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La Finanziaria non piace a nessuno

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Iniziato l’esame in aula. Il voto finale entro il 18 dicembre. Nessuna marcia indietro sui beni confiscati alla mafia. Scoppia il caso Tfr. Pd: solo “coriandoli”, manovra poco incisiva. Bersani: da Tremonti un “auto-assalto alla diligenza”

foto di Attilio Cristini (immagini di foto di Attilio Cristini)
E’ iniziato in aula alla Camera, il 9 dicembre, l’esame della legge finanziaria. Quasi certo che il governo blinderà la manovra chiedendo la fiducia (la numero 27 dall’inizio della legislatura). La Camera licenzierà la legge entro venerdì 18 dicembre. Lo ha stabilito la capigruppo di Montecitorio che ha accolto la richiesta del presidente dell'Udc, Pier Ferdinando Casini.

Le modifiche apportate alla Finanziaria dal maxiemendamento del relatore approvato in commissione Bilancio valgono per il 2010 circa 9,2 miliardi di euro in termini di saldo netto da finanziare e circa 5,6 miliardi di euro in termini di indebitamento netto. E' quanto rilevano i tecnici del Servizio studi della Camera. Solo dallo scudo fiscale il governo prevede una copertua di 3,9 miliardi. Altri 3,1 miliardi saranno assicurati dall’utilizzo del fondo Tfr presso l’Inps da parte dell’esecutivo. Una decisione, quest’ultima, che ha scatenato la reazione dei sindacati. Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, la giudica un’occasione persa. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha replicato assicurando che le erogazioni ai lavoratori "sono garantite". Ma la Fiom accusa apertamente il governo di “mettere le mani nelle tasche dei lavoratori”.

E’ improbabile, inoltre, che l’esecutivo faccia marcia indietro sulla vendita dei beni confiscati alla mafia, come chiedono le opposizioni ma anche il deputato finiano Fabio Granata. Resta dunque alto il rischio che le organizzazioni criminali possano riacquistare i beni confiscati coi capitali rientrati grazie allo scudo fiscale.

Sui tagli all’editoria il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha invece assicurato un intervento (non in Finanziaria, però) a favore dei giornali di partito.

Pessimo il giudizio sulla manovra da sindacati e opposizione. Il segretario del Partito democratico, Pierluigi Bersani, boccia Tremonti accusandolo di aver fatto un “auto-assalto alla diligenza. Dal governo sono arrivate iniziative più svariate, come coriandoli, senza che ce ne sia una davvero incisiva” sui problemi del lavoro e della mancanza di liquidità per le piccole imprese, spiega Bersani. La segreteria del Pd ha esaminato il documento economico del governo rilevando che “si riduce a ben poca cosa: il ricorso ormai abituale al voto di fiducia e, al posto di un serio intervento per l'economia, solo qualche coriandolo”. La segreteria – si legge in una nota - ha espresso un giudizio estremamente negativo sul documento economico del governo che è fatto di 'risorse inquinate' (come lo scudo fiscale) e che 'non è in grado di affrontare le emergenze del Paese'.



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TAGS finanziaria 2010

09/12/2009 18:33

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