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Stati Uniti più poveri e più deboli?

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Il New York Times pubblica un’analisi a metà tra politica ed economia. E punta l’attenzione sul bilancio pubblico e sui debiti statali. Potranno modificare la politica domestica statunitense e soprattutto gli equilibri globali?

di Scalo internazionale

foto di Ouij (da flickr) (immagini di foto di Ouij (da flickr))
Il New York Times pubblica un’analisi a metà tra politica ed economia. E punta l’attenzione sul bilancio pubblico e sui debiti statali. Potranno modificare la politica domestica statunitense e soprattutto gli equilibri globali? Se lo chiede il giornalista David E. Sanger, secondo il quale nel budget federale risalta il deficit previsto nel nuovo anno, che ammonta quasi all’11% dell’intero prodotto interno lordo del paese. “Un dato senza precedenti”. Stando alle previsioni ottimistiche del presidente Obama, il debito americano – spiega Sanger - tornerà a livelli sostenibili nei prossimi 10 anni, tuttavia queste stime non si realizzeranno mai, a meno di “una crescita miracolosa”.

“Come prima cosa non ci sarà più spazio – sostiene l’analista - per nuove iniziative domestiche, se è vero come ha affermato in più occasioni il presidente Obama che è la prosperità a consolidare il potere americano, a pagare per l’esercito, ad assicurare la diplomazia, ma anche a rilanciare le potenzialità del popolo statunitense e a consentire investimenti in nuove industrie.”

Lo stesso ministro del Tesoro Larry Summers ha sì confermato “l’imperativo della creazione di nuovi posti di lavoro nel breve termine”, tuttavia trasformare questa necessità in azione politica si è dimostrato sempre più difficile per Washington.

Da un lato – racconta il New York Times – i repubblicani hanno taciuto sulla questione del debito durante gli anni dell’amministrazione Bush, dall’altro i democratici hanno definito il deficit un male necessario in tempi di crisi.

Qual è allora la possibile cura? Citando lo studioso James P. Galbraith, “molto dipende dalle riforme finanziarie, ovvero dalla capacità di mettere in piedi riforme in grado di ricostruire un sistema finanziario funzionale”. La speranza maggiore è che venga applicata la legge di Herbert Stein, che fu a capo dei consulenti economici dei presidenti Nixon e Ford. Una regola declinata spesso in molte versioni diverse, tutte con un comune denominatore: se una tendenza non può continuare, allora si arresterà.



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TAGS obama scalo internazionale stati uniti

03/02/2010 17:50

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