La cerimonia dopo la lettera di Napolitano. Schifani: “Fu una vittima sacrificale”. Assente solo l’Idv, che attacca. Borrelli difende i magistrati: non ci fu nessun abuso. Per Ingrao “era un conservatore”. Manifestanti ricordano i decreti salva-Fininvest
“Ha pagato più di ogni altro le colpe che erano dell’intero sistema politico dell’epoca. Fu una vittima sacrificale”. Così il presidente del Senato, Renato Schifani, ha ricordato oggi (19 gennaio) il leader socialista Bettino Craxi a dieci anni dalla morte. Nel frattempo, fuori da Palazzo Madama è andato in scena il “No Craxi Day”: nessuna rivalutazione, hanno chiesto i manifestanti, distribuendo un volantino con una doppia faccia, metà Craxi e metà Berlusconi. In particolare hanno ricordato i provvedimenti in favore di Fininvest che, a loro giudizio, a metà degli anni Ottanta favorirono in maniera decisiva l’ascesa politica del premier attuale.
Nella cerimonia ufficiale, Schifani ha parlato di “un uomo che sapeva decidere”: con il suo governo (1983-1987) “seppe restituire centralità e autorevolezza a Palazzo Chigi”. Rievocato anche il decreto di San Valentino: l’accordo del 14 febbraio 1984, firmato da Craxi, Cisl e Uil e respinto dalla Cgil di Luciano Lama, che tagliò 4 punti di contingenza, ovvero l’adeguamento automatico delle buste paga all’inflazione. Si è augurato “un giudizio storico più sereno e obiettivo” sul segretario del Psi, che morì ad Hammamet (Tunisia) in stato di latitanza dopo le condanne per l’inchiesta di Mani Pulite: “A ciascuno di noi il compito di riflettere su Craxi e su una stagione drammatica”.
Tanti ministri ed ex socialisti erano presenti alla commemorazione. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha partecipato senza intervenire. Tra le fila dell’opposizione, c’era il capo della segreteria politica del Pd, Filippo Penati, e la capogruppo al Senato, Anna Finocchiaro. La figlia, Stefania Craxi, ha poi ringraziato: “I provocatori sono rimasti una minoranza, mio padre fa parte della storia positiva della Repubblica”.
L’Idv non ha partecipato e il leader Antonio Di Pietro – pubblico ministero del pool di Mani Pulite che inquisì Craxi – ha criticato duramente la commemorazione: “Non si sta dando una lettura più serena di quegli anni, ma più falsa e distorta”. Ha citato “l’atteggiamento senza eguali” – definizione di Napolitano – verso il socialista: questo atteggiamento ci fu, a suo giudizio, “da parte del crimine che ha commesso e lasciato commettere, e che nella prima Repubblica molte persone commettevano”.
Ieri (18 gennaio) Napolitano aveva scritto alla famiglia: “Voglio esprimere la mia vicinanza personale in un momento che è per voi di particolare tristezza”. Il presidente della Repubblica ha scelto di contribuire al ricordo di Craxi “per l'impronta non cancellabile che ha lasciato, in un complesso intreccio di luci e ombre, nella vita del nostro Stato democratico”. La sua figura, dunque, “non può venir sacrificata al solo discorso sulle responsabilità sanzionate per via giudiziaria”.
Borrelli, nessuna bacchettata a Mani Pulite
Sullo sfondo si riapre anche un’altra contesa: quella sul ruolo che i magistrati ebbero in quegli anni. Saverio Borrelli, procuratore di Milano nel 1992, ha commentato l’intervento del Colle in un’intervista alla Stampa: “Non credo sia una bacchettata rivolta a noi”, ha detto. La Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo nel 2002 analizzò una sentenza di condanna inflitta a Craxi, ritenendo violato il diritto al processo equo. “Ma non entrò nel merito dell’imputazione – secondo Borrelli -, bensì della legge italiana che non si era conformata ai dettami europei”. Strasburgo specificava anche che “non era possibile pensare che i rappresentanti della Procura avessero abusato dei loro poteri”. Il socialista rifiutò la giustizia e scelse la latitanza, quindi intitolargli una strada sarebbe “sconveniente”. Ancora presto comunque per giudicare la sua figura: si potrà fare, conclude Borrelli, “quando la distanza sarà tale da garantire una prospettiva storica e non solo politica”.
Ingrao, sulla sua figura non ci sono luci
Ha un’opinione diversa dal Quirinale anche Pietro Ingrao, leader storico della sinistra comunista. “Non credo che una rivalutazione sia politicamente giusta e corretta – ha dichiarato –, Napolitano è stato molto generoso, fin troppo”. Nell’azione del socialista “io luci non ne vedo, perché nel corso di quegli anni molto aspri per la vicenda politico sociale del Paese Craxi si è schierato con la parte più conservatrice della Dc, con Forlani e Andreotti”. Dopo la morte di Moro, poi, “venne fuori la sua natura di anticomunista, che non aveva alcuna intenzione di promuovere l’unità delle sinistre”. Insomma “era un conservatore”, a suo avviso, “non vedo proprio dove abbia innovato”.
No Craxi Day ricorda decreti salva-Fininvest
Fuori dal Senato si è consumato il “No Craxi Day”. Il popolo viola ha distribuito il testo di una lettera, scritta da Berlusconi a Craxi, dopo il decreto cosiddetto “salva-Fininvest” (il primo datato 20 ottobre 1984) che legalizzò la trasmissione locale delle reti a livello nazionale. Inizia così: “Caro Bettino, grazie di cuore per quello che hai fatto. Spero di avere modo di contraccambiarti”. I manifestanti hanno organizzato un sit-in davanti Palazzo Madama: no alla revisione del giudizio su Craxi, hanno affermato, paventando nel futuro un’eventuale revisione anche su Berlusconi. Un altro no all’ipotesi di dedicare una strada al leader socialista: “Ci sono tanti altri personaggi a cui si potrebbe intitolare”.
Sul tema:
» Dibattito tormentato
» L'onda lunga di Craxi
» Craxi preso sul serio