
Lavoro
Fine del sogno americano. Un giovane su 3 resta in famiglia
Negli ultimi dieci anni è aumentato il numero dei lavoratori under 35 che vivono con i genitori. Salari bassi, debiti universitari, precarietà. “La nostra situazione è preoccupante. Non siamo garantiti”. La maggioranza dà la colpa a Bush e Wall Street
di Marilina Russo
Vi ricordate i “bamboccioni”, i giovani italiani che non si decidono a lasciare casa di “mammà” apostrofati qualche anno fa da Tommaso Padoa Schioppa? Be', pare che la malattia si sia estesa anche agli Stati Uniti. Negli ultimi dieci anni, infatti, è aumentato il numero dei lavoratori under 35 anni che vivono in casa con i genitori. In un’indagine dal titolo “Young workers: a lost decade” ossia “Il lavoro dei giovani: un decennio perduto”, pubblicata dall'Afl-Cio (il sindacato Usa), emerge un "allarmante deterioramento" della situazione economica dei giovani lavoratori in questi dieci anni: occupazione, redditi e prestazioni hanno registrato un netto calo, così come il loro ottimismo.
La ricerca, realizzata su un campione di 1.156 persone distribuite su tutto il territorio nazionale, ha messo in luce nuovi gravi problemi rispetto al decennio trascorso. Giovani lavoratori alle prese, sempre più di frequente, con problemi finanziari; ancora più gravi se si tratta di giovani di colore, di lavoratori senza istruzione, e di donne. Rispetto agli over 35, i giovani non sono coperti sul posto di lavoro da un'assicurazione o da piani pensionistici. Cresce sempre di più la probabilità di rimanere disoccupati. Oggi, infatti, il 31 per cento dei giovani lavoratori americani è privo di assicurazione, rispetto al 24 per cento di dieci anni fa. Sono solo il 47 per cento i piani di pensionamento sul luogo di lavoro. Ben il 79 per cento dei non assicurati ammette di non potersi permettere una polizza.
Cresce la sfiducia. Solo tre su dieci dichiarano di avere abbastanza soldi per coprire le bollette: 22 punti percentuali in meno rispetto al 1999; il 24 per cento non riesce nemmeno a sostenere le spese mensili.
Con un tasso di disoccupazione più elevato rispetto al 1999, è difficile trovare un posto di lavoro. Ma è ancora più difficile trovarne uno buono; uno su tre attualmente non è in grado di trovare un lavoro a tempo indeterminato. Intanto è diventato sempre più difficile ricevere un congedo retribuito: solo al 58 per cento vengono versati i giorni di malattia, e solo al 41 per cento vengono offerte ferie per la famiglia.
La famiglia, appunto, altra grande preoccupazione. Sono in molti, infatti, a vedere lontana la possibilità di creare un proprio nucleo e i vincoli finanziari costringono i giovani lavoratori a ritardare il proprio cammino nella vita adulta. Uno dei risultati più sorprendenti di questa indagine rivela che uno su tre, attualmente, vive in casa con i genitori. Quasi due giovani su cinque hanno rallentato gli studi per problemi finanziari. La statistica ci mostra dati ancora più duri, se si tratta di giovani lavoratori di colore: quasi la metà ha rinunciato a un'istruzione o a qualsiasi progetto professionale, perché troppo dispendioso.
Svaniscono, quindi, i sogni di Jessica, 31 anni, "Negli anni Novanta avevamo grandi sogni. Io e tutti i miei amici abbiamo avuto la possibilità di andare al college, credevamo che il futuro fosse pieno di grandi opportunità, di posti di lavoro. Ora mi guardo intorno, sia io che i miei amici siamo indebitati, con lavori che non avremmo mai pensato di intraprendere. Ho avuto la fortuna di ottenere un prestito per la casa, ma purtroppo, a diversi miei amici è stata negata questa possibilità. A volte ci chiediamo se ne è valsa la pena”.
