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di ARuda

pubblicato il 27/11/2009

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L'acqua e il mercato

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Il mercato e l’acqua non possono essere messi in relazione semplicemente perché la domanda dell’acqua non ha il requisito della sovranità del consumatore

di ARuda

Riporto alcuni passi dell'intervento del Senatore Gasparri (PdL) dal sito de "Il Sole 24 ore"(7 novembre) dal titolo: “Per l'acqua il confine tra gestione e proprietà”. "L'equidistanza tra pubblico e privato è il pilastro fondamentale di questa riforma"...... "Una riforma per il mercato; per innestare la competitività all'interno di settori che ne sono stati per troppo tempo al riparo; per liberalizzare e, quindi, anche privatizzare, qualora ve ne siano le condizioni e le dinamiche del confronto competitivo tra operatori individuino soggetti privati come i migliori sul mercato di riferimento". Il problema sta qui, introdurre il concetto di mercato per un bene che non ha mercato. Il mercato implica la possibilità di rinunciare all’acquisto di un bene. Il mercato e l’acqua non possono essere messi in relazione semplicemente perché la domanda dell’acqua non ha il requisito della sovranità del consumatore. A meno che non si dica che l’acqua della rete idrica può essere sostituta dall’acqua minerale comprata nel supermercato. Ma allora si tratterebbe di una completa privatizzazione dell’acqua.

Il mercato non può essere messo in relazione con l’acqua per un altro motivo. Il mercato non è interessato al consumatore “marginale”, cioè isolato, in aree ancora non servite dalla rete (non solo idrica, ma anche telefonica, ferroviaria, ecc.) per servire il quale i costi superano la tariffa o prezzo. Il mercato, per esempio, non potrebbe mai servire gli abitanti dei paesini dell’Appennino o nella pianura della Nurra in Sardegna. Questi utenti sono gli “orfani” del mercato. Il mercato quindi non può assicurare l’universalità del servizio.

Ma l'articolo 15 del Decreto Ronchi sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali, che comprende la gestione dell'acqua, considera il mercato come la norma, anche se nel testo si precisa che dovrà essere garantita la proprietà pubblica dell’ acqua, e la gestione “in house” sarà permessa solo in casi “eccezionali”. Esiste il pregiudizio che la gestione pubblica sia inefficiente. Ma la conclusione che se ne dovrebbe trarre, apparentemente paradossale, è che se il Pubblico è inefficiente esso dovrebbe gestire l’acqua in proprio, perché nel rapporto agente (la società privata) e principale (il Pubblico) quest’ultimo non avrebbe la capacità di controllare la gestione privata (standard e universalità del servizio). Quindi dal punto di vista della gestione l’inefficienza ha un effetto “neutro”, produce, in un settore come l’acqua, risultati equivalenti e ugualmente negativi. E allora il problema non è la gestione pubblica o privata, ma l’efficienza della gestione pubblica.
Ecco perché l’opposizione al decreto Ronchi va oltre la norma considerata alla lettera, si tratta di un’opposizione a una “filosofia”, la filosofia del mercato sempre e comunque.
http://articolo38.blogspot.com/2009/11/lacqua-e-il-mercato.html


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TAGS privatizzazione dell'acqua acqua

27/11/2009 22:12

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