Il prossimo anno scolastico, dopo elementare e media, tocca alla scuola secondaria pagare il suo tributo e, in assenza di un quadro di riferimento sul versante culturale, pedagogico e didattico, ne deriverà un peggioramento
Al momento, i regolamenti di riordino della scuola secondaria superiore non sono ancora definitivi, in quanto mancano i pareri delle Commissioni parlamentari, che arriveranno dopo la pubblicazione
del parere del Consiglio di Stato. Il testo passato in prima lettura al Consiglio dei ministri e sottoposto ai pareri degli organi competenti dovrebbe subire alcune significative modifiche nel passaggio in seconda lettura, di cui non si hanno certezze, se non dichiarazioni verbali del ministro, sulla cui attendibilità dovremo aspettare il pronunciamento definitivo del Consiglio dei ministri. I pareri richiesti, obbligatori ma senza vincolo per il governo, che è libero di decidere se e in quale misura tenere conto delle osservazioni espresse, sono stati in buona parte fortemente critici, in particolare da parte del Cnpi e della Conferenza Stato Regioni. Il governo ha scelto di recuperare circa 8 miliardi di euro in tre anni dal settore cui non riconosce alcun particolare valore, la scuola pubblica, in tal modo ponendosi contro e fuori dalla Costituzione che, al contrario, ne stabilisce una assoluta centralità. Coerente e funzionale alla decisione di natura finanziaria, risulta la scelta ideologica di favorire le scuole private, cui non è stato tagliato neppure un centesimo di euro, anzi.
Il prossimo anno scolastico, dopo elementare e media, tocca alla scuola secondaria pagare il suo tributo e, in assenza di un quadro di riferimento sul versante culturale, pedagogico e didattico, ne deriverà il peggioramento di una situazione problematica che andava affrontata con respiro culturale alto, con investimenti su strutture, formazione del personale in servizio, revisione dei curricoli, dotazioni organiche adeguate, per costruire un sistema di istruzione davvero accogliente, che metta al centro lo studente e il suo diritto ad apprendere. Purtroppo non sarà così.
La futura scuola secondaria superiore
La secondaria superiore, dopo la cura Gelmini – Tremonti sarà sicuramente ridotta di personale: il piano triennale, approvato l’anno scorso, prevede,infatti, per l’anno scolastico 2010/11 un ulteriore taglio di – 25.600 docenti e – 15.167 unità di personale Ata. Scompariranno dai bienni dei licei diritto ed economia; diminuiranno ovunque le ore delle scienze sperimentali e nei bienni dei licei classico e artistico mancano del tutto gli insegnamenti scientifico-sperimentali. Le attività laboratoriali saranno ridotte del 30%. Si riducono drasticamente (mediamente 4 h settimanali) gli orari di lezione in tutti gli indirizzi. Si prevede l’articolazione in un primo biennio, finalizzato all’assolvimento dell’obbligo di istruzione ma fortemente differenziato fra tutti gli indirizzi, un secondo biennio ed un ultimo anno, nel quale è previsto l’insegnamento in inglese di una disciplina non linguistica. Sono previste, per tutti gli indirizzi, una diversa organizzazione dei collegi dei docenti e la presenza di esperti esterni, che potranno partecipare anche alle Commissioni per gli esami di stato.
I licei
Saranno articolati in liceo classico; liceo scientifico (con opzione scientifico tecnologico); liceo linguistico; liceo delle scienze umane (con opzione economico sociale); liceo musicale (di cui si prevede la istituzione di 40 sezioni) e coreutico (di cui si prevede l’istituzione di 10 sezioni); liceo artistico, con opzioni in arti figurative, architettura design ambiente, audiovisivo multimedia scenografia. Il liceo scientifico tecnologico, nel passaggio dall’attuale istruzione tecnica al sistema dei licei, vede pesantemente diminuito l’orario e scomparire le ore di laboratorio.Vale a dire perde esattamente gli elementi che ne avevano motivato e qualificato la sperimentazione. Gli istituti d’arte confluirebbero nei licei artistici, ma rischiano di perdere il proprio senso e valore, molto centrato sulla laboratorialità e l’acquisizione di competenze professionali specifiche, in particolare per alcuni settori merceologici. Per questo motivo la seconda lettura da parte del Consiglio dei ministri potrebbe prevedere la loro confluenza anche negli istituti professionali.
L’orario settimanale è di 27 h per il primo biennio di tutti i licei tranne che per quello musicale (32 h) e artistico ( 34 h), mentre per secondo biennio e per l’ultimo anno si va dalle 30 alle 35 ore. Il curricolo dei licei è differenziato sin dal primo biennio, per il quale non è prevista nessuna area comune. E’ confermata la possibilità di utilizzare la quota del 20% prevista dal regolamento sull’ autonomia, eventualmente per inserire ulteriori materie scelte dal Repertorio indicato nazionalmente e sulla base dell’organico a disposizione.
Gli istituti tecnici
Saranno articolati in 11 macro aree:
• 9 del settore tecnologico (meccanica meccatronica energia; trasporti e logistica, elettrico – elettronico, informatica e telecomunicazioni, grafica e comunicazione, tessile abbigliamento moda, chimico-biologico, agricolo e agroindustriale, costruzioni e territorio)
• 2 del settore economico, (amministrazione finanza marketing e turismo) Oltre alla quota del 20% previsto dal regolamento sull’autonomia, è prevista una quota di flessibilità del 30% dell’area d’indirizzo nel secondo biennio e del 35% nell’ultimo anno.