E ancora Laura, 31 anni. “Le cose sono per me decisamente più difficili oggi, più di quanto non fossero per i miei genitori alla mia età. Allora avevano un lavoro, si poteva aprire un negozio di generi alimentari se solo lo si desiderava, potevi costruirti una piccola casa. Oggi non è più così, la nostra situazione è davvero preoccupante. Noi non siamo garantiti”.
La situazione dei lavoratori a basso reddito. Mentre tutti i giovani lavoratori hanno perso terreno in questi anni, le prospettive per il basso reddito sono particolarmente deprimenti. Un problema che non riguarda un numero ristretto: oltre la metà dei giovani guadagna meno di 30mila dollari. Un terzo di questi non riesce a pagare le bollette, sette su dieci non guadagnano abbastanza per coprire due mesi di spese. Unica soluzione: continuare a vivere in famiglia. A complicare le cose, posti di lavoro a basso salario e zero benefici su assicurazioni, pensioni e welfare. Per tutti loro le barriere per l'indipendenza finanziaria e personale sono diventate insormontabili.
Visioni di una rinnovata economia. I giovani lavoratori hanno una visione chiara per il rilancio dell'economia, ed è in gran parte riassunta in un'unica parola: posti di lavoro. Insieme ai posti di lavoro, con un margine di 22 punti percentuali rispetto al 1999 si ritiene prioritaria la riduzione delle tasse, una maggiore spesa pubblica e un quadro di regole per le imprese.
I responsabili. Alla domanda “Chi ritiene responsabile dei problemi economici del paese”, il 50 per cento degli intervistati addossa la colpa a Wall Street, a George Bush, alle banche, o ai manager aziendali. Gli stessi ritengono che l’avidità degli amministratori e delle imprese sia in ogni caso il fattore determinante della crisi finanziaria attuale.
Nuovi elettori. I giovani lavoratori sono pronti a realizzare la loro visione per l'economia, diventando sempre più politicamente attivi. Il 35 per cento sostiene di avere votato per la prima volta nel 2008, e quasi i tre quarti si tengono informati sul governo e gli affari pubblici anche quando non c’è una campagna elettorale in corso. Nel confronto con i lavoratori di età superire ai 35, i giovani politicamente impegnati, si identificano maggiormente con il Partito democratico esprimendo fiducia nelle politiche di Obama. Infatti, circa il 70 per cento di loro è convinto che il capo della Casa Bianca riuscirà a portare il paese nella giusta direzione. Secondo la relazione, più della metà degli intervistati sostiene che i lavoratori dipendenti sono afflitti da meno problemi rispetto agli autonomi, perché hanno un sindacato alle spalle che li protegge.
Come si vede, dunque, la crisi ci rende un po' tutti uguali. Ma portandoci indietro, purtroppo. E' indispensabile che a tutti i giovani lavoratori, compresi quelli colpiti dalla recessione economica, sia data la possibilità di recuperare il decennio perduto, e soprattutto, la possibilità di costruirsi un futuro.
La ricerca, realizzata su un campione di 1.156 persone distribuite su tutto il territorio nazionale, ha messo in luce nuovi gravi problemi rispetto al decennio trascorso. Giovani lavoratori alle prese, sempre più di frequente, con problemi finanziari; ancora più gravi se si tratta di giovani di colore, di lavoratori senza istruzione, e di donne. Rispetto agli over 35, i giovani non sono coperti sul posto di lavoro da un'assicurazione o da piani pensionistici. Cresce sempre di più la probabilità di rimanere disoccupati. Oggi, infatti, il 31 per cento dei giovani lavoratori americani è privo di assicurazione, rispetto al 24 per cento di dieci anni fa. Sono solo il 47 per cento i piani di pensionamento sul luogo di lavoro. Ben il 79 per cento dei non assicurati ammette di non potersi permettere una polizza.
Cresce la sfiducia. Solo tre su dieci dichiarano di avere abbastanza soldi per coprire le bollette: 22 punti percentuali in meno rispetto al 1999; il 24 per cento non riesce nemmeno a sostenere le spese mensili.
