In Spagna e Germania la disoccupazione non si arresta, in Belgio impennata del deficit. Negli Stati Uniti un premio Nobel all'economia ipotizza una nuova recessione. Paul Krugman: "Non si ripetano gli errori del 1937, quando si giudicò la crisi finita"
La crisi non è finita. Tanto in Europa, quanto oltreoceano, i dati e le analisi più recenti disegnano un futuro ancora difficile. Soprattutto per il mondo del lavoro. In Spagna e Germania la disoccupazione non si arresta, in Belgio si registra un’impennata del deficit pubblico, mentre negli Stati Uniti un premio Nobel all'economia come Paul Krugman ipotizza una nuova recessione nel 2010.
La situazione più difficile, però, continua a registrarsi in Spagna. L'Agenzia Federale del Lavoro di Madrid ha reso noto oggi (5 gennaio) che nel mese di dicembre hanno perso il lavoro altre 54.657 persone, portando il numero dei disoccupati a fine anno a 3.923.603. Dunque, nell’anno, si registra una crescita di 794.640 unità senza posto di lavoro, pari al 25,4%. Si tratta di un record storico per Madrid, il cui mercato del lavoro è uno tra i più penalizzati dalla crisi finanziaria globale. L’unica nota positiva è stata il rallentamento della crescita dei senza lavoro a dicembre rispetto a novembre, quando i disoccupati erano aumentati di 61.000 unità e rispetto a ottobre (più 99.000).
Anche in Germania la crisi non è ancora finita. Il tasso di disoccupazione tedesco nel 2009 ha toccato l'8,2% per un totale di 3,43 milioni di senza lavoro. A dicembre il tasso di disoccupazione della più grande economia europea ha raggiunto il 7,8% dal 7,6% del mese di novembre. Il numero di chi e' rimasto senza lavoro lo scorso mese e' aumentato di 61.000 unita' raggiungendo i 3.276 milioni.
Tuttavia, secondo l'agenzia del lavoro di Berlino, il 2009 si è chiuso con un ammontare di perdite meno grave di quanto si potesse temere. "Il mercato del lavoro mostra una notevole robustezza a dispetto dell'accentuata recessione economica", ha commentato il direttore dell'agenzia federale sul lavoro, Frank-Juerge Weise. In ogni caso, anche i dati relativi al mercato dell’auto parlano di una crisi ancora non smaltita. Lo scorso mese, le registrazioni di nuove auto sono scese su base annua del 4-5%: 215.000-217.000 unita' contro le 226.000 del dicembre 2008.
In Belgio, invece, è il deficit pubblico a preoccupare. Nel 2009, dovrebbe raggiungere il 5,89% del Pil (20 miliardi di euro) contro l'1,2% dell'anno precedente. I dati sono anticipati oggi dal quotidiano economico finanziario L'Echo, che cita fonti ufficiali. Il risultato è il peggiore dal 1993 quando il deficit raggiunse il 7,7% del Pil, e' spiegato principalmente con un minor introito fiscale, pari a circa il 10%, ma anche con l'aumento delle spese per far fronte alla crisi economica e finanziaria.
Ma la crisi rischia di ripetersi. L'avvertimento arriva dal premio Nobel all'economia Paul Krugman che in un'intervista a Bloomberg stima pari al 30-40% le possibilità per gli Stati Uniti di sperimentare una seconda recessione nel 2010, quando le misure di stimolo monetarie e fiscale saranno ritirate. Krugman teme che vengano ripetuti gli errori commessi nel 1937, quando - scrive in un'editoriale sul New York Times - "la Fed e l'amministrazione Roosvelt decisero che la Grande Depressione era finita e che era il momento di ritirare il sostegno alla crescita".I prossimi dati congiunturali - segnala Krugman - mostreranno probabilmente che l'economia americana per la prima volta in due anni aggiungerà posti di lavoro e il pil evidenzierà una crescita sostenuta.
Ma per Krugman errori sono già stati commessi: "Si stima che il piano di stimolo fiscale dell'amministrazione Obama - osserva il premio Nobel - farà sentire il suo effetto massimo sul pil e sull'occupazione intorno alla metà di quest'anno, per poi iniziare a scemare. Ed è troppo presto: perché ritirare il sostegno quando si è ancora in presenza di una massiccia disoccupazione? Il Congresso - spiega - avrebbe dovuto varare un secondo stimolo mesi fa ma nulla è stato fatto. Allo stesso tempo alla Fed si discute di exit strategy dagli sforzi messi in campo per sostenere l'economia. La Fed realizzerà prima che sia troppo tardi che il suo compito di combattere la recessione non è ancora finito? Il Congresso farà lo stesso? Se non lo faranno - aggiunge Krugman - il 2010 sarà un anno che si aprirà all'insegna delle false speranze economica e finirà in dolore”