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Clima, l’ultima spiaggia è a Copenaghen

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Inizia la conferenza Onu sui cambiamenti climatici. Durerà dieci giorni. Forse non basteranno per trovare un accordo contro il riscaldamento globale. Le trattative sono già iniziate. Le proposte in campo e le iniziative degli ambientalisti

di Davide Orecchio

autore foto: voyageAnatolia, da flickr (immagini di autore foto: voyageAnatolia, da flickr)
Per dieci giorni l’agenda del mondo si occuperà di ambiente. Dal 7 al 18 dicembre, a Copenaghen, centinaia di paesi, migliaia di leader politici ed esperti si riuniranno per la 15esima conferenza Onu sui cambiamenti climatici (Cop15). Non è detto che questi dieci giorni cambieranno il mondo. Anche perché l’obiettivo è ambizioso: trovare un nuovo accordo vincolante per la lotta al riscaldamento globale che sostituisca il protocollo di Kyoto in scadenza. Tra gli scienziati è opinione diffusa, se non invalsa, che la temperatura del pianeta non debba superare un aumento di 2 gradi centigradi, pena disastri biblici. Ma già quest’obiettivo sembra ambizioso, come ha spiegato il direttore generale del ministero dell'Ambiente, Corrado Clini. Per raggiungerlo non sarebbe sufficiente neppure dimezzare le emissioni di CO2, l’anidride carbonica, entro il 2050: Stati Uniti e Ue – ha spiegato Clini – dovrebbero ridurre le emissioni dell’80% entro il 2020, mentre Cina, India e Indonesia dovrebbero semplicemente “smettere di crescere”.

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La porta attraverso cui passare non è stretta, è strettissima. L’obiettivo di molti paesi industrializzati (in prima fila gli europei) è quello di trovare un accordo che vincoli a lungo gli stati che lo sottoscrivano, almeno fino al 2020, se non fino al 2050, nell’impegno alla riduzione delle emissioni. Dall’altro lato del campo, però, i paesi in via di sviluppo rifiutano di firmare impegni vincolanti e “a target” che dal loro punto di vista ne minerebbero la crescita economica. Gli stessi Stati Uniti, principale inquinatore mondiale insieme alla Cina, arrivano a Copenaghen con una proposta molto modesta (vedi sotto). Come si vede, l’esito del vertice è appeso a un filo. E dipende da cosa decideranno Cina e Usa, la cui presenza a Copenaghen è garantita ai massimi livelli: ci saranno Barack Obama (anche se solo di passaggio sulla via di Oslo, dove ritirerà il premio Nobel per la pace) e il premier cinese Wen Jiabao. Almeno questo è un buon segno.

Non è invece buono il segnale mandato al vertice dalle quattro grandi economie emergenti (Cina, India, Brasile e Sudafrica) che in un documento comune si oppongono all'obiettivo di dimezzare le emissioni entro il 2050, e contestano la soglia dei 2 gradi di riscaldamento globale massimo. Secondo Kumar Pachauri, presidente dell’Ipcc (il gruppo intergovernativo di esperti per la valutazione del clima), non sono dichiarazioni da prendere troppo sul serio: “Si dice qualunque cosa durante le trattative”, sostiene Pachauri.

Fatto sta che, a quattro giorni dall’inizio del vertice, l’Unione europea sembra essere rimasta sola nella sua timida proposta di ridurre le emissioni a livello globale. Ha infatti commentato il presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso: “La Ue arriverà a impegnarsi per una riduzione del 30% delle emissioni di gas nocivi solo se anche gli altri paesi si impegneranno in modo concreto, ma questo impegno ancora non c’è”.

Un altro segnale non felice è che già si inizi a parlare di un Cop16, ossia del prossimo, eventuale vertice sul clima di Città del Messico nel 2010; ennesima tappa procrastinata dopo una lunga serie di appuntamenti mancati.

LE PROPOSTE IN CAMPO
Danimarca - Riduzione del 50% delle emissioni inquinanti entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990. È quanto prevede la bozza preparata dal governo danese. Il testo suggerisce che l'80% del taglio delle emissioni inquinanti sia a carico dei paesi ricchi. E prosegue affermando che è necessario mantenere l'aumento medio globale di temperature entro e non oltre i 2 gradi.

Usa – Barack Obama propone di ridurre le emissioni del 17% nel 2020, del 30% nel 2025 e del 42% nel 2030. L'anno di riferimento da cui partire, però, non è il 1990 (quello fissato dal protocollo di Kyoto) bensì il 2005. Prendendo come riferimento il 1990, le dimensioni dell’impegno Usa cambiano notevolmente: il 17% scende al 3%, e il 42% oscilla tra il 20 e il 25%. Un po’ poco, per il maggior inquinatore del mondo.

Cina - Pechino fa un altro ragionamento ancora. L’impegno che propone è di ridurre tra il 40 e il 45%, entro il 2020 e sempre prendendo a riferimento il 2005, la propria intensità carbonica, ossia la quantità di CO2 emessa per unità di Pil prodotta. Riducendo le emissioni per unità di prodotto interno lordo, la Cina aggancia il proprio impegno all’andamento dell’economia. E’ difficile misurare l’impatto della proposta, ma non è comunque irrisorio, visto che il Pil cinese viaggia al +8% annuo.

Ue - Il pacchetto energia approvata dalla Ue-27 prevede che i paesi europei riducano le emissioni di gas serra del 20% nel 2020 rispetto ai livello del 1990. Ma in caso di accordo globale la Ue è pronta ad arrivare anche al 30%.

India – L’India ha rifiutato la proposta danese e, prima di sottoscrivere il documento dei paesi emergenti, aveva avanzato una propria proposta sulla falsariga di quella cinese. New Delhi prevede di tagliare la propria intensità carbonica del 24% entro il 2020 e del 37% nel 2030, sempre prendendo a riferimento i livelli del 2005. L’India è tra i principali inquinatori del mondo, arriva quasi al 5% delle emissioni globali. Ma, data la sua intensità demografica, le emissioni di CO2 procapite annue sono relativamente basse: 1,2 tonnellate per abitante (contro le 20,6 degli statunitensi e le 7,8 dei cittadini italiani).

Russia - L’impegno è per una riduzione delle emissioni del 25% nel 2020 rispetto al 1990.

LE INIZIATIVE DEGLI AMBIENTALISTI
Lo stato di allerta e mobilitazione tra gli ambientalisti è al massimo. Le iniziative più eclatanti per fare pressione sul vertice sono, come sempre, quelle di Greenpeace: le immagini dei leader invecchiati che nel 2020 chiedono scusa al mondo, o la statua di ghiaccio di Berlusconi che si scioglie sono capolavori di comunicazione. Gli appuntamenti di controcanto al vertice sono molti: il più importante di tutti in Italia è previsto per il 12 dicembre, quando numerose associazioni ambientaliste scenderanno in 100 piazze per il clima. Il 16 dicembre (al culmine del vertice), a Copenaghen, avverrà invece un blackout volontario, seguito da una processione di lanterne.



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TAGS vertice di copenhagen ambiente emissioni clima gas serra c02 riscaldamento globale

03/12/2009 17:41

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