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Clima, Usa e Cina declassano Copenaghen

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Barack Obama e Hu Jintao raggiungono un’intesa al ribasso: nessun accordo vincolante sulla riduzione delle emissioni di CO2. La rabbia degli ambientalisti: “L’Europa non può restare a guardare”. Reinfeldt: “E’ il momento della responsabilità”

autore foto: SorbyRock, da flickr (immagini di autore foto: SorbyRock, da flickr)
Il vertice di Copenaghen rischia di fallire prima di essere iniziato. Al summit sul clima che inizia a dicembre non sarà preso alcun accordo globale sul taglio alle emissioni di CO2 del 50% entro il 2050. La decisione è stata presa da Stati Uniti e Cina nel corso del vertice Apec di Singapore tra i paesi dell’area Asia-Pacifico. A Copenaghen sarà con tutta probabilità trovata “solo” un’intesa politica, una sorta di tappa intermedia verso un nuovo vertice che si terrà a Città del Messico.

Barack Obama e il presidente cinese Hu Jintao hanno incontrato il premier danese Lars Loekke Rasmussen, recatosi a Singapore in tutta fretta. Il risultato dell’incontro sono le parole del premier danese: “E’ irrealistico ritenere che da qui al vertice di Copenaghen, che avrà inizio tra tre settimane, sia possibile negoziare un accordo completo che abbia vincoli internazionali. Cercheremo di arrivare – ha detto Rasmussen - a un’intesa politica vincolante che copra tutti i principali elementi del negoziato”.

La Cina si è mostrata sempre riluttante a sottoscrivere impegni vincolanti sulla riduzione di emissioni. Ma lo stesso Obama ha grossi problemi in casa a far passare la sua visione Green, tra i veti del Congresso e l’ostruzionismo delle potenti lobby industriali americane.

“Noi riaffermiamo il nostro impegno ad affrontare i cambiamenti climatici e lavorare verso un accordo ambizioso a Copenaghen”: è quanto si legge nel comunicato congiunto dei 21 leader Apec, che però non fanno alcun accenno a impegni vincolanti, a tempi e percentuali di riduzione dei gas serra.

Il WWF esprime “forte delusione per le dichiarazioni del Primo Ministro danese che ha abbassato il tiro delle ambizioni per il trattato sul clima di Copenaghen, riducendolo a un accordo politico in vista di un futuro accordo vincolante”. Il WWF sottolinea che l'allungamento dei tempi “dimostra scarsa capacità di leadership da parte dei Governi e non tiene conto dell'urgenza posta dalla comunita' scientifica”. Secondo l’associazione ambientalista “frenare le speranze prima della discussione è un grandissimo errore. La presidenza danese dimostra scarso coraggio e ambizione”. “In tutto questo – spiega Mariagrazia Midulla, responsabile programma Clima e Energia del WWF Italia - notiamo l'assenza dell'Europa, ridotta al rango di spettatore da un'intesa tra Stati Uniti e Cina. La mancanza di leadership europea è drammatica e rischia di ridurre il peso politico del vecchio continente sullo scacchiere mondiale ben oltre le politiche climatiche”.

“E' chiaro che gli Stati Uniti hanno problemi a firmare un accordo vincolante”. E’ quanto ha dichiarato il premier svedese, e presidente di turno della Ue, Fredrik Reinfeldt. Intervistato da una radio svedese, Reinfeldt ha detto che a Copenhagen sarà necessaria da parte di tutti i leader mondiali una’“assunzione globale di responsabilità”.



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TAGS vertice di copenhagen clima emissioni c02

15/11/2009 22:00

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