Abbiamo inserito un capitolo sul finanziamento dell’editoria e le ragioni che, a nostro parere, lo rendono non solo necessario ma legittimo. E abbiamo raccontato come è fatta, come opera, cosa produce una cooperativa vera, proprietà dei suoi soci
Presentiamo il terzo bilancio sociale della nostra cooperativa in un momento in cui il futuro delle cooperative giornalistiche e delle testate di cui sono editrici hanno oltrepassato la soglia del rischio pur elevato con cui si sono abituate a convivere in questi ultimi anni.
I tagli al contributo pubblico decisi dal governo, a dispetto del diverso avviso del Parlamento ribadito in più occasioni, sono una realtà, perché comunque la si metta - sia che venga ripristinato il cosiddetto diritto soggettivo (che dà certezza al finanziamento) sia che ne venga confermata la cancellazione - la drastica riduzione delle risorse finanziarie è ormai un dato di fatto che costringerà a imboccare la strada dei ridimensionamenti d’organico, delle revisioni dei programmi futuri e, in molti casi, addirittura della chiusura tutte quelle aziende che sono riuscite fino a oggi a far vivere i loro giornali solo grazie al sostegno decisivo garantito dalle leggi che tutelano l’editoria cooperativa.
Non si tratta, però, di una questione di soldi, nonostante questa sia la giustificazione invocata dal governo, che sa di potersi giovare così degli effetti di una lunga campagna che ha discreditato, con denunce che non hanno voluto distinguere tra usi legittimi e illegittimi, tutto il mondo della stampa ammessa al beneficio dei contributi diretti.
Se fosse stata, infatti, solo una questione di soldi sarebbe bastato agire con energia per bonificare un settore in cui si contano abusi d’ogni tipo e d’ogni dimensione; sarebbe stato sufficiente ricondurre alla ragione originaria (quella di trenta anni fa) i requisiti che rendono un’azienda e un giornale meritevoli del contributo pubblico per restringere il campo dei pretendenti e operare il conseguente ragguardevole risparmio.
In questi anni, c’è stato chi ha testardamente tentato di riportare l’attenzione su questo aspetto, ma è restato inascoltato. Troppi gli interessi che si intendevano coprire (da questo governo ma anche dal precedente d’opposto segno politico), troppo evidente la volontà di utilizzare il ricatto finanziario come arma impropria per tenere sotto controllo la parte più debole della stampa italiana (ma spesso anche quella più radicata nei territori).
Bisognerà ricordare agli immemori che non esistono oggi giornali che non abbiano un contributo diretto o indiretto da parte dello Stato; e succede, anzi, come è stato più volte dimostrato, che il danaro pubblico passi in misura maggiore, e con modalità più opache, proprio attraverso il canale dei contributi indiretti che non riguardano se non per frazioni infinitesimali cooperative, radio e giornali locali.
I bilanci dei grandi gruppi si reggono per circa la metà con gli introiti assicurati dalla pubblicità e con i risultati di operazioni editoriali di dubbia pertinenza. Possibilità che sono sconosciute alle testate cooperative che offrono informazione e basta.
C’è una grande asimmetria nella distribuzione della torta pubblicitaria, che favorisce il settore televisivo a danno dei giornali, e ce n’è una, meno vistosa ma non meno determinante, interna al sistema della carta stampata che privilegia nell’acquisizione di pubblicità in misura spropositata, e spesso al di là dell’oggettiva giustificazione dei valori di mercato, i grandi gruppi contro i piccoli. Sono questi i due elementi di fondo che da una parte distorcono l’intero sistema e dall’altra danno fondamento all’intervento almeno parzialmente riequilibratore dello Stato.
Sarebbe sufficiente partire da questa constatazione per ragionare in termini nuovi sul contributo pubblico e per valutare in quale direzione guardare per reperire risorse da destinare all’editoria cooperativa.
E invece si continua, anno dopo anno, in un tira e molla che destabilizza le aziende, le costringe a bilanci sempre precari e reversibili, ne mina la tranquillità necessaria per ogni serio discorso di progettazione e innovazione.
Nel bilancio sociale che presentiamo quest’anno abbiamo voluto inserire un capitolo riguardante il finanziamento dell’editoria e le ragioni che, a nostro parere, lo rendono non solo necessario ma pienamente legittimo. Ma abbiamo voluto soprattutto raccontare (con il rendiconto puntuale che lo strumento del bilancio sociale consente) come è fatta, come opera, cosa produce una cooperativa vera, proprietà dei suoi soci. E che ha scelto da oltre sedici anni la strada difficile di informare sul lavoro, cercando di descriverne il valore sociale e la centralità che deve avere, in un tempo che spesso sembra dimenticarlo, nella vita e nelle azioni della nostra società.
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La presentazione il 23 febbraio a Roma, scarica l'invito