Il Guardasigilli al Senato: sarà “fornito ogni dettaglio di verità” sulla vicenda e i responsabili non avranno “sconto alcuno”. Cucchi non autorizzò la diffusione di notizie sulla sua salute. Ma famiglia e avvocato non ci credono: “Un’assurdità”
La mattina di martedì 3 novembre, in occasione dell’informativa sulla morte di Stefano Cucchi, il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha esordito rivolgendosi all’Aula del Senato con queste parole: “Prima di iniziare devo fare una premessa: Stefano Cucchi non doveva morire, si doveva evitare che morisse”. “Ecco perché - ha aggiunto - il governo è in prima linea per accettare la verità”.
Il ministro ha poi affermato che il giovane avrebbe “manifestato ai sanitari la volontà di non rilasciare notizie sul suo stato di salute ai genitori”. “In base alle notizie che mi sono state comunicate dall'amministrazione penitenziaria – ha detto Alfano - i familiari di Cucchi per due volte si sono recati presso la struttura penitenziaria dell'ospedale Sandro Pertini”. In entrambe le occasioni non sono riusciti a vedere Stefano, ed “è stata rappresentata loro la necessità di munirsi di permesso di colloquio”. Per quanto riguarda il divieto, Alfano ha spiegato che “si è data applicazione all'accordo esistente con la Asl di Roma secondo cui nessuna informazione può essere data ai familiari senza l'autorizzazione del magistrato. Questo divieto può essere superato dall'autorizzazione firmata dal detenuto. Ma - ha detto ancora Alfano - da quanto si evince dalla documentazione, Stefano Cucchi ha firmato per non autorizzare alla diffusione le informazioni sulle sue condizioni di salute ai familiari”.
Il ministro ha poi affermato: “Sia chiaro fin da ora che ai cittadini tutti dovrà essere al più presto fornito ogni dettaglio di verità” e che “i responsabili” della morte di Cucchi “saranno chiamati alle loro responsabilità senza sconto alcuno”. In merito alle indagini della magistratura, il ministro ha spiegato che i filoni sono due: il primo “riguarda le lesioni subite da Cucchi, per valutare se siano provocate o accidentali”; il secondo “riguarda un'eventuale mancata alimentazione”.
La sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, che ha assistito dalla tribuna del Senato all'informativa del ministro della Giustizia, ha dichiarato: “Mi aspetto di vedere tutta la documentazione, compresa la firma di Stefano sotto il documento che autorizza i medici a non dare informazioni sulle sue condizioni di salute”.
Ilaria Cucchi ha anche annunciato una querela per i medici dell'Ospedale Pertini che hanno seguito il caso per aver rilasciato – ha detto sempre la sorella di Stefano Cucchi - dichiarazioni “vergognose e diffamanti”. ”Stefano - ha detto la sorella alle agenzie - soffriva di epilessia ma non era tossicodipendente. Era uscito dalla droga da tre anni e aveva voglia di vivere”. Per quanto riguarda le visite, ha detto sempre Ilaria Cucchi, “sono state molte di più e abbiamo chiesto invano il permesso di incontrare Stefano”.
Per quanto riguarda il documento che Cucchi avrebbe firmato, l'avvocato Fabio
Anselmo ai microfoni di CNRmedia ha commentato che è “assurdo pensare che con la schiena rotta, in quelle condizioni, Stefano Cucchi abbia firmato un documento simile, che vietava ai suoi parenti di sapere la verità sulle sue condizioni. Se fosse anche vero, sarebbe stata necessaria una visita psichiatrica nei suoi confronti e i parenti dovevano essere comunque chiamati”.