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Stiglitz: “I tagli non servono”

Per l’economista e premio Nobel stringere la cinghia per ottenere l’approvazione del mercato porterà solo “alla sofferenza delle persone”. Serve invece un piano a lungo termine. Fitoussi: “Nella Ue manca una strategia condivisa”

di Emanuele Di Nicola

Foto World Economic Forum (da Flickr) (immagini di Foto World Economic Forum (da Flickr))
“I tagli non funzioneranno”. Torna a parlare della crisi e delle misure dei governi il premio Nobel per l’economia, Joseph Stiglitz, oggi (venerdì 5 febbraio) dinanzi alla platea della Luiss, ateneo che gli ha conferito la laurea honoris causa. E lo fa proprio mentre i deficit di Spagna, Grecia e Portogallo preoccupano i mercati mondiali. “Secondo una risposta ortodossa – spiega – in questi paesi ora bisogna stringere la cinghia, alzare le tasse per ottenere l’approvazione del mercato. Questo porterà al fallimento della strategia e alla sofferenza delle persone”. La ricetta è un’altra: alzare i tassi di interesse, aumentare la spesa pubblica, abbassare le tasse. “Così si avrà una recessione ma non la depressione – a suo giudizio – perché il deficit, se speso per tecnologie e infrastrutture, in realtà migliora il bilancio, il debito sarà inferiore a lungo termine”.

Il nemico da sconfiggere si chiama “fondamentalismo del mercato”. Questo il concetto principale del suo intervento, che offre un’analisi dalla fine del 2008 fino agli ultimi giorni. Stiglitz fa l’esempio della Spagna: “Prima aveva addirittura un surplus, ora è entrata in crisi solo rispettando le regole dei mercati. L’unico errore è stato dare fiducia a questo fondamentalismo, considerando che nei paesi piccoli è più facile fare speculazione”. Anche la Grecia, da parte sua, è chiamata a definire “una prospettiva a lungo termine”: favorire il flusso del credito e incentivare le banche che investono nello sviluppo. Tutto questo perché, in generale, la recessione globale ha mandato in soffitta la teoria dei “mercati efficienti”: “Il mercato non ha sempre motivazioni razionali, non si regola da solo”. Qui interviene il ruolo dell’Europa: “Deve reagire con misure più forti, non può limitarsi solo ad aiutare la Grecia”.

Fitoussi, nella Ue manca strategia condivisa
L’Unione europea è vincolata dal Patto di stabilità. Lo ricorda l’economista Jean-Paul Fitoussi, presidente dell’Ofce (Osservatorio francese delle congiunture economiche), intervenuto alla cerimonia. “Viene data grande importanza al debito pubblico – sostiene –, sembra che la crisi sia finita ma l’Europa ha quattro punti di Pil in meno rispetto al 2008”. In eurozona il problema più grave è la “strategia non cooperativa”, come la chiama Fitoussi: “Tutti gli Stati cercano di aumentare le proprie esportazioni, non c’è responsabilità condivisa. In questo senso, a livello economico l’Italia non va particolarmente male, ma c’è assoluta incertezza sulla strategia macro-economica europea. Siamo nei guai perché non ci parliamo tra di noi”.

La globalizzazione, così Stiglitz nella lectio magistralis, ha avuto lati positivi ma ha creato molti problemi: “Per esempio, gli Usa hanno esportato i loro prestiti tossici nel resto del mondo”. In questo senso, afferma, “il crollo di Lehman Brothers è come la caduta del Muro di Berlino: dimostra che le dottrine economiche adottate finora non hanno funzionato”. Sul mercato globale non c’è la “mano invisibile” teorizzata da Adam Smith: l’interesse del singolo non diventa universale, infatti “l’avidità delle banche americane non ha portato benessere”. Anzi la crisi dei mutui subprime è ricaduta sulle fasce più povere, si stima che altri 2,5-3 milioni di persone perderanno la casa nel 2010, a dimostrazione che “il credito predatorio crea anche un problema sociale”. Insomma, la mano è talmente invisibile che non esiste.

La crisi del 2008 però è una possibilità di apprendimento: “Dobbiamo insegnare alle persone il comportamento etico”, dice Stiglitz. E non si riferisce solo ai singoli individui, ma anche alle istituzioni internazionali: come la Federal Riserve, la banca centrale americana, che per risolvere ogni crisi adotta “dati perfetti”, cioè modelli uguali per tutti ma “fuori sincrono con la realtà”. L’economista lo spiega con una barzelletta: “Un uomo perde un centesimo e comincia a cercarlo sotto un lampione. Si avvicina un secondo e gli chiede perché sta cercando proprio lì. E il primo risponde: ‘perché solo qui c’è luce’”. Le autorità finanziarie, conclude, devono smettere di guardare solo l’unico punto illuminato.

» Commento, L'Europa senza unione e il male spagnolo

TAGS stiglitz crisi economia fitoussi

05/02/2010 17:06



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