L’80% degli immigrati vive nei quartieri occidentali. Nessun turco troverebbe casa in affitto nell’alternativa Prenzlauer Berg. Dietro la facciata da cartolina e i luoghi comuni, il ritratto di una città divisa in ghetti
di Riccardo Valsecchi
“Die Mauer ist offen, die Mauer is offen”: voci del passato dagli altoparlanti nascosti dietro i pannelli allestiti lungo Alexanderplatz. Poco più in là, nella stazione omonima, un’orda di turisti affolla l’info center in cerca di mappe, notizie, depliant che illustrino gli eventi in programma. Mancano meno di quattro mesi alla ricorrenza della caduta del Berliner Mauer, quel 9 novembre 1989 che, con l’abbattimento della barriera in cemento armato che tagliava trasversalmente Berlino, e con essa il mondo intero, significò la fine di un’epoca e il trionfo della democrazia sul totalitarismo. Oggi tutto ciò è un ricordo che si vende nei negozi come souvenir: modellini di vecchie “trabbis”, foto d’epoca, caratteristici “Ampelmännchen”, medaglie con il logo della DDR, nonché piccoli reperti del muro stesso. Ma che cos'è rimasto di quella città divisa? Quali le odierne differenze tra Berlino est e ovest?
L’attuale capitale della Germania conta oggi una popolazione di oltre tre milioni e 300 mila abitanti, di cui il 13,9% di nazionalità straniera. “Per capire la differenza tra ovest ed est oggi,” commenta Sasha, 45 anni, imprenditore, “è sufficiente prendere Skalitzerstrasse, attraversare l’Oberbaumbrücke e proseguire per Warschauerstrasse: da una parte il quartiere di Kreuzberg, chioschi di kebab, enormi narghilè in vetrina e ragazzini con la maglia di Hakan Sukur; dall’altra Friedrichshain, i caratteristici “imbiss”, le birrerie buie con lo stemma della FC Union ed “emo” che sfrecciano per i marciapiedi con gli skateboard.” In mezzo la Sprea, il fiume che attraversa Berlino, e ciò che rimane del Muro.
Benché riuniti nel 2001 sotto il distretto di Friedrichshain-Kreuzberg, il confronto tra i due quartieri mostra tutt’oggi significative divergenze: osservando i Report Demografici 2009 rilasciati dall’Ufficio Statistico, si nota che nel quartiere di Kreutzberg il 30,8% dei residenti è straniero, mentre in Friedrichshain la percentuale scende fino al 12,9%; ancora più interessanti le statistiche riguardanti la comunità turca, storicamente la più numerosa in città - oltre il 24% degli “ausländer” -: mentre a ovest del muro, Kreuzberg, il 49% degli abitanti proviene dalla regione anatolica, a est, in Friedrichshain, meno che il 5%.
Thomas ha 70 anni e vive da sempre nel quartiere di Neukölln, 22,6% d'immigrati, di cui il 35% turchi: “La contraddizione di cui vive l’odierna Berlino è soprattutto mentale. Neukölln, benché si possa definire un quartiere multiculturale data l’alta presenza di stranieri, è semplicemente un ghetto: i turchi vivono in una micro-società indipendentemente, con pochissime relazioni esterne, mentre i tedeschi, in genere operai o disoccupati, mostrano un’attitudine poco congeniale al dialogo inter-comunitario. Al contrario, invece, a est ci sono zone come Prenzlauer Berg, dove lo stile di vita è estremamente alternativo, l’apertura mentale apparentemente totale, ma è praticamente impossibile per un turco abitarci: chi gli affitterebbe un appartamento?” Non lo stesso trattamento per americani, italiani, francesi, inglesi, russi, svizzeri e spagnoli, una “G8-Bevölkerung”, una popolazione-G8, come definita ironicamente da H. Sußebach in un articolo del quotidiano Die Zeit, che risiede numerosa (12,4%) nei palazzi stile DDR del quartiere.
Più severi i dati nelle altre zone a est: Pankow, 7,5% totale degli stranieri, di cui 3,3% d’origine turca; Lichtenberg 7,3%, di cui 3,2% turca; Treptow-Köpenick, 3,1%, di cui 10,2% turca.
Esemplare il caso del distretto Marzahn-Hellersdorf: “Oltre agli autoctoni”, spiega la Bürgermeisterin distrettuale Pohle, “la popolazione residente consiste nel 10-12% di tedeschi rimpatriati dall’Ex Unione Sovietica e nel 3,8% di stranieri; in genere chi qui nasce, ci rimane per sempre”, conclude orgogliosa. Gli abitanti di origine anatolica sono solo 363, meno dell’1,5%.
Tutt’altra storia a Berlino ovest: tralasciando aree dove la concentrazione d’immigrati è evidentemente molto superiore che all’est, come l’odierna Mitte (27,9% d’immigrati, il 31,2% se si esclude l’omonimo quartiere storico dell’est), Charlottenburg-Wilmersdorf (19,1%) o Neukölln (22,6%), assumono particolare rilevanza i casi di Spandau e Reinickendorf, dove, a fronte di una presenza contenuta di “ausländer”, il 10%, il 30% di essi risulta di nazionalità turca. Discorso a parte, infine, per il distretto di Steglitz-Zehlendorf - 10,9% totale di stranieri, di cui il 10,8% turchi -, da sempre zona residenziale esclusiva per benestanti e sede delle più importanti istituzioni scientifiche cittadine.
Il computo totale cittadino parla, infine, di un 80,8% d’immigrati che abitano a ovest del Muro; nel caso della comunità turca del 96,5%.
“Die Mauer”, la linea di demarcazione ancora oggi visibile lungo le sponde della Sprea che bagnano Friedrichshain: è possibile cancellare 50 anni di divisione, 30 di separazione fisica come se fosse stato solo un brutto sogno? “Tutte storie per turisti” conclude Michael, cresciuto e fuggito da Berlino dell’est negli anni Ottanta, “in una città anti-turistica per eccellenza”.