Intervista a Laura Pennacchi. Una Finanziaria leggera dove non dovrebbe esserlo, rispetto cioè alla pesantezza della crisi. Mentre i tagli, assieme a quelli decisi l’anno scorso, sono pesantissimi. “La verità è che si tratta di una manovra terribile”
“Il giudizio sulla Finanziaria non può che essere molto negativo”. Laura Pennacchi, economista e parlamentare per tre legislature, sottosegretario con Ciampi al Tesoro nel primo governo Prodi, non usa termini sfumati. “La Finanziaria, che Tremonti ha definito ‘light’, in realtà è leggera là dove non dovrebbe esserlo – rispetto cioè alla pesantezza dei problemi che pone la crisi economica, che è ben lungi dall’essere finita e anzi sta sviluppando tutto il suo potenziale distruttivo sull’occupazione in queste settimane – mentre non lo è là dove invece dovrebbe esserlo, e dove invece è pesantissima.
Rassegna Sarebbe a dire?
Pennacchi Si può usare questa finzione della Finanziaria light solo perché le persone faticano a mettere insieme tutte le cose di cui dovrebbero ricordarsi. La verità è che si tratta di una Finanziaria terribile. Con l’anticipo della manovra fatta l’anno scorso e con la sua triennalizzazione, tutti i tagli sono stati fatti allora, anche se gli effetti sono stati scaglionati nel triennio. Peraltro, con la malizia di non avere troppi effetti immediati – si era nel 2008, subito dopo le elezioni, e non bisognava deludere gli elettori –, se ne sono scaricati gli effetti sul 2010 e 2011. Si trattava, e si tratta, di 8 miliardi di tagli nel triennio alla sanità, 8 miliardi di tagli alla scuola e 8 miliardi di tagli agli enti locali.
Rassegna Ma quest’anno di parla di cifre molto più basse…
Pennacchi Sì, ma i 6 miliardi di quando è stata presentata – e gli 8- 10 su cui si dovrebbe assestare alla fine – sono possibili perché sono stati già fatti tagli pesantissimi le cui conseguenze vedremo tutte nel prossimo futuro. Gli enti locali, ad esempio, non hanno più risorse per fare nulla. E anche sulla sanità, sono dovute intervenire le Regioni per far modificare il piano sanitario per il quale, un mese e mezzo fa, era stato deciso un finanziamento inferiore a quello deliberato per l’anno precedente (per la prima volta nella storia del sistema sanitario nazionale si ipotizzava un decremento delle risorse a disposizione!). Ma restano comunque nel settore gravi problemi. E così per la scuola: la vicenda di 45 mila precari nasce da qui, dal taglio pesantissimo che era stato fatto l’anno scorso.
Rassegna Insomma, tagli invece di aiuti. E nessuna idea di indirizzo per l’economia…
Pennacchi Sì, qui c’è tutta la fallacia della concezione cara a Berlusconi e a Tremonti secondo cui la crisi ha colpito l’Italia meno di altri paesi, essa è ormai passata e comunque ne usciremo meglio di come ci siamo entrati: basta attendere.
Rassegna Anche l’Ocse però sembra dire che l’Italia ha reagito meglio di altri paesi…
Pennacchi No, l’Ocse non dice questo. Dice che se compariamo i dati a livello internazionale, vediamo che ci sono alcuni paesi che hanno reagito meglio e nei quali il Pil è calato di meno – e significativamente sono tutti paesi europei, tra cui l’Italia – grazie alla dotazione di strumenti welfaristici di cui già disponevano, e grazie al fatto – e anche questo è vero per l’Italia – che le imprese hanno operato la scelta di non liberarsi nella crisi della manodopera che poteva essere in esubero. Ma questa scelta non è detto che le imprese la facciano in eterno, anzi ci sono segnali di segno opposto. Per questo bisogna fare qualcosa che il governo non fa. Se poi guardiamo ai problemi che l’Italia ha da tempo – quello di una crescita lenta e di una stagnazione della produttività – essi si vanno accentuando, non riducendo, e quindi, se non ci sono interventi per porvi rimedio, all’uscita dalla crisi staremo sicuramente peggio di come stavamo quando ci siamo entrati.
Rassegna Ma non sarà anche che Tremonti fa di necessità virtù? Che non faccia nulla anche perché – come pure qualcuno a sinistra sostiene – i soldi oggi non ci sono?
Pennacchi Sul fronte delle risorse si possono fare ragionamenti accurati, senza far venir meno il vincolo di finanza pubblica. Io sono una persona che crede profondamente – la mia storia lo testimonia – nel rispetto di quegli equilibri. Ma questo rischia di essere un paravento. Esistono infatti strade alternative, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica.
Rassegna Puoi farci qualche esempio?
Pennacchi Una strada è a livello europeo. Certo bisognerebbe battersi, fare iniziativa politica per sostenerla. Oggi si potrebbero creare obbligazioni a livello europeo, adattando il vecchio modello del piano Delors, per finanziare investimenti che servano a far fronte alla ristrutturazione che è già in corso. Certo, bisognerebbe cambiare lo Statuto della banca europea. Ma ne varrebbe la pena. Ma anche senza modifiche si possono fare altre cose ancora, per esempio usare lo strumento dell’impresa europea: come è stato fatto per Galileo, lo si potrebbe fare per altre iniziative, che so, la riconversione ecologica, la conciliazione tra sfera economica e sfera sociale, prendere i servizi e lo sviluppo sociale come discrimine per lo sviluppo futuro, il che vuole anche dire basarsi per lo sviluppo futuro sui parametri della domanda interna europea, piuttosto che su un modello tutto centrato sull’esportazione, come sono quello tedesco e quello italiano. Un’altra strada è quella del reperimento delle risorse a livello interno. Ci sono soggetti “nuovi” che in realtà sono vecchi ma possono essere utilizzati per finalità nuove, come la Cassa depositi e prestiti. Si può fare qualcosa di più con soggetti di questo tipo, magari anche in collegamento con altre casse depositi e prestiti a livello europeo. Senza dimenticare che poi le risorse andrebbero usate meglio. Non è vero che le risorse non ci sono: solo che vengono destinate al ponte sullo Stretto di Messina. O sono state già utilizzate per il salvataggio di Alitalia, in una forma che ha portato il paese a gettare 3,5 miliardi di euro, o magari per abolire l’Ici per i più ricchi.