Gli istituti professionali
Saranno articolati in 2 settori:
• industria, a sua volta articolato in indirizzi (produzione cinematografica e televisiva, grafica pubblicitaria, economia del mare, abbigliamento e moda) e artigianato, a sua volta articolato in indirizzi (liuteria, produzioni artistiche).
• servizi, a sua volta articolato in indirizzi (servizi per l’agricoltura, servizi di manutenzione e assistenza tecnica, servizi socio sanitari, servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera, servizi commerciali) Oltre alla quota del 20% previsto dal regolamento sull’autonomia,è prevista una quota di flessibilità entro il 25% nel primo biennio; il 35% nel secondo biennio e il 40% nell’ultimo anno.
Gli istituti professionali, che dal punto di vista dell’organizzazione interna risulteranno maggiormente differenziati rispetto al modello organizzativo attuale (un triennio iniziale e un biennio finale), potranno conoscere ulteriori modalità attuative, in particolare in rapporto al rilascio delle qualifiche triennali e/o dei diplomi di qualifica quadriennali, in regime di sussidiarietà, secondo le diverse realtà regionali che negli anni si sono consolidate sulla base di accordi bilaterali Stato Regioni e delle caratteristiche dei diversi sistemi regionali di Formazione professionale. Sia per gli istituti tecnici che per gli istituti professionali, all’interno di ciascun indirizzo sarà possibile scegliere ulteriori opzioni, stabilite nazionalmente ma ancora non del tutto definite. L’orario è di 32 ore settimanali, ripartite tra insegnamenti generali e di indirizzo nel primo, nel secondo biennio e nell’ultimo anno.
I tempi
Dopo il parere del Consiglio di Stato la Corte dei Conti e successivamente i regolamenti potranno essere pubblicati. Nel frattempo le istituzioni regionali e locali non potranno procedere alla programmazione dell’offerta formativa alla luce dei regolamenti ancora non approvati; le scuole sono nella confusione e nel caos più totali, non essendo ancora nelle condizioni di predisporre la propria offerta formativa per l’anno prossimo, non sapendo se e come saranno trasformate; non sarà possibile organizzare le attività di informazione e orientamento per studenti e genitori, nei modi e nei tempi che la rilevanza della scelta del percorso richiede, se è vero, come indagini europee hanno evidenziato, che da tale scelta dipende il futuro formativo e professionale dei giovani. Il rinvio al 27 febbraio 2010 delle iscrizioni non risolve nessuno dei suddetti problemi così come l’ulteriore rinvio, al 26 marzo, per le sole iscrizioni al secondo ciclo.
Questo riordino si colloca fuori dal tempo e persino dalla normativa vigente, laddove non tiene in alcuna considerazione nè la complessità culturale e sociale della società contemporanea, che richiede saperi e competenze sofisticati e diffusi, né il fatto che i giovani fino a 16 anni sono assoggettati all’obbligo di istruzione. Da questo punto di vista la riforma di Giovanni Gentile era sicuramente più avanzata e funzionale rispetto ai tempi ed alle caratteristiche della società del tempo, mentre la risposta adeguata e coerente all’elevamento dell’obbligo di istruzione a 16 anni era e rimane il biennio unitario, del tutto assente nella proposta del governo. Continua ad essere prevalente una didattica frontale a fronte di una didattica laboratoriale, da privilegiare per favorire l’apprendimento.
Si rafforzano le gerarchie e le canalizzazioni, mentre andrebbe superata l’obsoleta dicotomia tra cultura umanistica e scientifica, che costituisce una criticità forte del nostro sistema secondario e la formazione scientifica e tecnologica dovrebbe essere garantita a tutti gli studenti, qualunque indirizzo scelgano, come indicato da ricerche e raccomandazioni europee. La formazione culturale di base viene compressa in tempi che non consentono il recupero ma neppure la valorizzazione delle eccellenze, mentre emerge una forte volontà di deresponsabilizzazione istituzionale da parte dello Stato sull’istruzione, fondata su un’interpretazione discutibile del Titolo V.
La “riforma Gelmini” sarà ricordata come l’atto di negazione del diritto costituzionale all’istruzione: si produrrà, infatti, la destrutturazione del sistema nazionale di istruzione, e non sarà più garantito il diritto all’apprendimento e le pari opportunità a tutti, a prescindere dalle condizioni soggettive di partenza e dal luogo dove si nasce e si vive. Si prospetta, al contrario, una più marcata demarcazione tra forti e deboli proprio sul terreno formativo, individuato come il più potente strumento per la mobilità sociale. Si realizzano solo tagli e parlare in questa situazione di autonomia e organico funzionale può persino apparire provocatorio.Il governo pare intenzionato a procedere comunque all’attuazione di regolamenti, che al momento sono tutt’altro che definiti in parti non irrilevanti: si pensi solo alla questione di quali classi saranno coinvolte già dal prossimo settembre (solo le prime; le prime e le seconde; solo le prime per ordinamenti e modelli orari, tutte le altre classi per i soli modelli orari?).Il tutto è evidentemente condizionato e subordinato alle esigenze economico/ finanziarie e al rispetto del piano triennale voluto dal ministro Tremonti che pare determinato a realizzare i risparmi programmati.