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Tregua nel Pd sconfitto da Vendola

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Bersani e D’Alema: “Determinatissimi a sostenere Nichi”, ma il disegno di allargare l’alleanza all’Udc per un’alternativa di governo resta in piedi. “Non l’abbiamo saputo spiegare agli elettori”. Critico Marino: “Non l’ho capito neanch’io”

bersani (immagini di da internet)
Il giorno dopo la schiacciante vittoria di Nichi Vendola nelle primarie pugliesi, il Partito democratico evita lo scontro tra maggioranza e minoranze. La resa dei conti, se ci sarà, è rinviata all’indomani delle elezioni regionali della prossima primavera. Fino ad allora le parole d’ordine sono tregua e compattezza, anche se l’affermazione in Puglia del governatore uscente e leader di Sinistra e Libertà ha dato un duro colpo al progetto di alleanza con l’Udc perseguito su scala nazionale dal segretario Pierluigi Bersani e da Massimo D’Alema, ma fallito nei “laboratori” locali.

Ad ogni modo se nella direzione del partito del 25 gennaio lo scontro non c’è stato, se n’è sentito il lontano odore. Pochi dirigenti di primo piano hanno preso la parola: Dario Franceschini non è intervenuto, Massimo D’Alema è rimasto poco tempo, Walter Veltroni non s’è fatto vedere. Tra gli altri hanno parlato però, oltre a Bersani, Ignazio Marino, Pierluigi Castagnetti e Marina Sereni, ognuno evitando attacchi frontali ma non risparmiando critiche.

Gli apparentamenti con l’Udc saltano in regioni cruciali come il Lazio (dove la candidatura della radicale Emma Bonino esclude i centristi di Casini) e la Puglia, ma Bersani nel suo intervento ha insistito nello spiegare che l’obiettivo di allargare l’alleanza al partito di Casini in vista di una “alternativa di governo” resta nel mirino del Partito democratico, senza però insistere nella ricerca di “qualsivoglia accrocco”. Dopo aver definito di una “coerenza rischiosa” la scelta di andare alle primarie col candidato Francesco Boccia (alla sua seconda bocciatura – ci si perdoni il giro di parole – visto che Vendola l’aveva già battuto alle primarie di 5 anni fa) Bersani ha spiegato che in Puglia il Pd ha messo in campo “un progetto coerente con la strategia di avvicinamento tra forze di opposizione”. Ma adesso – ha detto il segretario - “tutto il Pd è impegnato a sostenere Vendola”. “Le primarie le abbiamo inventate noi e sappiamo bene come ci si comporta – ha detto Bersani -: si appoggia con convinzione chi ha vinto e noi siamo determinatissimi a sostenere Vendola, ma resta davanti a noi la proposta di favorire la convergenza di tutte le opposizioni in un percorso di alternativa alla destra”. Secondo Bersani “la popolarità di Vendola ha oscurato la proposta del Pd che non era contro Vendola ma lo comprendeva e al tempo stesso si preoccupava di non stare stretti nel nostro campo e di favorire la convergenza di tutte le forze di opposizione in un percorso di alternativa alla destra”.

In quanto alla vicenda di Bologna, dove il sindaco Flavio Delbono ha annunciato le proprie dimissioni in seguito allo scandalo dei viaggi finesettimanali a spese della Regione, il commento di Bersani è stato quantomeno stringato: “Delbono ha detto che Bologna ha la priorità su tutto e noi siamo d'accordo con lui”.

Per Massimo D’Alema l’affermazione di Vendola “conferma il legame del presidente della nostra Regione con tanta parte dell'elettorato del centrosinistra, compresi gli elettori del Pd”. Anche D’Alema – che ha promesso il ‘massimo’ dell’appoggio a Vendola – insiste sul progetto strategico, per così dire, ossia sulla “necessità di far avanzare un nuovo processo politico in grado di unire le forze oggi all'opposizione del governo Berlusconi per avvicinare una prospettiva di alternativa e per rafforzare una battaglia meridionalistica”. Ma ammette: “E’ evidente che non siamo riusciti a rendere chiaro anzitutto ai nostri elettori la portata del confronto in cui ci siamo impegnati e di ciò avverto anche io la mia parte di responsabilità”.

Molto diversa la lettura di Ignazio Marino, secondo il quale Vendola dovrebbe entrare nel Pd (“sarebbe molto utile”): “Il segretario ha detto che non siamo riusciti a spiegare il nostro disegno in Puglia – afferma il chirurgo -, ma questo disegno non lo avevo capito nemmeno io”. “Il problema – prosegue Marino – è che è stata sconfessata l'idea che non si debba dare la parola ai nostri elettori”, mentre “prima di definire le alleanze” è “necessario (…) parlare di programmi per poi cercare il voto degli elettori”. E non ci si può rinchiudere “in un Risiko di palazzo”. Marino ha ricordato come in Puglia “l'Udc non ha detto un chiaro no al nucleare, non abbiamo sentito una posizione netta sul fatto che l'acqua debba restare pubblica”.

In direzione si è anche assistito a una polemica tra i due cattolici Pierluigi Castagnetti e Franco Marini. Il primo ha attaccato la scelta di appoggiare Emma Bonino nel Lazio, sostenendo che “la vicenda Bonino ha aperto la questione del rapporto tra il Pd e il suo elettorato cattolico”. Marini invece ha difeso sia Vendola che la radicale: secondo l’ex presidente del Senato, in Puglia “i cattolici hanno votato per Vendola- e non contro- perché ciò che muove i cattolici sono le questioni importanti come il lavoro e la crisi economica”. Mentre nel Lazio Bonino “è una candidata competitiva ed è l'unica che può farcela”.

Paolo Gentiloni e Luigi Lusi, adottando un lessico bersaniano, hanno invece sottolineato come il Pd “abbia perso la capacità di tenere l'orecchio al suolo”.

Per Giorgio Tonini, senatore di area veltroniana, la sconfitta in Puglia “deve insegnare” e ora occorrono le primarie anche in Campania, Calabria e Umbria. La vicepresidente del Pd, Marina Sereni, ha invece sottolineato che le regionali “non sono un test sul segretario. Semmai lo sono per il partito”, ma che se l’allargamento della coalizione “è sì importante, bisogna stare attenti a non perdere pezzi”. Primarie difese anche da Rosy Bindi, presidente del partito: “Meglio un votato da 200 mila cittadini che uno calato dall'alto”.

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TAGS vendola marino d'alema bersani partito democratico

25/01/2010 18:00

Leggi i commenti

1
Marino, evidentemente, non ha capito neppure i risultati del Congresso da cui è risultato eletto Bersani. Nel programma presentato dal vincitore, infatti, si esprimeva chiaramente l'esigenza di allargare il centro sinistra ad altre forze di opposizione.
Forse Marino stà preparandosi ad un altro congresso che sicuramente vincerà lui.
RH

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