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Reggio Calabria contro la mafia: “Non ci lasciate soli”

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Nuovo ordigno rudimentale davanti al Tribunale, poi ridimensionato. I magistrati chiedono sostegno su tutto il territorio. Csm: “Rafforziamo gli organici”. Una fiaccolata per la legalità, ma anche per risorse e leggi adeguate

autore: k21991, da flickr (immagini di k21991, flickr)
Un ordigno rudimentale a basso potenziale davanti all’aula bunker del Tribunale. A Reggio Calabria si è verificato oggi (7 gennaio) l’ennesimo episodio di intimidazione contro la Procura generale, dopo l’attentato di domenica 4 gennaio. L’esplosivo è stato rinvenuto nell’ingresso di servizio del palazzo, a quanto si apprende, e sarebbe stato introdotto attraverso le sbarre del cancello. Subito molte reazioni: per il procuratore di Reggio, Giuseppe Pignatone, “si tratta di un residuo dei festeggiamenti di Capodanno” piuttosto che “un avvertimento o segnale particolare” da parte della ‘ndrangheta. Il Consiglio superiore della magistratura annuncia il rafforzamento degli organici proprio a Reggio. I ministri dell’Interno e della Giustizia, Roberto Maroni e Angelino Alfano, si incontrano per fare il punto della situazione. Nel frattempo Cgil, Cisl e Uil di Reggio Calabria guidano una fiaccolata per la legalità: dalle 17.30 sfilano per le strade della città, contro “la piaga della criminalità organizzata” e per chiedere “la reazione unitaria e compatta di tutte le forze democratiche”.

Rafforzare gli organici degli uffici giudiziari di Reggio Calabria, coprire in tempi “brevissimi” tutte le scoperture di organico in questa sede giudiziaria, disporre “urgentemente” applicazioni extradistrettuali “mirate ad una migliore risposta di giustizia nel capoluogo di regione”. E' questa la risposta dei consiglieri del Csm. I membri hanno sottoscritto all’unanimità una proposta da inserire all'ordine del giorno di una delle prossime riunioni.

E' una rappresaglia contro il sequestro dei patrimoni della mafia. Ne è convinta la segretaria di Magistratura democratica, Rita Sanlorenzo, intervistata ai microfoni di RadioArticolo1 nello speciale “Legalità contro criminalità”. Nella società meridionale, ha spiegato, “i problemi di tenuta della legalità sono drammatici e preoccupanti. Il caso di Reggio non deve trarre inganno perché non ci sono morti e feriti, è un fatto grave, un segnale che non viene lanciato a caso”. A suo avviso, sarebbe la risposta a “un’azione particolarmente incisiva, soprattutto sul sequestro dei patrimoni, di cui Reggio Calabria è una delle punte più forti. Sono fatti che riguardano in particolare la realtà reggina – conclude -, ma è anche un’intimidazione contro tutta la magistratura: se viene lasciata sola diventa più attaccabile. Per questo bisogna sostenerla su tutto il territorio nazionale”. Il procuratore di Reggio Calabria, Salvatore Di Ladro, ridimensiona l’episodio di oggi confermando che si tratta di “un grosso petardo, forse un residuato dei botti”. Il fatto è ancora in corso di accertamento. In generale, però, conferma la gravità della situazione generale: “Domenica sono stati colpiti gli uffici della procura generale – ricorda -, che sono distaccati dal palazzo di giustizia, quindi è stato un attentato mirato per darci un ‘saluto’ di buon anno. Un atto di forza della ‘ndrangheta – sostiene – ma anche di debolezza, perché noi facciamo il nostro dovere in modo serio e approfondito, questo può portare a pene severe e naturalmente dà fastidio”. Anche la procura ha le sue richieste: “Servono organici diversi, non si può affrontare la criminalità con sparuto battello di magistrati, bisogna essere più completi e attrezzati. Poi si possono fare alcuni ritocchi normativi sul contrasto alla criminalità”.

Alì (Cgil), serve attenzione alta tutto l'anno
Una fiaccolata unitaria, quella organizzata dai sindacati, dopo le iniziative spontanee che da domenica si succedono in città. Lo spiega Francesco Alì, segretario della Cgil di Reggio Calabria: “E’ stato difficile organizzare una manifestazione in due giorni, ma era importante per rispondere a questo attacco al cuore dello Stato”. Smentisce quindi il rischio indifferenza: “Non penso che prevalga – dice -, nella manifestazioni abbiamo visto tantissima gente: lavoratori, pensionati, studenti, tutti nelle vicinanze del Tribunale. Ci hanno chiesto un momento di condivisione, avevamo l’obbligo di farlo”. L'adesione è molto vasta, da partiti politici fino alla Chiesa e associazioni. Per il sindacato “contrastare la mafia è la cosa più importante, perché impedisce lo sviluppo”. Ma non va bene ricordarsi di Reggio solo in caso di attentati, conclude Alì: “L’attenzione deve essere alta tutto l’anno, c’è bisogno di più risorse e mezzi, leggi adeguate. Serve soprattutto di occupazione, bisogna togliere i cittadini dal ricatto che deriva dal bisogno”. E infine, rivolto al governo: “L’emendamento alla Finanziaria, che introduce la vendita dei beni confiscati alle mafie, deve essere ritirato: così la mafia tornerebbe in possesso del suo patrimonio attraverso prestanome, invece della lotta ci sarebbe un rafforzamento”.

» L'attentato, attacco allo Stato
» La città reagisce e si mobilita
» Lo speciale di RadioArticolo1

(a cura di Emanuele Di Nicola)



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TAGS legalità reggio calabria mafia 'ndrangheta cgil

07/01/2010 17:21

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