.

E’ notizia dell’ultim’ora, infine, che il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, indagato nell'ambito dell'inchiesta per gli appalti G8 alla Maddalena, si è dimesso dall'ordine giudiziario. Toro, indagato dalla procura di Firenze per violazione del segreto d'ufficio, ha motivato la decisione di dimettersi per “essere libero di difendere - riferisce l'Ansa - l'onorabilità mia e di mio figlio (a sua volta indagato) e, nel contempo desiderando eliminare ogni ragione di imbarazzo per l'ambiente di lavoro. Con grande rammarico, ma con animo sereno - scrive l'ex pm - dichiaro la mia volontà di dimettermi con effetto immediato dall'ordine giudiziario”.

A poco più di un mese dall’importante test delle elezioni regionali, gli scandali giudiziari che vedono implicata la gestione della Protezione civile rischiano di innescare una stagione di veleni incontrollati, una guerra tutti contro tutti. Del resto, come ha ripetuto più volte ieri l’ex magistrato Luigi De Magistris (Idv) per non correre il rischio che qualcuno non lo sentisse, “il sistema di corruzione della Protezione civile non riguarda solo il centrodestra. È trasversale e coinvolge anche il centrosinistra”. Il Pd è avvisato: potrebbe essercene per tutti.

Ma dal sistema oligarchico, come l’ha definito il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, scoperchiato dalla magistratura emergono al momento elementi che preoccupano più la destra e i suoi esponenti. E’ cronaca, sotto agli occhi di tutti. I maggiorenti del centrodestra si affannano però ad assicurare che non sta scoppiando una nuova Tangentopoli. L’ha detto ad esempio il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, a Skytg24: “Non credo si tratti di una nuova stagione di Mani pulite. Il tema è delle responsabilità personali e chi sbaglia su questo tema deve essere serveramente punito. Il denaro pubblico, le funzioni pubbliche necessitano di un impegno di assoluta serietà e rigore. Chi sbaglia deve pagare”.

L’ha detto il capo della Lega Umberto Bossi: nessuna Tangentopoli, solo “qualcuno che ha sbandato”. E Bossi ha aggiunto: “Non mi pare ci sia un progetto generale”.

L’ha detto il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini: “Non esiste un sistema del Malaffare. (...) Oggi non siamo di fronte a una nuova Tangentopoli. È necessario vigilare ed essere estremamente rigorosi nella composizione delle liste elettorali. Ma gli episodi degli ultimi giorni - afferma - sono casi isolati, tentativi maldestri che non possiamo ricondurre nell'ambito di un sistema di potere corrotto”.

E lo assicura Sandro Bondi, ministro dei Beni culturali e coordinatore del Pdl, secondo il quale semmai c’è un complotto. Altro che Tangentopoli bis: “Quello che è avvenuto in quest'ultimo anno, anno e mezzo – ha detto Bondi su Canale 5 -, dimostra abbastanza chiaramente che dopo che ha raggiunto l'apice l'attacco giudiziario, politico, mediatico nei confronti del presidente del Consiglio, e preso atto che il capo del governo e leader del Pdl è inattaccabile e indistruttibile, si è scelta un'altra strada, quella di attaccare i collaboratori più stretti del presidente del Consiglio a livello di governo e a livello di partito. Lo si è fatto con Guido Bertolaso lo si fa con Denis Verdini”.

Opposto il parere di Antonio Di Pietro. Secondo il leader dell’Idv “nel nostro Paese la corruzione è diventata sistema, anzi, peggio si è trasformata in una Tangentopoli ingegnerizzata”. “C'è un solo modo per spezzare questo sistema: creare una norma che imponga a tutti i condannati di non essere candidati, a tutti i rinviati a giudizio di non poter svolgere incarichi di Governo e a tutti gli imprenditori che si sono macchiati di reati di corruzione contro la pubblica amministrazione di non poter concorrere alle gare pubbliche per appalti, forniture e opere nella pubblica amministrazione. Se venissero applicate queste tre regole - conclude Di Pietro - oggi avremmo un diverso Parlamento, un diverso governo ed una diversa classe imprenditoriale, più sana e più competitiva”.

La lettera di Bertolaso
Oggi Guido Bertolaso ha scritto una “lettera aperta” “alle donne e agli uomini della Protezione civile” nella quale dichiara di fare propria “la sofferenza di tutti coloro che si sentono colpiti ingiustamente per questo attacco forsennato e squallido”. “Da questo patibolo – scrive Bertolaso - che non ho scelto né meritato, vi saluto con tutto il mio affetto e la mia fedeltà al patto di rispetto e di onore che ci ha permesso di realizzare qualcosa di buono, molto buono, troppo buono per non suscitare tempeste di fango”. “Da oltre una settimana - premette Bertolaso – sono diventato oggetto di due diverse iniziative giudiziarie. Nulla da eccepire a che la magistratura indaghi su tutti e chiunque, me compreso, perché è il suo lavoro”. Ma è da giorni che “i giornali titolano non sospetti su di me, ma certezze, pubblicano intercettazioni usandole non come elementi indiziari ma come prove di colpe commesse”. “Posso accettare di tutto - continua Bertolaso - , ma non di essere linciato dando ragione a chi si diverte a gettare fango. Se il governo mi chiede di lasciare i miei incarichi, la mia valigia e' pronta come al solito. Ma se non me lo chiede, io resto al mio posto, lavorando per primo a ripulire dal fango la mia persona, la mia casa, i miei amici e il mio mondo, che non ho mai infangato e non ho mai tradito”.

“Bertolaso deve rispondere ad una sola domanda: si è mai accorto del verminaio che si sta scoprendo? Deve rispondere con un sì o con un no, e lui stesso, qualunque sia la risposta, capirà che non può stare un minuto in più a ricoprire quel delicato e importante incarico”. E' quanto afferma Orazio Licandro, della segreteria nazionale del PdCI - Federazione della sinistra, a commento della 'lettera aperta'. “Le lettere aperte, o le autoassoluzioni nei talk-show- continua Licandro - rappresentano esattamente quel male di cui lui si ritiene vittima. Si faccia lavorare la magistratura e si facciano celebrare i processi, senza trucchi o legittimi impedimenti, nelle aule giudiziarie”. Un fatto, conclude, “è inconfutabile: lui è politicamente responsabile”.

Infine sull’inchiesta di Firenze sui grandi appalti interviene il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Luca Palamara, secondo il quale l’operato della procura di Firenze “ci insegna che le intercettazioni sono uno strumento inderogabile e indipensabile per l'accertamento dei reati”. C'è il problema che riguarda la pubblicazione sui giornali di atti di queste intercettazioni, ma “non si possono sovrapporre i due piani, così si privano i magistrati di un formidabile strumento, consentendo che possano essere fatti anche accordi illeciti”.

» Corte dei Conti: +229% di corruzione
» Abusi edilizi causa dei disastri ambientali
» Convegno Cgil, Proteggere la Protezione civile


Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni.


TAGS protezione civile bertolaso

17/02/2010 19:02

(ricerca avanzata)

Cerca su Rassegna.it con Google

  • bookmarks

  • segnala




Antispam: inserisci il risulato della somma.


Alcune immagini

Foto di glamismac (da Flickr)