Con un tasso di disoccupazione più elevato rispetto al 1999, è difficile trovare un posto di lavoro. Ma è ancora più difficile trovarne uno buono; uno su tre attualmente non è in grado di trovare un lavoro a tempo indeterminato. Intanto è diventato sempre più difficile ricevere un congedo retribuito: solo al 58 per cento vengono versati i giorni di malattia, e solo al 41 per cento vengono offerte ferie per la famiglia.
La famiglia, appunto, altra grande preoccupazione. Sono in molti, infatti, a vedere lontana la possibilità di creare un proprio nucleo e i vincoli finanziari costringono i giovani lavoratori a ritardare il proprio cammino nella vita adulta. Uno dei risultati più sorprendenti di questa indagine rivela che uno su tre, attualmente, vive in casa con i genitori. Quasi due giovani su cinque hanno rallentato gli studi per problemi finanziari. La statistica ci mostra dati ancora più duri, se si tratta di giovani lavoratori di colore: quasi la metà ha rinunciato a un'istruzione o a qualsiasi progetto professionale, perché troppo dispendioso.
Svaniscono, quindi, i sogni di Jessica, 31 anni, "Negli anni Novanta avevamo grandi sogni. Io e tutti i miei amici abbiamo avuto la possibilità di andare al college, credevamo che il futuro fosse pieno di grandi opportunità, di posti di lavoro. Ora mi guardo intorno, sia io che i miei amici siamo indebitati, con lavori che non avremmo mai pensato di intraprendere. Ho avuto la fortuna di ottenere un prestito per la casa, ma purtroppo, a diversi miei amici è stata negata questa possibilità. A volte ci chiediamo se ne è valsa la pena”.
E ancora Laura, 31 anni. “Le cose sono per me decisamente più difficili oggi, più di quanto non fossero per i miei genitori alla mia età. Allora avevano un lavoro, si poteva aprire un negozio di generi alimentari se solo lo si desiderava, potevi costruirti una piccola casa. Oggi non è più così, la nostra situazione è davvero preoccupante. Noi non siamo garantiti”.
Visioni di una rinnovata economia. I giovani lavoratori hanno una visione chiara per il rilancio dell'economia, ed è in gran parte riassunta in un'unica parola: posti di lavoro. Insieme ai posti di lavoro, con un margine di 22 punti percentuali rispetto al 1999 si ritiene prioritaria la riduzione delle tasse, una maggiore spesa pubblica e un quadro di regole per le imprese.
I responsabili. Alla domanda “Chi ritiene responsabile dei problemi economici del paese”, il 50 per cento degli intervistati addossa la colpa a Wall Street, a George Bush, alle banche, o ai manager aziendali. Gli stessi ritengono che l’avidità degli amministratori e delle imprese sia in ogni caso il fattore determinante della crisi finanziaria attuale.
Nuovi elettori. I giovani lavoratori sono pronti a realizzare la loro visione per l'economia, diventando sempre più politicamente attivi. Il 35 per cento sostiene di avere votato per la prima volta nel 2008, e quasi i tre quarti si tengono informati sul governo e gli affari pubblici anche quando non c’è una campagna elettorale in corso. Nel confronto con i lavoratori di età superire ai 35, i giovani politicamente impegnati, si identificano maggiormente con il Partito democratico esprimendo fiducia nelle politiche di Obama. Infatti, circa il 70 per cento di loro è convinto che il capo della Casa Bianca riuscirà a portare il paese nella giusta direzione. Secondo la relazione, più della metà degli intervistati sostiene che i lavoratori dipendenti sono afflitti da meno problemi rispetto agli autonomi, perché hanno un sindacato alle spalle che li protegge.
Come si vede, dunque, la crisi ci rende un po' tutti uguali. Ma portandoci indietro, purtroppo. E' indispensabile che a tutti i giovani lavoratori, compresi quelli colpiti dalla recessione economica, sia data la possibilità di recuperare il decennio perduto, e soprattutto, la possibilità di costruirsi un futuro.
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TAGS crisi economica giovani americani usa lavoro
10/12/2009 15:49















