In un anno 11 milioni di nuove linee attivate. Nella Ue-27 il 24% dei cittadini ha una connessione veloce, che consente di lavorare, informare e fare social networking. Danimarca e Olanda all’avanguardia. Italia sempre più indietro
La banda larga in Europa fa passi da gigante. Un rapporto pubblicato oggi dalla Commissione europea riporta 11 milioni di nuove linee fisse attivate in un anno. Lo scorso luglio – si legge sempre nel rapporto - il 24% dei cittadini Ue disponeva di un contratto di accesso alla banda larga rispetto al 21,6% nello stesso mese del 2008.
Resta al palo solo l’Italia, dove – per citare la battuta di un film di David Lynch – “No hay banda”, o comunque ce n’è ancora troppo poca. In Italia – si legge sempre nel rapporto - il tasso di penetrazione della banda larga attraverso linee fisse (19,8%) è inferiore a quello della media Ue a 27 stati membri (23,9%), e non va oltre il diciassettesimo posto.
L’Italia è lontanissima dalle percentuali di paesi come Danimarca (37,3%) e Olanda (36,2%). Ma la popolazione dotata di banda larga è molto alta anche in Svezia (31,3%), Finlandia (30,7%), Lussemburgo (28,8%), Gran Bretagna (28,4%), Francia (27,7%), Germania e Belgio (entrambi 27,5%).
Come spieghiamo
in questa analisi, l’arretratezza dell’Italia si paga nella valuta della mancanza di informazione e democrazia. Un Paese davvero in rete è un Paese che consente ai suoi cittadini di informarsi con mezzi diversi e più pluralisti rispetto al solito Tg mummificato, e di conseguenza di prendere decisioni, ma anche di fare informazione direttamente, di lavorare, di entrare in relazione. L’equazione è semplice: “+ banda = + democrazia”.
In Europa – tornando al rapporto della Commissione - crescono anche gli abbonamenti alla banda larga attraverso i servizi di telefonia mobile: +54% rispetto a gennaio (con un tasso di penetrazione media del 4,2% nella popolazione Ue). Cresce anche la velocità delle linee: l'80% è uguale pari o superiore ai 2 Mbps (+5% rispetto al 2008), soglia che consente l'utilizzo delle applicazioni Web 2.0 e dello streaming video. Mentre il 15% supera i 10 Mbps (+10% rispetto a gennaio).
In Italia brucia ancora l’affossamento del piano da 800 milioni di euro per il superamento del digital divide. La notizia, risalente a inizio novembre, ha sconfortato milioni di italiani. Il ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola ha però assicurato lo scorso 15 novembre che il progetto sarà realizzato. “Nei programmi del governo - ha spiegato Scajola - ci sono investimenti in nuove tecnologie e nella ricerca. La banda larga è come l'Autostrada del Sole nel 1960. Pensate se non ci fosse. Oggi non si riesce a comunicare se non attraverso internet veloce. Noi abbiamo due terzi del nostro Paese che è senza internet e quindi condanniamo giovani e imprese in tante parti del territorio a rimanere fuori, abbiamo bisogno di dare internet a tutti e di darlo veloce”. “La legge sviluppo - ha detto Scajola - ha previsto un investimento in banda larga. Lo faremo e penso anche che questi investimenti saranno sbloccati in tempi brevi. All'interno del governo non ci sono polemiche sulla banda larga, c'è solo la necessità di approvare la legge”.
A queste dichiarazioni si aggiungono quelle del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta: “Penso che il primo stanziamento per la banda larga verra' dal prossimo Cipe, nella prima settimana di dicembre. Per l'ammontare, aspettiamo”.
Per il momento, ad ogni modo, i fatti battono le parole due a zero. Ed è una brutta sconfitta.