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I Bot sono al minimo storico

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Non era mai successo: il rendimento dei titoli pubblici scende ancora, penalizzati i risparmiatori. È uno degli effetti della crisi: la domanda (14 mld) ha superato l’offerta (10 mld), così i Bot stanno perdendo punti. E sul futuro nessuna certezza

di Paolo Andruccioli

Tutti li cercano tutti li vogliono. E loro, quasi per dispetto, perdono valore. È la legge del mercato, l’antica regola della domanda e dell’offerta, ma è anche uno degli effetti indiretti della crisi finanziaria che ha sconvolto il mondo e della riduzione dei tassi di interesse. Così oggi i Bot, Buoni ordinari del tesoro, hanno perso ancora valore, secondo quanto segnalato ufficialmente dal ministero. Anzi si può dire che il valore dei Bot ha raggiunto il suo nuovo minimo. Continua dunque la discesa dei rendimenti dei titoli pubblici e la conseguente penalizzazione dei risparmiatori.

Il rendimento medio ponderato dei titoli di stato Bot è calcolato al 0,594%, con scadenza 29 gennaio 2010. Durante lo scorso mese di giugno, invece, il rendimento era stato fissato allo 0,757%.
Una delle spiegazioni più frequenti di questo fenomeno da parte degli analisti riguarda appunto il rapporto tra domanda e offerta. Al momento, la domanda di mercato dei Bot ha superato la relativa offerta, dato che di fronte a 10 miliardi di euro che sono stati messi all’asta, sono state effettuate delle richieste per sottoscrivere un importo di Bot pari a 14 miliardi di euro, ben 4 miliardi di euro in più. I tassi sono in calo anche per i titoli a cedola variabile, infatti i Ctz a due anni hanno un rendimento pari all’1,602%.

Altri analisti puntano l’attenzione sulla novità assoluta del fenomeno. Non era mai successo: Bot con rendimento negativo - dicono - li compri e ci perdi. Ci perdi perché i rendimenti non compensano le commissioni della banca. Lo scenario potrebbe cambiare, anche rapidamente, ma oggi è così e i “Bot people”, il popolo dei Bot è disorientato. Lo spiega Paolo Barrai, analista finanziario e animatore di “Mercato libero”, un blog sul mondo degli investimenti. Non era mai successo, dunque, come è potuto accadere? “Accade perché i tassi sono bassi e, comunque, c’è la corsa ad acquistare questi Bot a tre o sei mesi. A comprare sono soprattutto le banche, ma anche investitori che non sanno dove mettere il denaro. E allora lo mettono in Bot come in un parcheggio”.

Invece cosa dovrebbero fare i risparmiatori?
Prima di tutto informarsi e non farsi fregare dal primo consulente o promotore finanziario. Ci si dovrebbe informare, nel campo del risparmio e dell’investimento finanziario è indispensabile. Siamo ad un bivio. Potrebbe arrivare un’alta inflazione o potremmo cadere ancora in depressione. Non sappiamo che cosa potrebbe succedere e anche gli scenari degli investimenti potrebbero cambiare. Siamo in un momento in cui si deve navigare a vista e non fare investimenti a lunga gittata.

Per gli analisti più seri vanno evitate soprattutto le obbligazioni a tasso fisso. Le grandi imprese emettono bond a più non posso. Lo fanno di gran fretta perché offrono rendimenti discreti a tasso fisso, ma a scadenza troppo lunga. Se arriva l’inflazione e i tassi salgono, i bond a tasso fisso perdono valore. Secondo l’analista, il piccolo risparmiatore ha interessi opposti rispetto alle imprese, si deve comportare diversamente. La Fiat vuole finanziarsi spendendo il meno possibile. Mentre chi investe vorrebbe un rendimento alto. Adesso Fiat ha emesso un bond a 5 anni che rende oltre il 7%. Ad occhio può sembrare un buon investimento, ma se arriva l’inflazione i tassi salgono, il valore di quel titolo potrebbe scendere. Bisogna prestare dunque la massima attenzione alla scadenza. Ci sono i titoli di Stato, a scadenza lunga. Pagano cedole interessanti, anche sopra il 4%. Ma scadono nel 2034. E uno si deve impegnare a tenere bloccati i soldi in un titolo che scade fra 25 anni? In 25 anni possono succedere troppe cose, è una data troppo lontana.

In tutto questo, tra un consiglio per gli acquisti e un altro, c’è però anche l’elemento politico. “I paesi troppo indebitati che eccederanno nell’offerta di titoli di Stato saranno puniti”, aveva detto già nel 2008 il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, un monito che nei mesi successivi non è stato per nulla ascoltato in Italia. In Italia si finanzia il debito (siamo al terzo posto nel mondo in quanto a indebitamento pubblico) con Bot che rischiano di essere spazzatura per i risparmiatori, mentre si finanziano le spese correnti con i soldi recuperati dallo scudo fiscale e dal Tfr dei lavoratori che non hanno scelto i fondi pensione. Ovvero che non hanno scelto il rischio finanziario. E il cerchio della finanza creativa alla Tremonti si chiude.


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12/01/2010 14:35

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foto di Elisabetta_81 (da flickr)