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Le mani delle mafie sul Lazio

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La criminalità organizzata si espande con velocità in tutta la regione. La mappa delle cosche provincia per provincia. Allarme Fillea Cgil: "Fenomeno in crescita, lo vediamo negli appalti e nei cantieri". La richiesta: "Subito legge regionale ad hoc"

di M.M.

autore: k21991, da flickr (immagini di k21991, flickr)
Dai clan dei Casalesi alle ‘ndrine della Calabria, fino agli esponenti della Sacra corona unita. Ci sono tutte le organizzazioni criminali nella mappa che disegna le infiltrazioni mafiose nel Lazio. L’allarme fu lanciato un paio d’anni fa dall’Osservatorio per la sicurezza e la legalità della Regione, a ribadirlo oggi è il sindacato degli edili Cgil, che vuole accendere i riflettori una volta di più su un fenomeno che trova gioco facile soprattutto sul meccanismo degli appalti e delle gare al ribasso, oltre che nel giro dei ‘caporali’. “Un allarme che suona ancora più forte in un momento di crisi come quello attuale”, ha detto il segretario generale della Fillea di Roma e Lazio, Roberto Cellini, aprendo l’iniziativa intitolata “Cantieri trasparenti: le mani giuste sulla regione”. Anche perché, aggiunge, “c’è profonda preoccupazione per un clima decisamente peggiorato nei cantieri edili di tutta la regione riguardo alla legalità e alla trasparenza”. La Fillea punta il dito soprattutto sui ribassi d’asta senza controllo: ad esempio, nella gara per l’acquisizione dell’esecuzione dei lavori del Centro Congressi all’Eur “La Nuvola di Fuksas”, tra il prezzo a base di gara e quello di aggiudicazione offerto dall’impresa Condotte c’è una differenza di circa 50 milioni di euro.

LE STORIE. Esemplare la vicenda dell’appalto sull’edilizia residenziale privata a Fondi, affare da circa un milione di euro. Per motivi mai chiariti, i committenti non hanno più pagato la società esecutrice, che a propria volta ha lasciato i lavoratori senza stipendio. Inizialmente si riesce a trovare un accordo tra i sindacati e le imprese, rappresentate dall’avvocato fondiano Riccardo Izzi, ex assessore ai lavori pubblici di Fondi ai tempi dell’operazione antimafia Damasco I. Alla fine, però, dei 30.000 euro di credito che i lavoratori avrebbero dovuto ricevere, solo una piccola parte (5.000 euro) viene restituita: il 6 luglio scorso, infatti, Izzi viene arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia Damasco II per concorso in associazione mafiosa. Fino allo scioglimento del Comune giunto fino alle cronache nazionali.

In Ciociaria, e in particolare nel cassinate, emerge la forte presenza di imprese che provengono da Casal di Principe. Fatto che non è di per sé sinonimo di malaffare. “Ma siamo preoccupati da alcuni indicatori”, riprende Cellini: “Anzitutto l’adesione a casse edili anomale, fuori dai circuiti tradizionali. Poi, la difficoltà, per noi inusuale, a entrare in contatto con i lavoratori nei cantieri, dove girano personaggi non riconducibili a figure tecniche o di direzione”. Su Viterbo non ci sono fatti concreti ma indicatori di anomalia significativi, in controtendenza rispetto alla crisi del territorio. Altri esempi. A Rieti la società Safab, che sta svolgendo lavori di costruzione di una superstrada lotto Micigliano-Gole del Velino, ha subito l’arresto a Palermo di tutto il gruppo dirigente: presidente, vicepresidente amministratore e direttore tecnico, oggi scarcerati con obbligo di firma. Quanto a Roma, spicca l’episodio delle costruzione delle piscine per i mondiali di nuoto passato alle cronache giudiziarie: "Oltre a riaffermare una certa riconoscenza che la politica romana offre da sempre agli amici dei circoli sportivi - ha detto Cellini -, l'episodio ha riaffermato l’incapacità di gestire i grandi eventi e il concetto di straordinarietà del settore".

LE PROPOSTE. Anzitutto, spiega Cellini, “vogliamo ripartire dall’unità di azione con Cisl e Uil”. La richiesta di Claudio Di Berardino, segretario della Cgil di Roma e Lazio, è chiara: “Serve una legge regionale ad hoc, e anche c’è bisogno di ridiscutere le modalità di controllo del territorio e il coordinamento delle forze dell'ordine deputate a verificare autorizzazioni e ad effettuare ispezioni nei cantieri edili. Con l’aggravarsi della crisi economica e produttiva - rimarca Di Berardino - le famiglie vanno in difficoltà, le aziende non hanno risorse anche perché manca una politica del credito in Italia come nel Lazio, lì intervengono mafia e camorra”.


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TAGS lazio edili mafia fillea camorra roma

19/11/2009 19:05

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