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Il piano per l'Italia

Fiat, 8 miliardi ma chiude Termini Imerese

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Marchionne incontra governo e sindacati: “Coniugare costi industriali a responsabilità sociale”. Pronti 8 mld in due anni, ma è scontro sul sito siciliano: confermato stop auto a fine 2011, no di Epifani e Scajola. Operai in presidio davanti Palazzo Chigi

foto di Attilio Cristini (immagini di Attilio Crisitni)
Per i prossimi due anni la Fiat investirà in Italia 8 miliardi di euro, ma conferma lo stop auto per Termini Imerese a dicembre 2011. E’ quanto emerso dalla giornata di oggi (22 dicembre), dall’incontro tra l’amministratore delegato, Sergio Marchionne, governo e sindacati a Palazzo Chigi. L’ad ha parlato mentre fuori, davanti all’edificio, i lavoratori di molti stabilimenti erano in presidio per criticare le scelte dell’azienda. All’interno, è stato illustrato il progetto industriale per il nostro paese. “Abbiamo un piano ambizioso per la Fiat, soprattutto in Italia – ha detto -, bisogna conciliare i costi industriali con la responsabilità sociale”. A suo avviso, infatti, “il puro calcolo economico avrebbe conseguenze dolorose che nessuno vuole. Un’attenzione esclusiva al sociale condurrebbe tuttavia alla scomparsa dell'azienda”.

Marchionne ha parlato degli operai. “C’è una forte disparità dei livelli di utilizzo della manodopera tra gli stabilimenti auto di Fiat italiani ed esteri. Dobbiamo – ha sottolineato - affrontare il problema di petto, da quello che decideremo dipende il nostro futuro, se non ce la facciamo sarebbe una rovina”. Il contesto dell’auto “resta sfavorevole”, ma comunque nel 2010-2011 la Fiat produrrà undici nuovi modelli auto tra cui il nuovo Doblò, Giulietta, la nuova Panda e la nuova Y.

Termini Imerese, confermato stop auto dicembre 2011
La produzione di auto a Termini Imerese finirà a dicembre 2011. L’amministratore delegato lo ha confermato, parlando di “condizioni di svantaggio competitivo” e di difficoltà strutturali, perchè lo stabilimento “è in perdita”. La Fiat è pronta a discutere una “proposta di riconversione”, sia con la Regione Sicilia che con gruppi privati, ha assicurato, e proverà a trovare soluzioni al di fuori della produzione di automobili. “Siamo pronti a mettere a disposizione lo stabilimento”.

Pomigliano d’Arco “così non può reggere”. E' l'impianto più penalizzato per l'assenza di incentivi", secondo Marchionne, che ricorda come la Fiat abbia già investito 100 milioni di euro “ma non è servito a sanare la sovraproduzione”. Bisogna quindi destinare una nuova piattaforma, un’ipotesi di lavoro sarebbe di produrvi la futura Panda.

Confermata la produzione dei modelli attuali per il prossimo biennio per Mirafiori e Melfi, che “sta lavorando bene”, mentre a Cassino si aggiungerà la produzione della Giulietta.

Epifani, Termini Imerese è cuore del problema
Il cuore del problema Fiat è Termini Imerese. Lo ha affermato il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, intervenendo a sua volta al tavolo. E’ necessario sciogliere il nodo di Termini “perchè se si perde un centro produttivo nel Mezzogiorno difficilmente lo si può sostituire”. Resta il problema dell'indotto: “Quest'area di produzione si è molto ristretta e, in questo senso, l'integrazione americana può determinare criticità”. Per Epifani “non ci può essere disparità con le politiche di altri paesi europei, che sostengono molto di più le produzioni nazionali”. La Cgil conferma invece il giudizio positivo sull’operazione Chrysler.

Scajola, non possiamo perdere quel polo
La criticità di Termini Imerese è stata ribadita anche dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, che convocherà al più presto un tavolo tra Fiat e sindacati per approfondire la questione. “Non possiamo perdere quel polo industriale” ha detto a Palazzo Chigi, chiedendo uno “sforzo congiunto” di azienda, enti locali e governo. Abbiamo il tempo di mettere insieme le risorse per individuare un diverso sviluppo industriale” dello stabilimento che garantisca l'occupazione. “Già oggi dobbiamo prendere impegni”, ha aggiunto.

Presidio di protesta: "2.500 famiglie senza lavoro"
E i lavoratori hanno manifestato davanti Palazzo Chigi. Sono venuti a Roma da molti stabilimenti a rischio, in particolare Termini Imerese e Pomigliano. Dal primo pomeriggio, hanno mostrato striscioni nel fondo della piazza intonando canti e slogan di protesta. “Duemilacinquecento famiglie senza lavoro: non lo permetteremo”, recitava uno striscione dei lavoratori di Termini, che hanno spiegato: “Se oggi Marchionne è qui è grazie alla lotta che Termini ha fatto nel 2002”. Non è vero, hanno specificato, che le auto nello stabilimento siciliano costano mille euro in più. Un altro gruppo di lavoratori ha scandito lo slogan: “Pomigliano non si tocca”. Quando il presidio si è avvicinato a Palazzo Chigi gridando "Vergogna", è stato bloccato dai carabinieri in assoluta tranquillità. “Volevamo solo andare a conoscere Marchionne”, hanno detto.

» Termini, sciopera fabbrica e indotto
» Pomigliano, incatenati al municipio



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TAGS fiat cgil termini imerese pomigliano epifani marchionne

22/12/2009 19:22

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