
America latina
Il Cile si prepara al dopo Bachelet
Si avvicinano le elezioni del 13 dicembre. Lo scontro tra destra e sinistra, la crisi economica. Il modello neoliberista ha permeato le politiche di governo in questi anni. Ne ha fatto le spese il sindacato, che ha ricevuto il colpo più duro
di Nana Corossacz
La vicenda politica di Me-O, che ha 37 anni, si intreccia con la sua storia personale e rivela il logoramento della Concertaciòn, il cui segnale più manifesto è la mancanza di rinnovamento del gruppo dirigente. Figlio di Miguel Enriquez, leader del Mir (partito di estrema sinistra nel periodo di Allende, poi assassinato dalla dittatura) viene adottato da Ominami, allora militante del Mir e poi ministro dell’Economia per il Ps durante la Concertaciòn. Diventato senatore Ominami esce dal Ps e diventa consigliere del figlio. Il programma di Me-O, che con buona dose di ambiguità si definisce progressista liberale, contempla la necessità di combattere la disoccupazione con più investimenti in educazione e formazione ma anche quella di dare più aiuti agli imprenditori per creare così più posti di lavoro a tempo indeterminato.
Lineare è il percorso del candidato ufficiale della Concertaciòn, che appartiene alla Dc, partito che a sua volta ha perso negli anni alcuni dei suoi esponenti di spicco. Valga per tutti il caso di Andrés Zaldívar, il quale dopo l’espulsione fonda il Partito regionalista degli indipendenti e si fa eleggere presidente del senato con i voti dell’opposizione conservatrice. Frei, figlio dello stesso Frei che fu presidente prima di Salvador Allende, è stato gia presidente durante la Concertaciòn dal 1994 al 2000. Il suo programma dà la misura della mancanza, nei quasi 20 anni di governo della Concertaciòn, di politiche del lavoro dirette a ridurre le disuguaglianze sociali, che restano tra le più forti del continente. Il programma prevede infine l’impegno a realizzare la riforma del Codice del Lavoro pinochettista del 1979, oltre a quello di rendere praticabile la contrattazione collettiva e il diritto di sciopero.
Piñera ha un programma pirotecnico: promette un milione di posti di lavoro, 10.000 nuovi carabinieri nelle strade, un aumento del 50 per cento per le pensioni minime, la costruzione di migliaia di case popolari. Promesse allettanti in un paese colpito dalla crisi mondiale: la disoccupazione (dati ufficiali) ha superato il 10 per cento (prima della crisi era tra il 7 e l’8), il che equivale a circa 957 mila persone contando anche il lavoro precario (circa 200.000 in più dell’anno passato). In termini reali il tasso si aggira intorno al 15 per cento. Il trionfo di Piñera non sarebbe sorprendente, perché dal 1990 la destra ha sempre superato il 40 per cento dei voti. Sorprende di più la cocciutaggine della Concertaciòn che, a differenza del Frente Amplio in Uruguay, non ha cercato un compromesso interno (che probabilmente avrebbe portato a una terza presidenza socialista).A detta di molti, comunque vadano le elezioni, l’esaurimento di questa esperienza è ormai segnato.
Al momento tutti i sondaggi danno Piñera al 37,8 per cento, Frei al 27, Me-O al 22,3 e Arrate al 6,4. Se si andasse al ballottaggio ci sarebbe anche l’incognita di Me-O, che finora evita di dare indicazioni di voto, certo che sarà lui a disputare la presidenza con Piñera. Un dato positivo riguarda la Bachelet (che non può essere ricandidata). In tutti i sondaggi ha un indice di gradimento che si aggira intorno all’80 per cento, un dato straordinario per una governante a fine mandato.
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03/12/2009 19:15














