
Black Fridays
Gli americani ricascano nel consumismo
Anche quest’anno milioni di persone hanno partecipato al “venerdì nero” di shopping e supersaldi. Non ci sono stati i morti del 2008, ma gli Usa non guariscono dalla cultura dell’indebitamento e della spesa compulsivi che hanno fatto esplodere la crisi
di Alessandro Coppola
Forse per esorcizzare il trauma del venerdì nero del 1869 – il primo di una lunga serie di tracolli finanziari della storia nazionale – un secolo dopo è spuntato un altro, ancor più prosaico, Black Friday. Ovvero ventiquattro ore in cui concedere all’inarrivabile bulimia consumistica degli americani non solo le condizioni ideali per il suo dispiegamento, ma anche la massima copertura mediatica. Neanche conclusa la digestione dell’enorme tacchino del giorno del Ringraziamento, una giovane tradizione – si dice sia nata a Filadelfia negli anni sessanta - vuole che nell’ultimo venerdì del mese di novembre negozi e grandi magazzini ai quattro angoli del paese offrano una messe di svendite e super-saldi, dando il la ai super-ricavi del periodo natalizio.
Un autentico plebiscito nazionale se è vero che – così almeno sostiene la Reuters – l’edizione 2007 del Black Friday ha attirato più americani – 135 milioni di persone, sui circa 300 milioni totali - delle elezioni presidenziali dell’anno successivo, in numeri assoluti le più partecipate della storia del paese.
Ma se non stupisce che l’esercizio del diritto al consumo riscuota più successo di quello di voto, a lasciare atterriti sono gli effetti collaterali. O quantomeno quelli più appariscenti. Le folle del 2008, forse aizzate dalla crisi, hanno travolto, uccidendolo, un agente della sicurezza della Wal Mart vicino New York e spedito in ospedale una donna incinta. Lo stesso giorno, in California, il bilancio del litigio per il controllo dell’ultimo giocattolo in saldo è stato di due morti ammazzati (aiuterebbe se l’andare in giro armati non fosse ancora considerato, appunto, un diritto). Fortunatamente, l’edizione 2009 non è stata altrettanto sanguinosa.
Mentre i più ottimisti sperano che la grande recessione possa cambiare durevolmente quella cultura dell’indebitamento e della spesa compulsivi che ha strozzato l’America. Una grande occasione per gli inventori del Buy Nothing Day (giorno del non comprar nulla) che dal Black Friday del 1997 manifestano contro l’iper-consumismo, terrorizzando avventori di negozi e centri commerciali con i loro sinistri rituali della distruzione pubblica di carte di credito e la pornografica esibizione di carrelli vuoti. Per poi tornare nelle loro case in cui, alla vigilia della conferenza di Copenaghen, hanno deciso di restare al buio e sconnessi per una giornata intera.
Che dire? Forse una nuova pagina dello scontro fra opposti fondamentalismi che agita (in questo caso, piuttosto marginalmente) la vita americana. Ma, almeno, il Buy Nothing Day non uccide nessuno. E forse ci aiuta a ripensare al nostro posto in quel mondo di cose in cui siamo immersi. Un mondo che, per molti, la crisi ha appena increspato.
Un autentico plebiscito nazionale se è vero che – così almeno sostiene la Reuters – l’edizione 2007 del Black Friday ha attirato più americani – 135 milioni di persone, sui circa 300 milioni totali - delle elezioni presidenziali dell’anno successivo, in numeri assoluti le più partecipate della storia del paese.
Mentre i più ottimisti sperano che la grande recessione possa cambiare durevolmente quella cultura dell’indebitamento e della spesa compulsivi che ha strozzato l’America. Una grande occasione per gli inventori del Buy Nothing Day (giorno del non comprar nulla) che dal Black Friday del 1997 manifestano contro l’iper-consumismo, terrorizzando avventori di negozi e centri commerciali con i loro sinistri rituali della distruzione pubblica di carte di credito e la pornografica esibizione di carrelli vuoti. Per poi tornare nelle loro case in cui, alla vigilia della conferenza di Copenaghen, hanno deciso di restare al buio e sconnessi per una giornata intera.
Che dire? Forse una nuova pagina dello scontro fra opposti fondamentalismi che agita (in questo caso, piuttosto marginalmente) la vita americana. Ma, almeno, il Buy Nothing Day non uccide nessuno. E forse ci aiuta a ripensare al nostro posto in quel mondo di cose in cui siamo immersi. Un mondo che, per molti, la crisi ha appena increspato.
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30/11/2009 16:44














