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Pessimo clima su Copenaghen

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La conferenza sul clima si avvicina, ma è difficile che si riprenda dal k.o. dato da Cina e Usa. Se sarà solo accordo politico, non servirà. La Russia annuncia il taglio del 20% sulle emissioni. Chi crede ancora nel vertice, a parte gli scienziati?

di Davide Orecchio

Accordo politico, intesa in due tempi, accordo vincolante per la riduzione di CO2 solo per i paesi industrializzati e più generico e facoltativo per quelli in via di sviluppo: quale che sia la definizione del compromesso raggiunto tra Cina e Usa su clima e inquinamento a poche settimane dall’apertura della conferenza Onu di Copenaghen, i commenti all’indomani del medesimo sono a dir poco pessimisti. E si inizia a sentire nell’aria l’odore del “liberi tutti”.

Negli ultimi giorni i presidenti Barack Obama e Hu Jintao ci hanno sottoposto a un’avvincente altalena: in un primo momento sembrava che Usa e Cina avessero affossato Copenaghen, adesso sembra che l’abbiano recuperato. Ma l’impressione che resta è la prima, quella del declassamento del vertice sul clima che si apre il 7 dicembre nella capitale danese. Ricordiamo che sul tavolo del vertice, in estrema sintesi, avrebbe dovuto esserci un impegno globale e vincolante che superasse il protocollo di Kyoto (in scadenza nel 2012) e che “arruolasse” quasi 200 paesi nel taglio alle emissioni di CO2 del 50% entro il 2050. Un impegno, inoltre, a non oltrepassare i 2 gradi centigradi di aumento della temperatura globale – soglia oltre la quale gli esperti prevedono disastri. Quell’impegno, già mancato nell’ordine: dal G8 dell’Aquila, dal G20 di Pittsburgh e dal vertice Onu di settembre, non sarà preso a Copenaghen. A meno che il resto del mondo non decida di darsi degli obiettivi e dei vincoli ai quali i due maggiori inquinatori del pianeta hanno deciso di sottrarsi; il che sembra improbabile.

Come ci hanno spiegato agenzie di stampa e quotidiani, il “rilancio” di Copenaghen voluto da Obama e Hu Jintao funzionerebbe così: in Danimarca ci sarà un accordo politico che includerà i punti fondamentali di un’intesa da definire però in un’occasione successiva. La Cina vorrebbe inoltre ottenere l’adozione di tetti vincolanti solo da parte delle nazioni industrializzate, e un più morbido “monitoraggio” di obiettivi comunque meno ambiziosi assunti dai paesi emergenti.

Per Copenaghen, ha detto Obama, “noi non puntiamo a un accordo parziale o a una dichiarazione politica, ma piuttosto a un accordo che copra tutti i problemi con i negoziati e che abbia effetto immediato”. Staremo a vedere. Tuttavia, come ha scritto Guglielmo Ragozzino sul manifesto, se due paesi che, “insieme, producono il 40% di tutte le emissioni umane di anidride carbonica” decidono “di non accettare vincoli di sorta (...), la Conferenza danese potrebbe anche non cominciare. Il suo esito deludente è scontato. Il 40% si è chiamato fuori”. “I due paesi del nuovissimo G2 – spiega ancora Ragozzino - si equivalgono per le emissioni, ma mentre quelle cinesi crescono anno dopo anno, quelle della potenza rivale si stanno, lentamente, riducendo. Pechino esige un risarcimento preventivo per l'inquinamento americano del passato; non vuole dollari, visto che ne ha già troppi, ma tecnologie appropriate. Washington, dal canto suo, afferma la propria disponibilità a tagliare le proprie emissioni all'unisono con gli altri grandi inquinatori, ma non prima degli altri. Da sempre l'America pretende di decidere in modo autonomo; e oggi il problema del presidente Barack Obama è quello di strappare al suo Senato un voto accettabile sulla sanità. A questo fine – conclude Ragozzino - è disposto a ogni compromesso, per quanto devastante sia sul piano ambientale”.

La novità diplomatica dell’ultim’ora riguarda la Russia, che da parte sua si è detta disposta a ridurre le proprie emissioni di gas serra del 20/25%. Il contributo russo al vertice di Copenaghen è stato comunicato dal presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, in una conferenza stampa congiunta con il presidente Dimitri Medvedev, al termine del vertice Ue-Russia tenutosi nella capitale danese. Barroso ha detto di avere “fiducia che si possano ancora ottenere dei risultati significativi a Copenaghen”.

A casa nostra, però, selezioniamo dal mazzo due commenti che non mostrano lo stesso ottimismo di Barroso. Il primo è il più fresco, ed è quello del presidente dell'Unione Petrolifera, Pasquale De Vita, secondo il quale un accordo politico senza misure concrete e globali, a Copenaghen, “servirà a poco” e “creerà gravi problemi: una parte del mondo, tra cui noi, infatti, adotta misure (...) e – ha detto De Vita alle agenzie - c'è il rischio di trovarsi in difficoltà, in svantaggio competitivo”.

Il secondo commento è del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che dice: “Visto che è stato detto che Copenaghen sarà svuotato prenderemo una posizione netta: davanti a una simile situazione chiediamo che l'Europa non decida di porre ulteriori tagli unilaterali alle emissioni di Co2”.

La smobilitazione è nell’aria, e l’hanno innescata proprio Obama e Hu Jintao. Naturalmente la speranza è che quest’impressione sia del tutto sbagliata.

Mentre le diplomazie disarmano il vertice di Copenaghen, gli scienziati invece continuano ad armarlo di potenti ragioni. L’ultima delle quali viene da uno studio pubblicato nell’edizione on line della rivista Nature Geoscience, secondo il quale i serbatoi naturali del pianeta non sono più in grado di catturare e compensare le nostre emissioni di CO2. Il che significa che l’equilibrio tra uomo e ambiente si è rotto. La ricerca – condotta da oltre 30 ricercatori di sette paesi – dimostra che dal 1959 al 2008 la quota di emissioni rimasta nell’atmosfera è cresciuta dal 40% al 45%, sintomo che i polmoni del pianeta non riescono più a contenere le emissioni dell’uomo. E dal 1990 al 2008 le emissioni di combustibili fossili sono aumentate del 41%.



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TAGS vertice di copenhagen clima emissioni hu jintao gas serra c02 obama

18/11/2009 18:51

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