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Fisco: Berlusconi insiste, circondato dai dubbi

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La doppia aliquota “si può fare entro l’anno”. Epifani scrive al premier: “L’aliquota più bassa deve scendere al 20%”. Bersani: proposta Berlusconi di 16 anni fa. Polemica sul quoziente familiare. Casini: è prioritario. Bonino: danneggia le donne

autore foto: Aldoaldoz (immagini di autore foto: Aldoaldoz)
Silvio Berlusconi insiste sulla riforma del fisco, idea lanciata il 9 gennaio scorso in un’intervista a Repubblica. Il premier è tornato a parlare del progetto di portare le aliquote Irpef dalle attuali cinque a due (23% e 33%). “Non lo so – ha detto ai cronisti -, c’è da lavorare, penso però che si possa fare quest'anno. Soprattutto se ci sarà la volontà di tutte le parti penso che si possa fare”. Berlusconi ha invitato l’opposizione a collaborare alla riforma. Ma il progetto di taglio alle tasse berlusconiano – emerso alla vigilia di una nuova campagna elettorale, quella per le regionali – presenta per l’opposizione stessa e per i sindacati troppe incognite, a cominciare dai nodi dell’equità e della copertura finanziaria della riforma.

La Cgil di Guglielmo Epifani, che lo scorso dicembre ha presentato le sue proposte di riforma fiscale, boccia l’idea delle due aliquote così come espressa dal Cavaliere. Il sistema della doppia aliquota – sostiene Epifani in un’intervista al Mattino - “ha un difetto. Mentre quella più bassa resta uguale, quella più alta scende di 12 punti”. Il percorso da seguire, secondo il dirigente sindacale, “è diametralmente opposto: occorre ridurre quella più bassa e mantenere il principio costituzionale della progressività delle tasse”. Il motivo ispiratore della riforma, prosegue Epifani, deve essere la riduzione delle imposte sulle pensioni e sul lavoro, aumentando il prelievo sulle altre forme di reddito e incidendo di più nella lotta all'evasione fiscale.

La Cgil ha aperto “una vera e propria vertenza sul fisco, con una mobilitazione e una serie di iniziative”. “Bisogna fare una riforma che abbia un senso – ha spiegato Epifani nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Roma l’11 gennaio -: fare pagare le tasse a chi le evade e trasferire il prelievo fiscale”. “L'aliquota più bassa - dice - deve scendere al 20 per cento. Dopo, si possono rimodellare le altre aliquote in funzione delle detrazioni". Per fare questo "non si possono aspettare mesi o anni, bisogna agire subito”. Epifani ha inviato una lettera a Berlusconi chiedendo l’apertura di un confronto: “Abbiamo firmato una lettera con cui trasmettiamo al presidente del Consiglio il testo del nostro progetto sulla riforma fiscale e nella quale chiediamo di aprire immediatamente un confronto che deve essere stringente, una vertenza”.

“Passiamo da un annuncio all'altro: due mesi fa si aboliva l'Irap ora si riprende la proposta di 16 anni fa su due aliquote”. E’ quanto rileva il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. Il segretario del Pd si dice “pronto a discutere di fisco anche domani mattina”, in particolare su temi come “le detrazioni Irpef per il lavoro e la famiglia; il superamento degli studi di settore; l'equilibrio tra le imposte sul lavoro e i redditi finanziari; la lotta al lavoro nero e all'evasione”. La disponibilità a discutere c'è, ma “non esiste che loro fanno le proposte e noi applaudiamo, va bene la buona educazione ma la sudditanza no”.

Per il leader dell’Idv Antonio Di Pietro, invece, la proposta della doppia aliquota è “un provvedimento inattuabile”. “Magari - ha detto Di Pietro - ci fossero due sole aliquote pagate da
tutti con le quali lo Stato possa avere i suoi soldi. La verità è che è un provvedimento inattuabile fino a quando si fanno gli scudi fiscali per gli evasori che non pagano le tasse impedendo che vengano abbassate”.

Il portavoce nazionale della Federazione della sinistra, Paolo Ferrero, sottolinea invece che “la proposta Berlusconi è profondamente sbagliata e ingiusta: favorirebbe solo i redditi più alti e, tra le tante conseguenze nefaste, vorrebbe anche dire la fine della sanità pubblica e l'introduzione della sanità a pagamento per tutti i cittadini italiani”.

Polemica sul quoziente familiare
Tra le proposte al centro del dibattito c’è il quoziente familiare, misura che dovrebbe premiare fiscalmente le famiglie più numerose. La misura è caldeggiata dall’Ugl di Renata Polverini, candidata del Pdl al governo della Regione Lazio. Anche il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, considera “prioritaria” l’introduzione del quoziente familiare. “C'è un tema fondamentale, quello della famiglia – dice Casini al Tg1 -. E' stato promesso il quoziente familiare, realizziamo almeno questo, perché una fascia di famiglie italiane è o sta scandendo nella povertà”.

Di tutt’altra opinione la radicale Emma Bonino, candidata alle regionali del Lazio, secondo la quale “l'idea del quoziente familiare rischia di bloccare ancora di più le donne a casa”. “La mia contrarietà - ha spiegato Bonino - non è legata a una questione ideologica. In una situazione come quella italiana, caratterizzata per l’assenza di servizi alla famiglie e alle donne, l’introduzione del quoziente familiare ridurrebbe ancora di più la donna al ruolo service provider”.

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TAGS tasse berlusconi epifani quoziente familiare fisco

11/01/2010 17:36

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