
Metalmeccanici
La Fiom riempie le piazze contro l'accordo separato
Cresce la protesta in tutta Italia. Venerdì in 10mila hanno manifestato a Curno (Bergamo). Rinaldini ribadisce: certificazione degli iscritti, intese votate da tutti i lavoratori. No di Fim-Uilm. Verso un'altra mobilitazione sulla democrazia sindacale
di Anna Avitabile
Continua la settimana di mobilitazione della Fiom contro l’accordo separato, che si è svolta questi giorni e si chiuderà domani, venerdì 13 novembre. La mobilitazione ha preso il via con qualche giorno di anticipo, venerdì scorso, a Bergamo con uno sciopero di quattro ore e una manifestazione a Curno, piccolo centro alle porte del capoluogo di provincia, con un corteo di oltre due chilometri che sotto la pioggia ha sfilato lungo la tangenziale, le vie del centro storico e le stradine delle villette di periferia, concludendo il suo percorso davanti ai cancelli della Brembo.
“Siamo venuti qui – ha spiegato il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini - perché il patron della Brembo, Alberto Bombassei, oggi vicedirettore di Confindustria, in passato presidente di Federmeccanica, è sempre stato un convinto promotore degli accordi separati”. La marcia di ombrelli e striscioni ha coinvolto circa diecimila lavoratori di Lombardia, Piemonte, Friuli, Emilia Romagna e Toscana, venuti per protestare contro la decisione di Fim e Uilm di non sottoporre l’accordo separato al voto di tutti i lavoratori, volontà che la contemporanea assemblea nazionale dei delegati delle due federazioni di categoria avrebbe sancito a pochi chilometri di distanza, a Bergamo.
Difatti in quella sede l’assemblea di Fim e Uilm, pur esprimendo un generico richiamo alla necessità di un “confronto tra le organizzazioni sindacali in materia di certificazione degli iscritti e della rappresentanza, di regole per la verifica del consenso e per la validazione degli accordi”, ha concluso inopinatamente che “in attesa di tali regole, si guarda con favore alla consultazione degli iscritti”.
Posizione opposta a quella ribadita dalla Fiom, secondo cui è essenziale conquistare sin d’ora due princìpi minimi di democrazia: la certificazione degli iscritti a ciascuna organizzazione sindacale e la votazione degli accordi da parte di tutti i lavoratori interessati. Si tratta di una questione che non interessa solo i lavoratori metalmeccanici, come non sono coinvolti solo questi ultimi nella lotta per la tutela dei posti di lavoro cancellati o messi a rischio dalla crisi. “Per questo – ha sostenuto il leader Fiom – credo che ci siano le condizioni per arrivare a un momento di unificazione delle lotte in corso, sia per ciò che riguarda la democrazia sindacale, sia per ciò che riguarda la difesa degli apparati produttivi e dell’occupazione”. Le condizioni, in altre parole, per un’iniziativa confederale di mobilitazione generale.
» Milano, Sciopero e presidio
» Genova, Duemila in corteo
» Firenze, Protesta al Duomo
“Siamo venuti qui – ha spiegato il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini - perché il patron della Brembo, Alberto Bombassei, oggi vicedirettore di Confindustria, in passato presidente di Federmeccanica, è sempre stato un convinto promotore degli accordi separati”. La marcia di ombrelli e striscioni ha coinvolto circa diecimila lavoratori di Lombardia, Piemonte, Friuli, Emilia Romagna e Toscana, venuti per protestare contro la decisione di Fim e Uilm di non sottoporre l’accordo separato al voto di tutti i lavoratori, volontà che la contemporanea assemblea nazionale dei delegati delle due federazioni di categoria avrebbe sancito a pochi chilometri di distanza, a Bergamo.
Posizione opposta a quella ribadita dalla Fiom, secondo cui è essenziale conquistare sin d’ora due princìpi minimi di democrazia: la certificazione degli iscritti a ciascuna organizzazione sindacale e la votazione degli accordi da parte di tutti i lavoratori interessati. Si tratta di una questione che non interessa solo i lavoratori metalmeccanici, come non sono coinvolti solo questi ultimi nella lotta per la tutela dei posti di lavoro cancellati o messi a rischio dalla crisi. “Per questo – ha sostenuto il leader Fiom – credo che ci siano le condizioni per arrivare a un momento di unificazione delle lotte in corso, sia per ciò che riguarda la democrazia sindacale, sia per ciò che riguarda la difesa degli apparati produttivi e dell’occupazione”. Le condizioni, in altre parole, per un’iniziativa confederale di mobilitazione generale.
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» Genova, Duemila in corteo
» Firenze, Protesta al Duomo
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12/11/2009 17:25













