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Proteggiamo la Protezione civile

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Lo stralcio dell’articolo 16, che accantona la Spa, non basta. Resta il nodo della gestione di grandi eventi ed emergenze. Un potere enorme – che potrebbe riguardare in futuro anche il nucleare - concentrato in pochissime mani. Un convegno della Cgil

di Paolo Andruccioli

da flickr, autore Roby Ferrari
“La Cgil è stata la prima a denunciare un sistema della Protezione civile che non funzionava. Siamo stati i primi, per qualche tempo, e ora per fortuna non più gli unici a denunciare i fatti esponendo anche a rischi reali i nostri compagni che lavorano nel settore della Protezione civile. Ora incassiamo una piccola marcia indietro con la cancellazione del progetto della Protezione civile Spa, ma non basta. Noi non ci accontentiamo di guardare il dito, ma vogliamo vedere la luna, possibilmente anche l’altra faccia. Per questo non ci fermeremo qui e andremo avanti”.

Sono state queste le parole usate dal segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani a conclusione di un convegno di una intera mattinata dedicato proprio alla Protezione civile e al sistema di affari che in questi anni è cresciuto in modo patologico intorno alle emergenze, che è stato introdotto da una dettagliata relazione della segretaria confederale Paola Agnello Modica che ha ripercorso tutte le tappe della legislazione recente sulla Protezione civile e il sistema delle deroghe. Un convegno, ha spiegato il segretario generale, frutto di un lavoro che va avanti da anni in modo serio e meticoloso. “Oggi possiamo dire queste cose perché noi non inseguiamo le mode”. E il lavoro che dovrà continuare riguarda in sostanza la riforma dell’intero sistema. È necessario dare forza alle critiche e ai ragionamenti, per costruire qualcosa di duraturo per il futuro.

Si tratterà quindi di analizzare bene le proposte in campo – una è stata avanzata durante il convegno dal segretario della Funzione pubblica, Carlo Podda – e attrezzarci per costruire intanto un Osservatorio nazionale sugli appalti, le emergenze, lo stato del territorio. Perché ormai è chiaro che il problema non è la Protezione civile o qualche irregolarità. Il problema che abbiamo di fronte riguarda invece la nascita di una “oligarchia” degli affari che decide tutto.

“Con l’ideologia del fare – ha spiegato Epifani – si è costruito un sistema in cui il fine giustifica sempre tutto. Non ci sono regole, né contrappesi. Non ci sono più limiti agli interventi visto che il concetto di emergenza si è allargato a dismisura. E poi si è creato un sistema in cui non si capisce più nulla, non si capisce neppure chi stabilisce i fini. È nata una oligarchia che esclude tutto il resto in un contesto dove si perde il confine tra interesse pubblico e interessi del mercato”.

Con questo tipo di analisi della situazione attuale è dunque ovvio che la Cgil non si poteva accontentare del piccolo passo indietro che il governo è stato costretto a fare pressato dagli scandali di questi giorni. Non basta la cancellazione dell’articolo 16 del decreto. E’ necessario un ripensamento generale. Ci vuole, appunto, una riforma di tutto il sistema della Protezione civile che, secondo Podda “deve essere abbattuto” perché così com’è diventato non è più riformabile. Un tema che ha trovato molti consensi durante il convegno intitolato appunto “No alla Protezione Civile Spa” che si è tenuto nei locali della Cgil nazionale.

Nel corso del convegno Agnello Modica ha detto che "lo stralcio della Protezione civile Spa è un passo avanti, ma non basta. È il modello del potere straordinario che va modificato a partire dalla norma sui grandi eventi". Insomma bisogna stare attenti a non sottovalutare il resto della “riforma”. “Non si tratta infatti solo della questione della Spa – ci spiega Agnello Modica – le emergenze sono una cosa, i grandi eventi un'altra”. Il problema dunque rimane aperto e i nodi si stringono intorno alla estensione ai “grandi eventi” dei poteri straordinari di ordinanza: deroga alle leggi e controlli e commissariamento delle istituzioni. Un potere enorme – che potrebbe riguardare in futuro anche il nucleare - concentrato in pochissime mani, senza più alcun controllo. È questa la vera bomba da disinnescare.

Molte le voci fuori dalla Cgil invitate a parlare. Il giornalista Alberto Statera di Repubblica, ha tenuto egregiamente le redini del dibattito suscitando tra l’altro con le sue domande approfondimenti su temi che apparentemente avrebbero potuto essere considerati marginali. Nel corso della discussione sono venute fuori così anche delle notizie, oltre che delle riflessioni serie. Tra le notizie quella riguardante il possibile utilizzo di lavoro nero nel corso dei lavori di costruzione delle strutture del G8 alla Maddalena, strutture tra l’altro che poi non sono state utilizzate visto che il G8 stesso è stato spostato all’Aquila. È stato il giornalista Manuele Bonaccorsi (autore di un libro molto tempestivo su Bertolaso) a portare la fotocopia della busta paga di un operaio che ha lavorato alla Maddalena. Dal documento portato da Bonaccorsi si dedurrebbe che solo una parte del salario era conteggiata in modo regolare, e un’altra al nero.

