Il Rapporto Confesercenti. Il fatturato complessivo della criminalità organizzata supera i 135 miliardi. La mafia non conosce e non teme la crisi economica. Ma licenziamenti e cassa integrazione spingeranno molti giovani nella manovalanza del racket
La ‘Mafia Spa’ non conosce crisi e neppure la teme, con un fatturato complessivo di oltre 135 miliardi di euro e un utile che sfiora i 70 miliardi al netto di investimenti e accantonamenti. E’quanto si evince dal XII Rapporto annuale “Sos impresa” presentato dalla Confesercenti.
“Dalla filiera agroalimentare ai servizi alle imprese e alla persona – si legge nel Rapporto -, dagli appalti alle forniture pubbliche, al settore immobiliare e finanziario la presenza criminale si espande e le conseguenze sono ancora pesanti per gli imprenditori: 1.300 reati al giorno, 50 l'ora, quasi uno al minuto”.
La Confesercenti ricorda che il traffico di droga, da solo, fattura 60 miliardi (il 45% del totale), anche se il settore maggiormente in crescita, in tempi di crisi economica e di difficoltà di accesso al credito, resta l'usura, che nel 2009 ha toccato “oltre 200 mila i commercianti colpiti con un giro d’affari intorno ai 20 miliardi di euro (ma le posizioni debitorie ammontano a circa 600mila, indice di indebitamenti con piu' strozzini)”. Esplode poi l'usura di giornata, “con soldi prestati il mattino e ritirati con una maggiorazione del 10% la sera, mentre capita che l'usuraio si presenti anche davanti ai cancelli di una fabbrica in attesa di clienti”.
Resta esiguo il numero delle denunce, sebbene il 2007 segni un leggero incremento (+12%) sull'anno precedente. I soldi versati nelle ‘bacinelle’ (o ‘pignatuni’) hanno superato i 9 miliardi di euro, di cui 6 a carico dei soli commercianti (il numero dei taglieggiati oscilla intorno alle 150mila unità). “Il fenomeno non aumenta – spiega la Confesercenti – solo perché si registra un netto calo degli esercizi commerciali e l'aumento di quelli di proprietà mafiosa”. Il ‘pizzo’, ramificato in tutte le regioni, si trasforma – sotto l'incalzare dell'azione delle forze dell'ordine e della magistratura - mettendosi “in maschera, con i picciotti che aprono partita Iva ovvero camuffano il racket offrendo beni o servizi legali: gadget costosi ed inutili come calendari, penne, agende. Ma anche imponendo merci, servizi e manodopera (modo brevettato per eliminare ogni tipo di concorrenza)”.
La crisi, inoltre, rischia di alimentare la manovalanza giovanile della mafia. A preoccupare, si legge nel Rapporto, è “uno degli effetti della crisi: quello dei licenziamenti, della cassa integrazione, della disoccupazione. Centinaia di migliaia di lavoratori perderanno il posto di lavoro, migliaia di giovani, soprattutto al Sud, emigreranno in cerca di un futuro meno precario”. Secondo l'analisi, inoltre, “in contesti urbani particolarmente degradati ciò favorirà l'avvicinamento di molti giovani ad attività illegali, attraverso un percorso graduale che dai contesti ‘borderline’ legali/illegali, quali la contraffazione, il gioco d'azzardo, le truffe, li porterà a pieno titolo ad essere inseriti tra gli effettivi di organizzazioni criminali strutturate”.