Tre gli obiettivi politici della giornata di lotta: occupazione, contratto e democrazia sindacale. Alle imprese, la Fiom ha proposto un blocco dei licenziamenti. Proposta che la Federmeccanica ha già seccamente respinto
di Fernando Liuzzi
Manca poco all’inizio dello sciopero nazionale dei metalmeccanici. Sciopero che è stato proclamato dalla Fiom Cgil per venerdì 9 ottobre. Tre gli obiettivi politici della giornata di lotta: occupazione, contratto e democrazia sindacale.
Occupazione, perché non basta constatare l’ovvio, ovvero che una crisi economica globale distrugge molti posti di lavoro e ne mette a repentaglio ancora di più. Il punto politico, attorno a cui i metalmeccanici sono chiamati a mobilitarsi, è che bisogna agire per contrastare la deriva indotta dalla crisi. Alle imprese, la Fiom ha proposto un blocco dei licenziamenti. Proposta che, va sottolineato, la Federmeccanica ha già seccamente respinto. Al governo, la Fiom chiede invece iniziative legislative atte a rafforzare ed estendere la strumentazione già oggi offerta dagli ammortizzatori sociali esistenti.
Contratto, perché gli accordi separati sul sistema contrattuale del 22 gennaio e del 15 aprile, non firmati dalla Cgil, stanno già dispiegando i loro effetti negativi nella maggiore categoria dell’industria. La trattativa che Federmeccanica porta avanti con Fim Cisl e Uilm Uil sulla loro piattaforma contrattuale, prescindendo da quella presentata dalla Fiom, viene pilotata verso un approdo doppiamente inaccettabile. Lo scopo di Federmeccanica infatti, è innanzitutto quello di indebolire il contratto nazionale della categoria, intaccando la sua funzione normativa e attenuando la sua capacità di proteggere e ricostituire il potere d’acquisto delle retribuzioni. Ma va anche detto che, all’opposto di quanto una diffusa propaganda è venuta ripetendo in questi mesi, Federmeccanica intende anche ridimensionare la reale capacità dei sindacati di esercitare la contrattazione di secondo livello.
Oltre a non voler favorire realmente l’estensione della contrattazione aziendale alle imprese in cui non viene già realizzata, ribadendo tra l’altro il suo fermissimo e tradizionale no all’idea stessa di contrattazione territoriale, Federmeccanica intende anzi piantare nel terreno delle relazioni industriali concreti paletti volti a limitare lo sviluppo, a livello aziendale, di un’eventuale contrattazione acquisitiva.
Democrazia sindacale, perché questa inusitata trattativa condotta dalla Federmeccanica solo su una delle due piattaforme rivendicative che le sono state presentate, si svolge in una specie di vuoto pneumatico, in un ambiente artificiale da cui i titolari ultimi della sovranità contrattuale, i lavoratori, sono totalmente assenti. E non assenti perché non si siano presentati all’appello, ma perché qualcuno ha scelto di escluderli totalmente da una vicenda contrattuale che pure li riguarda assai da vino, dal momento che i suoi risultati determineranno tangibilmente le loro condizioni di vita e di lavoro. Come è noto, nell’impiego privato non esiste una legge che definisca i criteri di misurazione della rappresentatività delle diverse organizzazioni sindacali attive in un dato settore. Tuttavia, tutti sanno che, dallo scioglimento della Flm in poi, e cioè da 25 anni a questa parte, la Fiom ha sempre avuto più iscritti (circa 360mila) della somma di quelli denunciati dalla Fim e dalla Uilm. Così come tutti sanno che la Fiom è il sindacato che raccoglie più voti e più delegati nelle elezioni delle rappresentanze sindacali all’interno delle aziende metalmeccaniche.
A ciò si aggiunga che Fim e Uilm, avendo allestito una propria piattaforma, fedele al dettato degli accordi separati sul sistema contrattuale, non si sono neppure peritate di sottoporla al vaglio dell’insieme delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici,ma si sono limitate a comunicare che era stata approvata dai propri iscritti. Al contrario, e seguendo la prassi che si è affermata da anni nella categoria, la Fiom ha sottoposto la sua piattaforma al voto di tutti i lavoratori, iscritti e non, raccogliendo più di 400mila consensi. Dichiarando come “non negoziabile” questa piattaforma, Federmeccanica si è forse illusa di espellere i lavoratori dalla scena della trattativa. Ma di questi stessi lavoratori le aziende non possono fare a meno per mandare avanti la propria attività produttiva. Scioperando, il 9 ottobre, i metalmeccanici potranno ricordare a tutti che, per fare un contratto vero, le imprese non possono evitare di confrontarsi con chi dà ogni giorno un contributo decisivo alla loro stessa esistenza.
venerdi' 9 ...ci saremo per gridare a cisl e uil che si sono coperti di vergogna facendo sponda al governo di destra e a confindustria nel piano eversivo di riportare il mondo indietro di 50 anni!l'unica speranza e'che questa gioventu'si svegli dal sonno e riprenda a lottare per cambiare le cose e che senza partecipazione"queste brave persone"ci faranno di tutto in nome dei loro interessi,confindustria per i profitti,cisl e uil per crescere svendendo gli interessi dei lavoratori tutti....
La parola chiave, per capire che cos’è successo nel quinto e nel sesto incontro della trattativa praticamente separata che Federmeccanica sta conducendo con Fim e Uilm sul contratto dei metalmeccanici, è valore punto...