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1989-2009

Berlino, nessuna nostalgia del Muro

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Parlano il sindaco di Berlino Klaus Wowereit, il ministro Cornelia Pieper e il deputato della Linke Stefan Liebich. “Il compito di Berlino oggi è ricordare al mondo intero che libertà, democrazia e tolleranza sono valori dai quali non si può prescindere”

di Riccardo Valsecchi

autore foto: VivaoPictures (immagini di autore foto: VivaoPictures)
Rassegna.it ha intervistato in esclusiva il sindaco di Berlino Klaus Wowereit (Spd), il ministro federale Cornelia Pieper (Fdp) e il deputato della Linke Stefan Liebich. Dov’erano e cosa provarono il 9 novembre 1989, quando cadde il Muro. Che lettura danno di quegli eventi a vent’anni di distanza. “La caduta del Muro ha dimostrato che l’uomo non può rimanere chiuso in un paese, in uno spazio limitato.” Le iniziative più importanti per le celebrazioni del ventennale.

Berlino. La prima neve scende sulla città. I turisti cominciano ad affluire e a riempire le strade, le boutique e i locali del centro, fermandosi a osservare il grande padiglione commemorativo all’aperto in Alexanderplatz, all’ombra della Fernsehturm. Mancano ormai pochissimi giorni all’anniversario del Mauerfall, il ventennale della caduta del Muro. L’evento clou avrà luogo il 9 novembre nella storica Bornholmerstrasse, quando la cancelliera tedesca Angela Merkel accompagnerà i leader dell’epoca, George Bush Sr, Mikhail Gorbaciov e Helmut Kohl, oltre a una delegazione di personaggi di primo piano della politica mondiale attuale, lungo il Bösebrücke, il ponte dove vent’anni fa, alle ore 22.30, fu permesso per la prima volta agli abitanti di Berlino Est di valicare il muro che li divideva dai concittadini dell’Ovest. Allora, però, non si trattava di uomini potenti venuti a celebrare una ricorrenza storica, ma di una folla di disperati che trovarono la forza e il coraggio di compiere il gesto che avrebbe emancipato i popoli del blocco orientale dai propri regimi.

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Quel giorno, come al solito, ero andata a prendere mio figlio all’asilo, poi ero tornata a casa”, racconta Cornelia Pieper, fresca di nomina all’incarico di ministro federale aggiunto agli Affari europei. Figura di spicco del Partito liberale democratico (Fdp), Pieper è nata e cresciuta a Halle, nella ex DDR. “Appena arrivata a casa – racconta -, accesi la televisione per seguire il notiziario. Era un periodo molto agitato.” Qualche settimana prima un gruppo di tedeschi dell’Est era riuscito a scappare lungo il confine con l’Ungheria; altri dissidenti si erano rifugiati nell’ambasciata della Germania Ovest a Praga. “In Tv c’era la conferenza stampa del Ministro della Propaganda Schabowski il quale, in diretta, disse che sarebbe stato consentito viaggiare a Ovest. A quel punto, proprio un giornalista italiano fece la storica domanda: ‘Da quando?’. ‘Da subito’, la risposta di Schabowsky. Non ci credevo, guardai mio marito e gli chiesi: ‘Potresti spiegarmi quello che ha appena detto?’. Ovviamente avevo capito, ma mi aveva lasciato attonita, incredula. Il giorno dopo ci recammo a Berlino con la nostra Trabant, la tipica macchina di plastica della Ddr: c’erano migliaia e migliaia di persone come noi e l’autostrada era intasata dal numero di veicoli che la percorrevano. Uno shock, un meraviglioso shock.”

Stefan Liebich, originario di Greiswald ma cresciuto nel quartiere di Marzahn, Berlino Est, è al primo mandato come parlamentare per i Linke: “Anch’io ricordo la conferenza di Schabowski in televisione, ma non gli diedi troppo peso, non compresi da subito le conseguenze di quelle parole. Mi colsero, come tutti, all’improvviso. Non potete immaginare la sorpresa, il giorno dopo, per quello che stava accadendo in città. Dopo un paio di giorni mi sono recato pure io a Berlino Ovest. Prima di allora ne avevo solo ammirati i grattacieli dal parco giochi di Plänterwald”.

L’attuale sindaco di Berlino, Klaus Wowereit, uomo indicato dai più come il futuro leader del Partito socialdemocratico tedesco (Spd), era già consigliere comunale all’epoca: “Ricordo che ero a casa, appena tornato da una cena con alcuni parenti, quando un vicino bussò concitato alla porta: ‘Klaus, Klaus, accenda il televisore. Deve vedere, non ci crederà mai, sta succedendo’. Che cosa? Anche se le immagini scorrevano sullo schermo, era troppo incredibile per essere vero. Il Muro era aperto e i berlinesi dell’Est confluivano in massa a Ovest”.

