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Dopo l'appello del papa

I vescovi umbri al premier: “Emergenza lavoro”

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La vicenda della Merloni è solo la punta dell’iceberg, i posti a rischio sono migliaia. Gli ecclesiastici a Berlusconi: "La crisi colpisce duro, servono aiuti immediati". Intanto hanno creato un fondo di solidarietà per aiutare chi è rimasto senza cig

di Paolo Andruccioli

foto di Attilio Cristini (immagini di Attilio Cristini)
“All’On. Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri: signor Presidente, unendoci all’appello del Santo Padre per un forte impegno delle istituzioni a sostegno dei lavoratori a rischio per la crisi in atto, ci facciamo voce degli operai delle nostre comunità umbre, che nel panorama delle emergenze nazionali sentiamo meno menzionati, ma che vivono una situazione drammatica che pesa sulle prospettive dell’intera nostra Regione”. Comincia così la lettera inviata a Berlusconi dai vescovi dell’Umbria che hanno deciso di richiamare l’attenzione sui tanti casi di criticità della regione, ma, soprattutto – scrivono - sulla crisi dell’azienda “Antonio Merloni”, alla quale fanno capo migliaia di lavoratori sia in Umbria che nelle Marche.

“Ci rendiamo conto - dicono i vescovi umbri - che in una situazione di crisi generale anche la politica non può fare miracoli, se non si innesca un circolo virtuoso che impegni le categorie imprenditoriali, la finanza, le istituzioni e l’intera società civile. È appunto per questo che anche noi Pastori, con la Caritas e l’iniziativa specifica del Fondo di Solidarietà, stiamo dando un contributo. Prima ancora cerchiamo di portare avanti la nostra opera di sensibilizzazione delle coscienze, nella prospettiva di una rinnovata responsabilità sociale”.

Il Fondo di solidarietà
funziona infatti già da qualche mese e in questo momento, secondo uno dei suoi ideatori, monsignor Vincenzo Paglia, vescovo di Terni-Narni-Amelia, sta sostenendo circa 250 famiglie di lavoratori che non hanno potuto beneficiare degli ammortizzatori sociali.

“In questo particolare momento
– si legge nella lettera dei Conferenza episcopale umbra - ci sembra urgente far sentire a Lei, Signor Presidente, la nostra preoccupazione. A noi sembra che, se non si prendono a breve provvedimenti che scongiurino la chiusura dell’azienda oppure offrano ai lavoratori alternative valide, la situazione potrebbe sfuggire di mano. Finora il grido degli operai si è espresso nei termini di un appello dignitoso e fiducioso. Non vorremmo sfociasse in sentimenti di disperazione e rabbia. È in situazioni come queste che emerge quanto un sistema politico, sociale ed economico si ispiri a quei principi di solidarietà e di sussidiarietà che, da sempre proclamati nella dottrina sociale della Chiesa, sempre più si rivelano fattori chiave dello sviluppo e della pace”.

La lettera chiede sostanzialmente al governo un intervento chiaro. È necessario produrre opportune direttive “perché il grido dei nostri operai sia ascoltato. Ad un tavolo di concertazione convengano tutti gli organi interessati perché si possano decidere le linee di una soluzione valida e di non corto respiro per la nostra Regione”. Naturalmente – è la conclusione della particolare lettera vescovile - senza dimenticare tutte le altre regioni interessate dalla crisi. La lettera è datata Assisi, primo febbraio, ed è stata firmata da: Vincenzo Paglia, vescovo di Terni-Narni-Amelia, presidente della Ceu, Domenico Sorrentino, arcivescovo-vescovo di Assisi-Nocera-Gualdo, vice presidente Ceu, Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia, Giovanni Scanavino, vescovo di Orvieto-Todi, Mario Ceccobelli, vescovo di Gubbio, Domenico Cancian, vescovo di Città di Castello, Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno.



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TAGS vescovi antonio merloni umbria

02/02/2010 17:21

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foto di Attilio Cristini