Il colosso americano dell’alluminio annuncia il blocco della produzione a Fusina (Venezia) e Portovesme (Carbonia-Iglesias). Scatta la protesta dei lavoratori con occupazioni e cortei nelle due regioni. Il 26 novembre tavolo al ministero dello Sviluppo
Le peggiori previsioni per il futuro degli stabilimenti Alcoa di Fusina (Venezia) e Portovesme (Carbonia-Iglesias) sembrano confermate. Il colosso americano dell’alluminio ha infatti reagito alla richiesta di rimborso da parte della Ue, che chiede indietro gli aiuti di Stato ricevuti sulle tariffe elettriche, annunciando la stop produttivo nei due stabilimenti italiani e l’intenzione di fare ricorso. “Alcoa sospenderà temporaneamente la produzione nelle due fabbriche di Fusina e Portovesme dove sono interessati duemila addetti diretti e indiretti”, si legge in una nota del gruppo diffusa nella notte del 19 novembre. L’azienda impiega 63.000 dipendenti in 31 paesi, e nel 2008 ha registrato entrate per 26,9 miliardi di dollari.
Il problema della multinazionale è legato ai costi dell’energia elettrica per la lavorazione del metallo che, essendo più alti in Italia rispetto agli altri Paesi Ue, sono stati armonizzati con la reazione dell’Europa per concorrenza sleale. Nel pomeriggio di oggi (20 novembre) la parziale smentita: Alcoa avrebbe infatti deciso di non intraprendere azioni negative almeno per i prossimi 15 giorni nei confronti degli operai e dello stabilimento di Portovesme, in Sardegna, almeno così riferisce l’
Adnkronos citando fonti parlamentari. Resta confermato il tavolo al ministero dello Sviluppo Economico, fissato per giovedì 26 novembre, cui parteciperanno rappresentanti del governo, dell’aziende e dei lavoratori, appuntamento da cui si capirà qualcosa in più sul destino di almeno 2.500 lavoratori, senza considerare l'indotto.
SCATTA LA PROTESTA. Ad ogni modo, se le produzioni dovessero fermarsi, difficilmente potrebbero essere riavviate, almeno nel breve periodo. Così, non appena si è diffusa la notizia, i lavoratori dei due siti si sono riuniti in assemblea. A Fusina sono usciti in corteo per recarsi alla rotonda sulla Romea che costituisce un cruciale punto di snodo del traffico. A Portovesme hanno bloccato i cancelli e le diverse attività, a esclusione delle manovre necessarie per mantenere in funzione le celle di produzione dell’alluminio, e in un primo momento si era anche diffusa la notizia del “sequestro” di alcuni manager, poi smentita dal segretario della Cgil sarda Enzo Costa all’
Apcom: “I dirigenti sono rimasti di loro iniziativa”, e comunque “con una notizia come quella la fabbrica si ferma”. Costa, dopo avere spiegato che “con l’azienda ora c’è un black out”, ha anche assicurato che all’interno della fabbrica “non succederà niente di drammatico", ma aggiunge anche che “i lavoratori stanno vivendo un dramma”, invitando tutti a “non aggiungere a questo un altro dramma. Stiamo cercando di capire come può essere recuperata la situazione. C’è volontà forte degli operai di non fermare gli impianti anche perché questa decisione cade quando la Sardegna ha già perso 34mila posti di lavoro negli ultimi dodici mesi. Non possiamo permetterci di perderne altri”.
FIOM: “NO A STOP PRODUZIONI”. Dura la reazione della Fiom: “La produzione di alluminio primario nei due siti deve essere salvaguardata mettendo in campo tutte le iniziative possibili. Alcoa rappresenta l’intera produzione italiana di alluminio e copre il 18 per cento del fabbisogno nazionale. Se la produzione venisse meno, anche le aziende che svolgono le lavorazioni successive, come quelle del settore dell’estrusione, dovrebbero approvvigionarsi all’estero, con un evidente aggravio di costi e con la conseguente messa a rischio di produzioni attualmente svolte nel nostro paese e, quindi, di altre migliaia di posti di lavoro”. Infine le richieste: “Chiediamo sia al governo che ad Alcoa di far sì che vengano sospese tutte le procedure che portano verso la fermata della produzione. Anche l’azienda, oltre al governo, non può sottrarsi alla ricerca di soluzioni per il mantenimento delle produzioni in Italia. Nessuno può dimenticare i grandi profitti fatti da Alcoa in questi 10 anni di presenza nel nostro paese”.