I dirigenti regionali: "L'acqua, in quanto bene primario, non può diventare merce su cui lucrare"
“Abbiamo già detto e ripetuto in più occasioni che la decisione del governo di privatizzare l'acqua è stata estremamente grave". Lo dichiarano Claudio Iannilli, segretario della Cgil di Roma e Lazio e Ilvo Sorrentino, segretario generale della Filcem Cgil Roma 1. "L'acqua, in quanto bene primario - dicono -, non può diventare merce su cui lucrare. La privatizzazione ha il solo fine di massimizzare i profitti, mettendo in discussione la qualità e l’erogazione di questo bene e creando seri problemi per il lavoro e i livelli occupazionali nelle aziende che ne assicurano la fruizione".
“Nel Lazio – proseguono i dirigenti Cgil – la situazione diventerebbe devastante. Le organizzazioni sindacali, insieme alle province e alle aziende, hanno lavorato alla costituzione di un unico gestore pubblico dando vita agli Ato. Nel caso della provincia di Roma, questo protocollo consente a un’azienda pubblica come l'Acea di governare sia i processi produttivi sia quelli di qualità e tariffari, nonché quelli occupazionali salvaguardando il lavoro di circa 370 dipendenti. Si è dato vita, inoltre, a un'opera di manutenzione mirata contro la dispersione dell' acqua nella rete di distribuzione. Tutte ragioni per le quali la Cgil non resterà a guardare i processi societari che si stanno avviando".
E questo soprattutto dopo le ultime dichiarazione di Alemanno. "Contraddicendo quanto già assicurato in precedenza, e cioè la proroga della privatizzazione dell'Acea al 2015 – spiegano –, il sindaco di Roma afferma oggi di voler 'valutare' l'ipotesi di privatizzazione dell'azienda già entro l'anno in corso. Più che un'ipotesi questa sembra a noi una vera e propria dichiarazione d'intenti. Ne trarremo le necessarie conseguenze. La Cgil resta fermamente contraria a qualsiasi ipotesi di privatizzazione dell'Acea. Quel che occorrerebbe, al contrario, sarebbe un serio piano industriale. Un piano di cui, per ora, non si vede neppure l'ombra".