Giorni di scontri a Teheran, polizia contro riformisti: la Tv di Stato ammette le vittime. Tra questi il nipote di Moussavi. Molti arresti nell'opposizione, disattivato il servizio sms. La condanna di Usa e Europa, intanto le manifestazioni continuano
Torna la violenza in Iran. Sono giorni di scontri, con la repressione del regime che colpisce duramente gli esponenti riformisti: oggi (28 dicembre), dopo 48 ore di incidenti, la televisione di Stato ha ammesso il bilancio di 15 morti. L'opposizione contro Ahmadinejad era tornata il piazza il 26 dicembre, in occasione della festa scitta dell'Ashura: durante il corteo ufficiale a Teheran, sono scoppiati gli scontri tra polizia e manifestanti riformisti. Può salire il numero delle vittime, che le fonti governative hanno definito "terroristi" e "controrivoluzionari". Continua l'oscuramento del web: il sito Rahesabz ha reso noto che da stamani è stata disattivata la copertura sms per l'area di Teheran, anche Messenger di Yahoo risulta fuori servizio.
Tra le vittime c'è Seyed Ali Moussavi, il nipote del leader dell'opposizione Mir Hossein Moussavi. Lo hanno riferito proprio alcuni siti, aggiungendo che il corpo dell'uomo sarebbe scomparso dall'ospedale. Negli oltre 300 arresti, invece, vengono citati i nomi di Ali Riza Beheshti, il più stretto collaboratore dello stesso Moussavi, anche editore del quotidiano Kalemeh. Poi l'ex ministro degli Esteri, Ibrahim Yazdi, ora dirigente del partito liberale - considerato dissidente - che ha più di 70 anni.
Ancora una volta l'informazione si affida alla rete. E già dal 27 dicembre i riformisti via internet hanno diffuso notizie drammatiche: a quanto si apprende, la polizia avrebbe aperto il fuoco sulla folla di civili che manifestava per l'Ashura. Lo scenario non si limita alla capitale: secondo le voci dal web, cinque vittime si sarebbero registrate a Tabriz, nell'Iran nordoccidentale. Il 28 dicembre vengono segnalati scontri nella zona occidentale di Teheran: la polizia è intervenuta ancora utilizzando gas lacrimogeni per disperdere la folla. Gli agenti sicurezza del regime hanno fatto irruzione nella Fondazione Baran, presieduta dell'ex presidente riformista Mohammad Khatami.
Ferma condanna da Usa e Ue
L'Unione europea "è preoccupata per la repressione violenta e la detenzione arbitraria dei manifestanti in Iran e condanna ogni forma di violenza contro coloro che cercano solo di esercitare la loro libertà di espressione e il diritto di assemblea'. Questo il messaggio diffuso oggi dalla presidenza svedese della Ue. Un comunicato che si allinea agli Stati Uniti: la nota della Casa Bianca aveva condannato "l'ingiusta repressione" delle manifestazioni civili, avvertendo che "la speranza e la storia, così come gli Usa, sono dalla parte di chi pacificamente cerca il rispetto dei diritti civili".
In Italia è intervenuto il presidente della Camera,
Gianfranco Fini. "La comunità internazionale e la Ue - ha detto - si facciano carico delle risposte da fornire ai tanti iraniani che scendono in piazza e mettono a rischio la propria vita per esprimere un desiderio di libertà". Il Senato ha convocato un'assemblea straordinaria della Comissione diritti umani per il 30 dicembre. Lo ha annunciato il presidente
Pietro Marcenaro, esponente del Partito democratico, sottolineando "l'evoluzione negativa" della situazione. "Chiediamo al governo italiano - ha proseguito - di intervenire sulle autorità iraniane perchè cessi la repressione, sia garantita la libertà di parola e di manifestazione". Il governo pensa a una mozione bipartisan contro il regime.
Lo scrittore: possibile nuova rivoluzione
Molto significativa l'intervista a Tariq Ali apparsa su Repubblica. Lo storico e scrittore pakistano, che attualmente vive a Londra, ha evocato la possibilità di una nuova rivoluzione. Gli ultimi scontri, a suo giudizio, "segnano una nuova, rischiosissima fase. In queste ore tutto è possibile, persino una deriva rivoluzionaria come alla vigilia della fuga dello Scià". La polizia che spara sulla folla, quindi,"è una provocazione davvero irragionevole da parte del regime. Per di più, capita in un momento fra i più scivolosi per le autorità". Per Alì altre migliaia di riformisti si riverseranno nelle strade: "Fare fuoco sui civili vuol dire allineare con i manifestanti larghi segmenti della popolazione finora non ostile al regime. Insomma, s'è prodotta una miscela esplosiva".