
Incontro al ministero
Termini Imerese, la Fiat contro tutti
Ipotesi mobilità per 800 operai. Il Lingotto: "Nessun interesse ad attività nell'impianto". Gli operai reagiscono con lo sciopero immediato. Tavolo aggiornato al 5 marzo. Montezemolo: "Da quando ci siamo noi mai ricevuto un euro dallo stato"
La Fiat non ha interesse a mantenere alcuna delle sue attività industriali a Termini Imerese. Lo hanno detto i rappresentati del Lingotto durante riunione di oggi (5 febbraio) al ministero dello Sviluppo con il governo e i sindacati sul futuro dello stabilimento siciliano. Quanto ai lavoratori, circa la metà dei dipendenti siciliani hanno i requisiti per la mobilità con l'aggancio alla pensione, affermano ancora i rappresentanti della casa torinese: si tratta di 806 persone, su 1.658. Ma se si considera anche l'indotto i posti di lavoro sono almeno il doppo. La riunione si è conclusa con la nomina di Invitalia che per conto del governo farà l'advisor per valutare le proposte di investimento e reindustrializzazione dell'area ed elaborerà poi un complessivo piano per la riconversione. La Fiat ha comunque confermato che smetterà la produzione alla fine del 2011, dichiarandosi disponibile a collaborare nella ricerca di soluzioni industriali alternative escludendo la sola cessione di tecnologie.Resta dunque l'incertezza, il tavolo è stato aggiornato al 5 marzo.
Immediata la risposta a Termini Imerese, dove la produzione si è bloccata. Gli operai del reparto montaggio, circa l'80% del personale, hanno abbandonato la linea produttiva e sono usciti, unendosi ai sindaci del comprensorio termitano che da stamattina stanno effettuando un sit-in davanti ai cancelli per protestare contro la decisione del Lingotto di chiudere lo stabilimento. Lo sciopero di un'ora è stato indetto dai delegati della Fiom. “Abbiamo deciso di dare subito una risposta alle notizie negative che ci giungono dal ministero dello Sviluppo”, dice Calogero Cuccia, Rsu della Fiom.
Intanto è polemica per le affermazioni del presidente Fiat, Luca di Montezemolo: “Da quando ci siamo noi - ha detto a margine dell'inaugurazione dell'anno accademico della Luiss a Roma - la Fiat non ha ricevuto un euro dallo stato. Non voglio rientrare in polemiche perché in questo paese io preferisco il confronto e il dialogo quando i problemi sono grossi e quando vedo tante aziende internazionali che lasciano il nostro paese o che non vengono ad investire in Italia. Questo è un tema che riguarda l'occupazione, il futuro dei nostri figli e del nostro paese”. Poi sugli incentivi: “Ieri ho visto delle cifre che dicono che gli incentivi - ha continuato Montezemolo - che sono dati alle aziende ma ai consumatori, sono andati il 70% alle aziende straniere e solo il 30% alla Fiat. Credo che dobbiamo uscire da un 'approccio demagogico e guardare alla realtà così com’è”.
“A noi serve un piano industriale onnicomprensivo del gruppo Fiat, perché non c'è solo il problema di Termini Imerese". Lo dice oggi in un'intervista alla Stampa Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil: "Vogliamo capire che scelte si faranno in America, dove verranno prodotti i componenti, dove si farà ricerca e innovazione e dove si realizzeranno i propulsori del futuro, che succederà ai grandi fornitori". In ogni caso, a Termini Imerese "solo la produzione di auto garantisce l'occupazione". La Fiat “non può scaricare le proprie responsabilità sul governo e sulla regione”, sostiene il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. Il problema 'non è solo sociale ma in primo luogo produttivo, bisogna ristabilire un po' di verità. Se la Fiat non vuole piu' produrre auto, ha la responsabilità di dire quali prodotti si possono fare a Termini”. Infine il leader Cisl, Raffaele Bonanni, torna sule frasi di Montezemolo: “Non voglio entrare in polemica con lui - afferma - ma la Fiat ha sempre goduto di aiuti statali per impostare la sua produzione in Italia. E tutti gli italiani questo lo sanno”.
Immediata la risposta a Termini Imerese, dove la produzione si è bloccata. Gli operai del reparto montaggio, circa l'80% del personale, hanno abbandonato la linea produttiva e sono usciti, unendosi ai sindaci del comprensorio termitano che da stamattina stanno effettuando un sit-in davanti ai cancelli per protestare contro la decisione del Lingotto di chiudere lo stabilimento. Lo sciopero di un'ora è stato indetto dai delegati della Fiom. “Abbiamo deciso di dare subito una risposta alle notizie negative che ci giungono dal ministero dello Sviluppo”, dice Calogero Cuccia, Rsu della Fiom.
“A noi serve un piano industriale onnicomprensivo del gruppo Fiat, perché non c'è solo il problema di Termini Imerese". Lo dice oggi in un'intervista alla Stampa Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil: "Vogliamo capire che scelte si faranno in America, dove verranno prodotti i componenti, dove si farà ricerca e innovazione e dove si realizzeranno i propulsori del futuro, che succederà ai grandi fornitori". In ogni caso, a Termini Imerese "solo la produzione di auto garantisce l'occupazione". La Fiat “non può scaricare le proprie responsabilità sul governo e sulla regione”, sostiene il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. Il problema 'non è solo sociale ma in primo luogo produttivo, bisogna ristabilire un po' di verità. Se la Fiat non vuole piu' produrre auto, ha la responsabilità di dire quali prodotti si possono fare a Termini”. Infine il leader Cisl, Raffaele Bonanni, torna sule frasi di Montezemolo: “Non voglio entrare in polemica con lui - afferma - ma la Fiat ha sempre goduto di aiuti statali per impostare la sua produzione in Italia. E tutti gli italiani questo lo sanno”.
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05/02/2010 13:34















