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Internet e tv, cambiano i connotati del decreto Romani

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Via libera della commissione parlamentare al decreto che recepisce la direttiva europea. Il relatore Butti (Pdl) assicura: "Nessuna censura alla rete, tolto l'obbligo di rettifica per il web". Vita (Pd): vigileremo sulla riscrittura del testo

autore foto: prasan.naik, da flickr (immagini di autore foto: prasan.naik, da flickr)
La commissione parlamentare ha approvato stamani (4 febbraio) il parere favorevole al decreto Romani, che recepisce la nuova direttiva europea in materia di Internet e tv. Il testo "contiene importanti novità", spiega il relatore, Alessio Butti (Pdl). Infatti, il parere messo a punto da Butti accoglie alcuni rilievi al provvedimento che erano stati formulati nei giorni scorsi dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e specifica meglio alcuni punti, anche relativi al Web, questione che nei giorni scorsi era stata al centro di polemiche.

Tra i primi punti del parere,
articolato in nove pagine, c'è "una definizione più precisa dei soggetti - spiega Butti - che rientrano nella definizione di servizi di media audiovisivo, e quindi nella disciplina della direttiva europea. Si stabilisce senza equivoco che i blog di video amatoriali, i giornali online, i motori di ricerca, le versioni elettroniche delle riviste non sono disciplinati dalla nuova normativa, sono liberi. Dunque, come avevamo detto fin dall'inizio, nessuna censura alla rete. Al punto tre - prosegue il relatore - ho ulteriormente precisato che la responsabilità editoriale incombe su terzi e non sui provider che “ospitano” e trasmettono contenuti realizzati da altri".

E ancora, una delle questioni più discusse, cioè la cosiddetta autorizzazione generale per i nuovi siti web: "Premesso che si tratta di una dichiarazione di attività e niente altro - sottolinea Butti - il parere precisa che va richiesta all'autorità, non al ministero, e che non c'è nessun filtro e nessun controllo preventivo dei contenuti: la verifica dell'Agcom avviene, infatti, dopo che il sito ha avviato la sua attività. Infine viene tolto l'obbligo di rettifica per il Web".

“Il risultato piu' clamoroso – commentano i senatori del Pd Vincenzo Vita, vicepresidente della commissione cultura, e Luigi Vimercati, segretario della commissione Lavori pubblici - è che l'esecutivo è stato costretto a cambiare radicalmente l'impostazione sulle quote di produzione di film e audiovisivi italiani ed europei oltre al ripristino dei cosiddetti diritti 'residuali' dei produttori indipendenti. Il governo si è così impegnato a tornare al vecchio testo Gentiloni. Vigileremo perché a queste parole seguano i fatti nella riscrittura del decreto”.

'Il giudizio sul decreto – spiegano i due esponenti Pd - rimane profondamente negativo sia perché riteniamo che il governo abbia abusato della delega prevista dalla legge comunitaria dello scorso anno sia perché contiene l'ennesimo regalo a Mediaset sulla pubblicita'. Inoltre è stato indebitamente inserito il capitolo su internet con un insopportabile spirito censorio. Su quest'ultimo argomento, tra l'altro, è intervenuto con grande nettezza il presidente dell'Authority delle Comunicazioni, Corrado Calabrò. Vi è dunque una richiesta precisa che rivolgiamo ancora oggi all'esecutivo: si stralcino gli articoli sul web che poco c'entrano e ancor meno hanno a che fare con i principi di libertà che ispirano la rete”.



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TAGS internet decreto romani

04/02/2010 12:19

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