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Ieri a Milano

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L’aggressione di Massimo Tartaglia potrebbe essere l’ennesima occasione per non occuparsi del dramma di milioni di persone che, lentamente ma inesorabilmente, scivolano verso la povertà, la disperazione, la paura

di Cecilia D’Elia, Mattia Toaldo

Articolo tratto da Italia2013.wordpress.com

No, in Italia oggi non c’è la guerra civile e quello che è successo ieri a Milano non è un “gesto di terrorismo” come lo ha dipinto il Ministro Umberto Bossi. E’ un gesto violento e dunque deprecabile e mai giustificabile. Però questo Paese ha vissuto davvero periodi di violenza politica e deve saper distinguere: oggi non c’è nulla di paragonabile alla strategia della tensione degli anni ‘70 o alle più recenti stragi di mafia.

“Siamo sull’orlo del baratro quando si consente che si odi e che si criminalizzi una persona, passare dalle parole ai fatti il passo è breve”. Sono le parole del Ministro della difesa, responsabile tra l’altro del controllo dei Carabinieri e quindi di una parte dell’apparato repressivo dello Stato. Evidentemente anche lui ha letto le cronache locali dei giornali italiani dell’ultimo anno e mezzo, con le decine di aggressioni contro omosessuali e immigrati. Lì sì che c’è stata una criminalizzazione delle future vittime.

Massimo Tartaglia, l’aggressore di ieri, non è un terrorista ma una persona in cura per problemi psichiatrici. Per quel che sappiamo oggi, non ha nessun collegamento con strutture “eversive”, non frequenta organizzazioni politiche dell’opposizione, non ha mandanti politici. Sembrerebbe un caso di follia contro un personaggio famoso.

Invece, abbiamo già sentito e continueremo a sentire nei prossimi giorni un refrain già ascoltato ai tempi dell’omicidio Biagi alcuni anni fa: le critiche al Capo hanno armato la mano dei terroristi. La strategia nei prossimi giorni sarà più o meno questa: schiacciare qualsiasi critica, qualsiasi simulacro di opposizione sul gesto e sulla figura folle di Massimo Tartaglia. Non si farà differenza tra chi presenta una mozione di sfiducia contro un sottosegretario accusato di concorso esterno in associazione camorristica e chi, armato di statuetta del Duomo, aggredisce fisicamente Silvio Berlusconi.

Si afferma come verità assoluta l’esistenza di un clima di odio politico che non c’è per poi giustificare l’equazione tra opposizione e facinorosi, delegittimando ogni possibilità di critica. Basta leggere non le dichiarazioni degli esponenti della maggioranza ma l’editoriale di oggi del maggiore quotidiano italiano: “È la degradazione dell’avversario a nemico da abbattere. Non la lotta politica, anche accesa, che assume le forme di una competizione leale tra schieramenti che si riconoscono reciprocamente legittimità. Ma la versione primitiva della politica come simulacro della guerra civile. Questa versione sta dominando la politica italiana con un crescendo di ostilità che sfiora la guerra antropologica tra due Italie che si odiano, incapaci di parlarsi”.

Una non-verità, se ripetuta più volte e da angoli apparentemente diversi, diventa vera. Questa è la regola applicata da molti anni dalla destra italiana. Ecco perché le parole di Di Pietro sono sbagliate: perché accettano l’idea che ci sia un “clima di odio”, semplicemente addebitandone la colpa a Berlusconi.

L’aggressione di ieri può portare a due cose. La prima, più inquietante, è che sia un pezzo della creazione di uno “stato d’eccezione” come lo avrebbe chiamato con ammirazione il filosofo Carl Schmitt: il “clima da guerra civile” sarà dipinto come un’emergenza che giustifica una certa sospensione dello Stato di diritto. E invece oggi più che mai va difesa la Costituzione, il libero dibattito e la possibilità di fare opposizione.

La seconda possibilità è che l’aggressione di Massimo Tartaglia sia l’ennesima occasione per non occuparsi del dramma di milioni di persone che, lentamente ma inesorabilmente, scivolano verso la povertà, la disperazione, la paura. Sarebbe questo, oltre alla violenza perpetrata, un altro motivo per disprezzare l’aggressore.

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TAGS massimo tartaglia berlusconi

14/12/2009 17:56

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