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di ARuda

pubblicato il 05/11/2009

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Il governo congela Brunetta e la banda larga

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Il governo ha scelto di rimandare gli investimenti per lo sviluppo della banda larga di connessione internet e per superare il "digital divide", il divario tecnologico, che affligge l'Italia

di ARuda

Il Governo ha scelto di rimandare gli investimenti per lo sviluppo della banda larga di connessione internet e per il superamento del "digital divide", il divario tecnologico, che afflligge l'Italia. In pratica ha scelto di congelare 800 milioni di euro di investimenti perchè ha "cambiato ordine di priorità". In questo momento, ha affermato il sottosegretario Gianni Letta, "abbiamo dovuto riconsiderare le cose per dare la precedenza a questioni come gli ammortizzatori sociali», perché «l'occupazione è la nostra principale preoccupazione».

Insieme alla banda larga è stato congelato anche il ministro Brunetta che, a ottobre scorso dichiarava "Conto di avere 2Mb di banda larga per tutti già dal prossimo anno". La scelta del Governo è preoccupante, non soltanto per i mancati investimenti in un settore strategico, ma anche perchè dimostra che si ha una concezione della crisi come fenomeno passeggero, come una momentanea crisi della domanda che si risolverà da sola. Ma la crisi attuale giunge dopo anni di decrescita dei tassi di produttività e del reddito e, senza un salto tecnologico, difficilmente lo sviluppo potrà rimettersi in moto.

L'Italia, secondo i dati Eurostat, presenta uno dei più bassi tassi di alfabetizzazione informatica, con il 50% di famiglie che possiedono un computer contro il 65% della media Ue (a 15 Paesi). Il tasso di penetrazione della banda larga (numero di linee ogni 100 abitanti), è pari al 19% contro il 25% della Media UE, il 37% della Danimarca, il 28% della Francia, il 28% della Francia, il 27% della Germania. Inoltre, il divario è cresciuto nel corso degli anni. Nel 2005 il divario nel tasso di diffusione della banda larga fra l'Italia e la Ue era pari a 2 punti percentuali nel 2005, a circa 4 nel 2006, a 6 punti nel 2008.

L'ultima considerazione riguarda l'opposizione. Quest'ultima sembra aver rinunciato alla rivendicazione di un aumento degli investimenti pubblici. Su questo terreno il Partito Democratico appare a molti come subalterno alla cultura liberista, la quale rivendica in primo luogo una riduzione sia delle tasse che della spesa pubblica. Un eccesso di timidezza su questo terreno gli impedisce di mostrare le proprie radici keynesiane. Si tratta solo di 800 milioni di investimenti ma, per il Partito Democratico, è una cartina di tornasole molto importante. Bersani, se ci sei, di' qualcosa di "keynesiano".

http://articolo38.blogspot.com/2009/11/blog-post.html


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05/11/2009 15:40

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