Riparte la cig nello stabilimento siciliano, scatta la protesta dei lavoratori. Gli operai in municipio si riuniscono in assemblea col sindaco. Chiedono una linea comune sul fermo della produzione: Fiom: "E' un blocco reale dell'attività amministrativa"
Occupato il Comune di Termini Imerese. E' questa la protesta che oggi (18 novembre) mettono in scena i lavoratori della Fiat, nel giorno in cui riparte la cassa integrazione per due settimane nello stabilimento siciliano.
Circa 200-300 operai della fabbrica e dell'indotto hanno dunque occupato il municipio, che si trova a 35 chilometri da Palermo. Stamani, dopo un'assemblea davanti ai cancelli dello stabilimento, le tute blu si sono messe in marcia verso il centro abitato. Attualmente si sono riuniti in assemblea per concordare con il sindaco, Salvatore Burrafato, una linea comune sulla vertenza contro il piano dell'azienda, che ha deciso di fermare dal 2011 la produzione automobilistica nell'impianto. La nuova Lancia Y sarà realizzata in Polonia.
"Non è un'occupazione simbolica - sottolinea Roberto Mastrosimone della Fiom Cgil - ma un blocco reale dell'attività amministrativa. Si deve comprendere che la fine dello stabilimento significa la morte dell'economia di Termini, del comprensorio e di un pezzo di Sicilia".
Gli addetti hanno "eletto" simbolicamente un proprio sindaco. L'operaio ha indossato la striscia tricolore: "Se le istituzioni non prendono in considerazione i nostri problemi - dicono gli occupanti - cercheremo di fare da soli". Chiedono inoltre al Comune che li aiuti a fissare un incontro con il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, prima che la Fiat presenti ufficialmente il piano industriale. Altrimenti, avvertono, "staremo qui ad oltranza".
Ultimo aggiornamento 11.00