
La protesta
Sindacalista in sciopero della fame per gli immigrati
Soldini (Cgil) aderisce all'iniziativa dei radicali: "Per rinnovare il permesso di soggiorno ci vogliono 10 mesi, fermare l'ingiustizia". Sciopero del primo marzo: proseguono i contatti tra i sindacati e le associazioni verso la “Primavera antirazzista”
Quasi dieci mesi: tanto impiega in media la burocrazia italiana a rinnovare un permesso di soggiorno a fronte dei 20 giorni previsti dalla legge. Una enormità per tanti lavoratori migranti già regolari di cui il ministero sa tutto e che, nonostante ciò, sono costretti a rientrare nel limbo in cui avevano già vissuto. Per protestare contro questo paradosso, i Radicali italiani hanno organizzato per oggi (19 gennaio) una mobilitazione nazionale con manifestazioni e sit-in a Roma e a Caserta. Iniziativa partita in realtà lo scorso dicembre ad opera di Gaoussou Quattarà, l’immigrato del Partito Radicale che ha lanciato uno sciopero della fame “a staffetta”. Da oggi, e per tre giorni, è il turno di Piero Soldini, responsabile dell’ufficio per le Politiche dell’immigrazione della Cgil. “Ho raccolto l’invito perché questa è una delle iniziative utili contro l’indifferenza delle istituzioni sul problema dei migranti”.
“Quello che fa più arrabbiare - spiega il sindacalista che aderisce a titolo personale - è che Maroni e gli altri continuano a dire che nel periodo senza rinnovo non ci sono problemi, visto che gli immigrati hanno in mano una ricevuta sostitutiva: non è affatto vero”. L’equipollenza tra il permesso vero e proprio e la ricevuta, infatti, è stabilita da una circolare dell’allora ministro Amato che non ha valore di legge. “E cosi al sindacato - racconta Soldini - arrivano centinaia e centinaia di persone che con questa famosa ricevuta hanno un mucchio di problemi: se vanno all’estero non li fanno rientrare, ad esempio, o non possono fare rogiti notarili, cioè comprare una casa o una macchina”. Le lungaggini sono anche il prodotto della Bossi-Fini che ha dimezzato la durata del permesso stabilita dalla Turco-Napolitano, portandola da 24 mesi a un anno. “Ma c’è di più - insite Soldini -. Capita anche che il permesso scada mentre deve essere rinnovato, è una ingiustizia doppia. E intanto Brunetta, con la sua demagogia, di fronte a questo scandalo non muove un dito”.
Sul fronte delle mobilitazioni contro le politiche del governo nei confronti dei migranti, come è noto dal web è nata l’idea di proclamare per il primo marzo, sulla scia di un’iniziativa francese, una giornata di sciopero degli stranieri; una proposta simile è stata lanciata, sempre dalla rete, per il 20 marzo. “Stiamo dialogando con gli ideatori di entrambe le iniziative - commenta ancora il sindacalista - e il clima è buono. La Cgil vuole cogliere gli aspetti positivi di queste proposte ma non ci convince l’idea dello sciopero: i lavoratori immigrati sono deboli, ricattabili. Pensiamo, piuttosto, a una ‘Primavera antirazzista’, che può iniziare il primo marzo, con uno sciopero dei consumi, proseguire con le più diverse iniziative nelle diverse città d’Italia, e terminare il 20, alla vigilia della giornata internazionale contro il razzismo, con un giorno di festa degli immigrati. Il 20 è sabato, non si dovrebbe lavorare, e allora sarebbe bello che i lavoratori stranieri si riversassero nei luoghi sociali, dai cinema ai teatri alle pizzerie, come segno forte e tangibile della loro presenza”. Per uscire, insomma, dal perimetro di quel razzismo che li vuole in fabbrica o nei campi a lavorare ma “nascosti” nelle nostre città.
“Quello che fa più arrabbiare - spiega il sindacalista che aderisce a titolo personale - è che Maroni e gli altri continuano a dire che nel periodo senza rinnovo non ci sono problemi, visto che gli immigrati hanno in mano una ricevuta sostitutiva: non è affatto vero”. L’equipollenza tra il permesso vero e proprio e la ricevuta, infatti, è stabilita da una circolare dell’allora ministro Amato che non ha valore di legge. “E cosi al sindacato - racconta Soldini - arrivano centinaia e centinaia di persone che con questa famosa ricevuta hanno un mucchio di problemi: se vanno all’estero non li fanno rientrare, ad esempio, o non possono fare rogiti notarili, cioè comprare una casa o una macchina”. Le lungaggini sono anche il prodotto della Bossi-Fini che ha dimezzato la durata del permesso stabilita dalla Turco-Napolitano, portandola da 24 mesi a un anno. “Ma c’è di più - insite Soldini -. Capita anche che il permesso scada mentre deve essere rinnovato, è una ingiustizia doppia. E intanto Brunetta, con la sua demagogia, di fronte a questo scandalo non muove un dito”.
Sul fronte delle mobilitazioni contro le politiche del governo nei confronti dei migranti, come è noto dal web è nata l’idea di proclamare per il primo marzo, sulla scia di un’iniziativa francese, una giornata di sciopero degli stranieri; una proposta simile è stata lanciata, sempre dalla rete, per il 20 marzo. “Stiamo dialogando con gli ideatori di entrambe le iniziative - commenta ancora il sindacalista - e il clima è buono. La Cgil vuole cogliere gli aspetti positivi di queste proposte ma non ci convince l’idea dello sciopero: i lavoratori immigrati sono deboli, ricattabili. Pensiamo, piuttosto, a una ‘Primavera antirazzista’, che può iniziare il primo marzo, con uno sciopero dei consumi, proseguire con le più diverse iniziative nelle diverse città d’Italia, e terminare il 20, alla vigilia della giornata internazionale contro il razzismo, con un giorno di festa degli immigrati. Il 20 è sabato, non si dovrebbe lavorare, e allora sarebbe bello che i lavoratori stranieri si riversassero nei luoghi sociali, dai cinema ai teatri alle pizzerie, come segno forte e tangibile della loro presenza”. Per uscire, insomma, dal perimetro di quel razzismo che li vuole in fabbrica o nei campi a lavorare ma “nascosti” nelle nostre città.
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TAGS permesso di soggiorno migranti
19/01/2010 17:50