Altra notizia tra le tante emerse oggi, quella citata da Podda che parlando di una “falsa efficienza” del sistema Bertolaso e della Protezione civile, ha citato il caso di una costruzione attigua all’ospedale romano Spallanzani. Si tratta di un’opera che era stata progettata e decisa ai tempi dell’emergenza antrace e che avrebbe dovuto essere utilizzata come laboratorio protetto e ultrasicuro contro la guerra batteriologica e soprattutto contro ogni eventuale emergenza. Quella palazzina è stata affidata a un costruttore dal nome oggi famoso, Anemone. Ebbene i lavori, che avrebbero dovuto essere rapidissimi vista l’urgenza, non sono stati ancora conclusi.

Il sistema costruito intorno alla figura di Bertolaso appare oggi sempre più chiaramente come una vera oligarchia chiusa che limita fortemente la democrazia (visto che neppure la Corte dei Conti ha potuto accedere a determinati controlli) e limita anche il normale svolgersi della concorrenza di mercato. Non a caso al convegno di oggi una delle voci più critiche è stata quella del presidente dell’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili, Paolo Buzzetti, che ha criticato il concetto di emergenza estesa e generalizzata. Tutto diventa emergenza, da quella delle carceri a quella dell’Abruzzo. E con il concetto di emergenza si fanno passare normative in deroga. In Abruzzo, ha detto Buzzetti, si lavora ormai solo in deroga, ma così non va. Per il presidente dei costruttori edili è diventata urgente una riforma del sistema degli appalti pubblici e delle regole connesse. Paradossalmente erano meglio le norme degli anni Sessanta. Ora la legge è complicata, farraginosa, ultraburocratica. Per troppi controlli, alla fine poi nessuno controlla più niente. Ci vogliono dunque nuove regole e l’applicazione di un vero codice etico. Per far questo è necessario ridare motivazioni anche all’amministrazione pubblica che in questi anni è stata sempre più umiliata e svuotata di risorse e competenze.

D’accordo con lui Amedeo Schiattarella, che ha parlato oggi a nome dell’Ordine degli architetti, secondo il quale è arrivato il momento di ridare senso alle regole per ripristinare una concorrenza leale sia tra imprese, sia tra professionisti.

Punti di divergenza – negli interventi di oggi – si sono manifestati invece sul concetto di prevenzione. La Protezione civile deve intervenire solo ex post? O deve lavorare per prevenire le catastrofi naturali che in molti casi sono tragedie annunciate? Secondo il giornalista Bonaccorsi uno dei punti critici dell’attuale sistema riguarda proprio la mancanza di interventi della Protezione civile nel campo della prevenzione. Su un miliardo di bilancio, solo 75 milioni sono dedicati alla prevenzione.

Ma su questo non è d’accordo Vittorio Cogliati Dezza di Legambiente, secondo il quale non spetterebbe comunque alla Protezione civile svolgere anche il compito della prevenzione. Ci sono altre strutture predisposte. Il rischio vero riguarda invece il proliferare di “commissari, in un sistema pensato per eludere i vincoli e i limiti dei diversi poteri.

Il sistema attuale limita la democrazia e anzi rischia di svuotarla dall’interno estendendo appunto i poteri della Protezione civile a scapito si tutto il resto, Corte dei conti compresa. È un sistema basato sulla deroga e sugli affari privati, hanno ribadito anche Antonio Crispi della Funzione pubblica della Cgil e Stefano Leoni del Wwf, che tra l’altro ha raccontato episodi che lo hanno coinvolto personalmente con Bertolaso. Avendo avuto una responsabilità in ambito di Protezione civile, Leoni ha detto di essere stato denunciato da Bertolaso che lo accusava di non aver svolto con efficienza il suo mandato e aver compiuto delle irregolarità. Il problema vero è che invece Leoni si era rifiutato di stare al gioco di determinati imprenditori che avrebbero dovuto vincere degli appalti. Alla fine la denuncia è rientrata e i magistrati hanno archiviato la pratica. Ma questa è storia di altri tempi. Ora l’attualità è lo Sport Village della Salaria.

Ascolta il podcast del convegno su Radio Articolo 1



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TAGS protezione civile

17/02/2010 12:26

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