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Più regole per le banche, Obama è isolato

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A Davos levata di scudi contro la riforma del sistema finanziario proposta dal presidente degli Stati Uniti. Manager di fondi di investimento e finanzieri sulla difensiva: “Dibattito populista”. Ma per l’economista Roubini Obama “è sulla buona strada”

di Scalo internazionale

Al World Economic Forum di Davos Barack Obama non c’è, ma tutti parlano di lui. O meglio, della sua proposta di regolare maggiormente il settore bancario. L’appuntamento annuale iniziato a Davos, in Svizzera, il 27 gennaio si confronta sul presidente degli Stati Uniti e la sua idea di tenere maggiormente d’occhio gli istituti di credito. Ma l’accoglienza del Forum è piuttosto fredda.

Le principali banche del mondo vorrebbero evitare l’approvazione dei suoi progetti di riforma del sistema finanziario e, in particolare, del piano che imporrebbe ai gruppi bancari di scegliere tra depositi assicurati e la gestione di operazioni in proprio. Così scrive il sito della Cnn americana che spiega come i banchieri siano contrari anche all’idea di frazionare i principali gruppi finanziari. Secondo la Cnn, questi ultimi cercheranno di esercitare la propria influenza in modo “sottile”, spostando il dibattito su organismi come il G20 e sostenendo che i regolatori dovranno assumere un approccio coordinato per limitare rischi di sistema. Insomma per le banche va arginata l’idea che non possano esserci enti troppo grandi per crollare, vale a dire gruppi il cui fallimento darebbe il via al collasso per intere economie. Un pericolo toccato da vicino nell’ultimo anno di crisi. In realtà, però, il presidente degli Stati Uniti non è appoggiato neanche da altri governi. L’esecutivo inglese, ad esempio, ha già annunciato che difficilmente sosterrà la proposta che arriva dall’altra sponda dell’Atlantico.

Nei primi dibattiti tenutisi al Forum le opinioni sono discordanti, ma prevale lo scetticismo. Secondo Nouriel Roubini “con la sua proposta Obama è sulla buona strada, ma non si spinge abbastanza lontano”. L'economista che aveva previsto la crisi finanziaria del 2008 sostiene infatti che si debbano “separare le banche commerciali da quelle d'investimento”.

Una critica contro l’eccessiva timidezza di Obama, dunque, che però non è prevalente a Davos. La maggior parte degli interventi tenutisi nel corso di un dibattito dedicato alla “nuova normalità dell’economia mondiale”, infatti, stronca il progetto di Obama dal punto di vista di chi lo dovrebbe subire, i grandi gruppi finanziari ed economici. Così il direttore del fondo di investimento Carlyle Group, David Rubenstein, mette in guardia dall’“eccessivo interventismo del governo americano”.

Anche il finanziere George Soros parla di un piano “prematuro” che potrebbe non risolvere i problemi ed evitare il rischio che alcuni istituti diventino troppo grandi per fallire. “Questi provvedimenti arrivano troppo presto, quando ancora non siamo completamente usciti fuori dal tunnel”, ha detto Soros, secondo il quale anche separando le attività “le banche di investimento resteranno ancora troppo grandi per fallire”. Soros ha poi definito “controproducente” l’idea di tassare le banche “prima che gli effetti della crisi finanziaria siano stati del tutto superati”. Dennis Nally, presidente di Pricewaterhousecoopers (nota società di revisione) ha invece parlato di un “dibattito populista”.

Levata di scudi che probabilmente mette in luce proprio la positività della proposta obamiana. Ma il presidente americano è in difficoltà anche all’interno dello stesso Congresso, quindi in casa propria. Sotto il fuoco incrociato dei lobbisti, sono finiti il presidente della Federal Reserve, la banca centrale americana, Ben Bernanke e lo stesso ministro del tesoro Tim Geithner. Dopo aver ottenuto elogi per la risposta data alla crisi del credito, i due sono stati fortemente contestati per i salvataggi di gruppi assicurativi e finanziari che, secondo alcuni, avrebbero distratto i fondi pubblici indirizzandoli al settore privato.



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TAGS forum economico obama davos

27/01/2010 16:33

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