Far emergere le nuove pieghe della situazione sociale in tempo di crisi nel Veneto e formulare una serie di proposte è quanto si prefigge lo Spi Cgil che per il 17 dicembre ha organizzato un attivo con migliaia di pensionati a Padova, al centro congressi A. Luciani (inizio ore 9,30). E' quanto si apprende da una nota della Cgil veneta.
"La crisi raccontata dai nonni - spiega il sindacato -, ma anche dai cassintegrati, dai precari e dai tanti lavoratori in difficoltà costretti ad appoggiarsi ai pensionati, 'bastone della gioventù' in un mondo che ha cominciato ad andare alla rovescia".
Dopo il saluto di Andrea Castagna, segretario generale della Cgil di Padova, e la relazione di Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi del Veneto, interverranno Pierangelo Spano, curatore dell’Osservatorio sui bilanci dei Comuni, Emilio Viafora, segretario generale della Cgil Veneto, Carla Cantone, segretaria generale dello Spi nazionale, cui sono affidate le conclusioni.
Sono ormai alcuni mesi che alle sedi territoriali dello Spi arriva, sempre più forte, un campanello d’allarme: il perdurare della cassa integrazione sta comportando problemi seri per molte famiglie, soprattutto se monoreddito o con figli in età lavorativa che abbiano cessato o si siano visti interrompere rapporti di lavoro precari (quelli che non danno diritto ad ammortizzatori sociali). La drastica caduta di reddito si ripercuote, a cascata, sui nonni cui si chiede di rinunciare ad una parte di pensione per aiutare figli e nipoti in difficoltà.
Ma le pensioni sono sempre più povere e sui 1.274.000 pensionati veneti, ben 521.000 non superano i 500 euro mensili, mentre altri 283.000 non arrivano ai 750 euro. Complessivamente, solo 326.000 (ossia il 25%) superano la soglia dei 1.000 euro.
La mobilitazione del sindacato per il fondo regionale per la non autosufficienza è stata premiata con il varo (il 26 novembre) della legge istitutiva. Ora, dice lo Spi, si tratta di “negoziare le risorse necessarie ad allargare il sostegno a ciascuna famiglia residente nel Veneto (italiani e immigrati) che curi un non autosufficiente”.
Ma occorre anche rilanciare l’occupazione e rimettere in moto lo sviluppo, prosegue l'organizzazione, "sapendo che una delle questioni fondamentali per la ripresa della domanda interna riguarda il sostegno dei redditi da lavoro e da pensione. Ciò va fatto sia riducendo la pressione fiscale su tali redditi, che adeguando gli stessi assegni pensionistici. Soprattutto, vanno evitate misure come la “carta acquisti” che, alla fine, è stata data in tutta Italia solo a 364mila anziani e 86mila famiglie povere".