Massicci e imponenti, alcuni blocchi di pietra sono stati allestiti in questi giorni lungo la strada che conduce dalla Porta di Brandeburgo a Potsdamer Platz, in prossimità della striscia che segna il luogo dove passava il Muro: con effetto domino, il 9 novembre cadranno l’uno sull’altro, mentre nel cielo alcuni angeli di wendersiana memoria sorvoleranno gli edifici ultramoderni che occupano oggi l’area.

Il Muro è da sempre parte della mia vita - continua il primo cittadino della capitale tedesca -. Sono nato nel 1953 e ho trascorso tutta la mia vita a Berlino. Quando ero bambino, la nostra casa non era molto distante dal Muro. Ne ho visto la costruzione e la fine.” La barriera in cemento armato circondava il perimetro di Berlino Ovest per 167,8 chilometri, isolando la città dal resto del mondo. “Sono stati anni terribili, caratterizzati da un clima di oppressione e di paura per tutti i berlinesi, e non solo”, aggiunge Wowereit.

“Ho passato trenta anni della mia vita nella Ddr - racconta invece Pieper -. Là sono andata a scuola, ho frequentato l’università, in quegli anni è nato mio figlio. Era dura, molto dura: non c’era libertà d’opinione, di stampa, tutto era vietato. Non esistevano diritti civili, legali, costituzionali; era una vera e propria dittatura, la dittatura di un partito, la Sed, che proprio in questo edificio in cui ci troviamo aveva i suoi uffici.” Il Ministero degli Esteri si trova proprio nello storico edificio, l’Haus am Werderschen Markt, dove aveva sede il Comitato centrale della Sed. Alcune sale conservano ancora l’austero mobilio e la disposizione di un tempo. Poco distante si trova il Museo storico tedesco, che fino al 10 gennaio 2010 ospita l’esposizione “Kunst und Kalter Krieg: Deutsche Positionen 1945-1989”. Il tema è la singolare sincronia d’idee tra gli artisti delle due Germanie: dalla perplessità di un mondo da ricostruire fino all’ossessione e la ricerca della dimensione umana nella quotidianità. Ed è incredibile la sinergia, la comunione d’intenti che il Muro evidentemente non riuscì a evitare; quanto, piuttosto, a focalizzare.

“La caduta del Muro - confessa ancora il sindaco Wowereit - significò per me un momento estremamente importante, che ricordo con molta emozione: nelle settimane successive cominciai a lavorare al programma d’unificazione della città, un’esperienza che ha avuto certamente forte rilevanza nella mia carriera.”

“Ufficialmente non mi sono occupata di politica prima del 1990 - racconta il neo-ministro Pieper -, anche se in realtà fin da prima avevo partecipato come volontaria alle attività del Partito democratico liberale dell’Est”, un partito minore sottomesso al controllo del Sed.

Anche per il giovane Liebich la caduta del Muro coincise con l’inizio della carriera politica, prima nella Federazione giovanile socialista), poi nel Partito del socialismo democratico (Pds), infine nei Linke. A dispetto dell’opinione diffusa che nei Linke siano confluite le forze reazionarie della Ddr, il distacco con il passato è netto da parte del parlamentare: “La caduta del Muro ha dimostrato che l’uomo non può, per quanto valide le intenzioni, rimanere chiuso in un paese, in uno spazio limitato. La cosiddetta ‘Ostalgie’, la nostalgia dell’Est, è un fenomeno cui prestare attenzione, ma non dare troppo peso politico: gli uomini tendono a vedere sempre il passato più roseo di quanto sia stato nella realtà”.

“Berlino Ovest era considerata, prima della caduta del Muro, la ‘vetrina d'Occidente’, il simbolo della libertà – spiega invece il sindaco Wowereit -. A maggior ragione dopo gli eventi del 1989, quando la democrazia ha cominciato a diffondersi nei paesi del Patto di Varsavia. Questo è ancora oggi il compito di Berlino, ricordare al mondo intero che libertà, democrazia e tolleranza sono valori dai quali non si può prescindere. Ma attenzione a non dimenticare il passato turpe da cui sono scaturiti: il Nazismo, l’Olocausto, la sofferta divisione della città.”

Qual è l’eredità lasciata dalla Ddr? “Nessuna - risponde il ministro Pieper -, se non la consapevolezza che ciò che essa rappresentava, la divisione di un popolo e la privazione dei diritti civili e umani, è da condannare”. Seduta sulla poltrona che forse una volta fu di qualche esponente di spicco del Politbüro, Frau Pieper conclude: “Questa cognizione è ciò che rende il popolo tedesco più forte oggi”.

Ha smesso di nevicare. Un raggio di sole riscalda il prato inglese collocato dove un tempo sorgeva l’imponente Palast der Republik: anche quel piccolo, grande frammento di Berlino Est non esiste più.



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05/11/2009 12:50

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