Il dossier presentato insieme alla piattaforma per il nuovo contratto. Stipendi bassi: solo il 3% degli intervistati è soddisfatto del salario, spicca il fenomeno del 'fuori busta'. E sugli orari resta forte il fenomeno del falso part-time
“Una survey sulle condizioni socio-lavorative degli edili in Italia”. S’intitola così l’ultima indagine Ires sul settore messa a punto in collaborazione con la Fillea Cgil. L’obiettivo è quello di realizzare uno strumento utile alla categoria, in grado di fornire indicazioni sull’applicazione del ccnl e ulteriori considerazioni nella nuova piattaforma contrattuale. La ricerca è stata presentata oggi (13 novembre) all’assemblea dei quadri e delegati Fillea. Per realizzarla, il centro studi economici della Cgil ha coinvolto 450 lavoratori, sottoponendo loro un questionario riguardante l’attività svolta (posizione, salario, orario, condizioni lavorative, salute e sicurezza, pensione) incluso il rapporto con il sindacato e alcune questioni sociali e politiche.
La parte preponderante riguarda la sicurezza. La maggior parte degli intervistati è consapevole di operare in un settore ad alto rischio: il 70% ritiene di avere un’elevata probabilità di subire un incidente sul lavoro. Nello specifico, i profili più pericolosi, anche per la possibilità di contrarre malattie professionali, sono ferraioli, autisti, muratori, gruisti, carpentieri, pittori. I disturbi muscolo-scheletrici risultano i più diffusi, e crescono non solo in relazione all’età del lavoratore, ma anche in base alla qualifica ricoperta. Il mancato rispetto delle norme di tutela è pratica diffusa in quasi tutte le aziende in cui i lavoratori hanno subìto un sinistro.
Si arriva al paradosso – evidenzia il dossier – di adottare le dovute misure di sicurezza solo a incidente avvenuto, per evitare che l’azienda abbia ulteriori problemi con la legge. L’applicazione delle regole è vissuta dagli imprenditori solo come un atto amministrativo, che a volte si limita alla compilazione dei documenti necessari e non a una concreta azione di prevenzione, per cui è scarsa anche la formazione e sporadici risultano i controlli da parte degli organi di vigilanza.
Non meno importante è il capitolo sulla condizione salariale. Oltre ad essere contrassegnata da stipendi bassi (la retribuzione tipo non supera i 1.230 euro), l’edilizia si caratterizza anche per il fenomeno del cosiddetto fuori busta che costituisce una delle tante irregolarità riscontrate nel settore. Il 15% del campione dichiara di ricevere una media di 380 euro mensili in nero, mentre sono più marginali (8,2%) le trattenute indebite, cioè le quote di salario non versate dalle imprese rispetto a quanto dichiarato in busta paga. Inoltre, solo il 3% degli intervistati ritiene che il suo stipendio sia sufficiente per mantenere sé e la sua famiglia, viceversa un operaio su 4 afferma di non arrivare a fine mese.
A proposito di orari, un aspetto significativo riguarda la discrepanza tra le ore stabilite contrattualmente e quelle realmente lavorate: dalle risposte degli intervistati emerge che la maggior parte dei part time sono virtuali e il 38% sfora addirittura l’orario a tempo pieno, condizione che concerne soprattutto gli operai non specializzati. Assai diffuso, poi, è il ricorso allo straordinario (76%); al contrario, c’è poca flessibilità, gestita unilateralmente dal datore di lavoro (68,5%) e limitata al personale tecnicoamministrativo (27%) e agli operai specializzati (20).
Più in generale, il settore è caratterizzato da un’alta discontinuità: il 66,7% del campione è stato occupato appena 3 mesi nell’ultimo anno e la quasi totalità dei giovani intervistati, soprattutto i manovali (85%), ritiene il proprio lavoro poco o per niente stabile. L’edilizia vive di numerosi fattori di criticità – evidenzia il rapporto –, proprio a causa della particolare destrutturazione del mercato del lavoro. Tra i fattori determinanti, il carattere stagionale, l’occasionalità del lavoro, la frammentazione del sistema delle imprese, la diffusione incontrollata di appalti e subappalti, e, su tutti, il ricorso alla manodopera irregolare. Tutti elementi che incidono sulle aspettative dei lavoratori circa il loro futuro: il 38% di chi ha riempito il questionario teme di perdere il posto, il 29 di avere problemi di salute, il 18 di non godere di una pensione adeguata.
Percentuali che aumentano a dismisura tra gli operai non specializzati e tra chi svolge lavori usuranti, ma che incidono anche nel rapporto con il sindacato (il 90% è iscritto), a cui si chiede la difesa del posto di lavoro (37%), l’aumento della retribuzione (26), il miglioramento delle condizioni di lavoro, in primis sul piano dell’ambiente e della sicurezza (14). Solo tra i più giovani, si configura una modalità di adesione più strumentale, con la possibilità di fruizione dei servizi di assistenza legale, fiscale e previdenziale.