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Massacrato dopo il fermo

Polemica sulla morte di Stefano Cucchi

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Il giovane romano deceduto in carcere aveva il volto tumefatto, ecchimosi ed escoriazioni sul corpo. La Russa difende i carabinieri. Associazioni e forze politiche chiedono che sia fatta luce. La versione sulla caduta accidentale non convince nessuno

Scoppia la polemica sulla morte di Stefano Cucchi, il giovane romano di 31 anni deceduto in carcere lo scorso 22 ottobre. La Procura di Roma ha aperto un'inchiesta per chiarire le cause della morte del ragazzo, arrestato dai carabinieri il 15 ottobre con circa 20 grammi di droga, ma trovato nell'autopsia con fratture alla spina dorsale, al coccige, alla mandibola e una ferita all'occhio sinistro.

Secondo una versione del medico di Regina Coeli, avvalorata dal ministro di Grazia e giustizia Angelino Alfano, Cucchi sarebbe stato vittima di una caduta “accidentale” dalle scale. Ieri (29 ottobre) i genitori hanno diffuso le foto dell'autopsia che dimostrano evidenti segni di violenza. Oggi nuove foto che rafforzerebbero l'ipotesi di omicidio. "Non ho strumenti per accertare, ma di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri". Lo afferma stamani (30 ottobre) il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, incanalandosi sulla stessa linea del Guardasigilli.

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Ma una serie di voci chiedono di fare chiarezza sulla tragedia: Prc e Pdci chiedono l'intervento di Napolitano "al fine di fare piena luce su una vicenda che ha scosso tutti gli italiani, giovani in primis". Ffwebmagazine, il periodico online della Fondazione Farefuturo presieduta da Gianfranco Fini, avanza la stessa richiesta: "Uno Stato democratico non può nascondersi dietro la reticenza degli apparati burocratici. Perché verità e legalità devono essere 'uguali per tutti', come la legge". La vice presidente dei deputati Pd, Marina Sereni, attacca la versione ufficiale: "Dalle parole del ministro abbiamo appreso che Stefano avrebbe parlato di una 'caduta accidentale'. Le foto mostrate ieri dalla famiglia, che non ha potuto vederlo neanche in ospedale, ora sono sotto gli occhi di tutti". Anche il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, ammette: "E' interesse di tutti, senza distinzioni di appartenza politica, che si giunga alla verità". Infine gli studenti dell'Uds si dichiarano "indignati" 'e aggiungono: 'L'opinione pubblica, di fronte a ciò, non può rimanere indifferente, serve il coraggio di affrontare la realtà, anche se scomoda". Il caso, come fatto notare da più parti, ricorda da vicino l'omicidio di Federico Aldrovandi, il ragazzo ferrarese di 18 anni picchiato a morte da quattro poliziotti nel 2005.

La vicenda
I carabinieri lo hanno fermato la notte tra il 15 e il 16 ottobre al Parco degli Acquedotti di Roma. Il 22 mattina era un cadavere di 37 chili, sul tavolo dell'obitorio dell'Istituto di medicina legale del Sandro Pertini. Cosa è successo tra il 16 e il 22? Sarà compito della magistratura scoprirlo. La richiesta arriva, a gran voce, dalla società e dagli schieramenti politici, a prescindere da “destra e sinistra”. E lo chiede la famiglia di Stefano. Il 29 ottobre il padre Giovanni e la sorella Ilaria, assistiti dall'avvocato Fabio Anselmo (lo stesso del caso Aldrovandi) hanno partecipato a una conferenza stampa indetta in Senato dal presidente di 'A buon diritto' Luigi Manconi, a cui hanno partecipato anche numerosi parlamentari tra cui Emma Bonino, Rita Bernardini, Flavia Perina, Felice Casson e Renato Farina e l'assessore al Bilancio della Regione Lazio Luigi Nieri. In quella occasione sono state mostrate le foto del giovane, affetto anche da epilessia, sul tavolo autoptico. Le foto sono state pubblicate successivamente su diversi siti web.

I genitori di Stefano così descrivono le condizioni del cadavere: “Il volto devastato dalle botte subite, la sua tumefazione quasi completa, l'occhio destro rientrato, quasi inesistente, l'arcata sopraccigliare destra gonfia in modo orrendo sopra l'occhio, la mascella destra con un solco verticale sintomo di frattura, la dentatura rovinata con un aspetto complessivo di volto bruciato”. “Immagini drammaticamente eloquenti - ha detto Manconi - che danno l'idea del calvario passato da questo corpo”. “L'atto di morte è stato acquisito dal pm - ha detto all’Ansa l'avvocato Anselmo – per cui non abbiamo in mano nulla, se non le foto scattate dall'agenzia funebre e un appunto del medico legale. Non sono stati riscontrati traumi lesivi, a quanto appare, che possono averne causato la morte. Si parla di ecchimosi ed escoriazioni e sangue nella vescica, per cui e' difficile sapere quando e soprattutto come è morto'.

“Non può essere consentito, non può semplicemente accadere, che Stefano Cucchi abbia potuto subire una fine così orrenda mentre era sotto la tutela prima della polizia giudiziaria che lo ha tratto in arresto; poi del pubblico ministero del giudice e del suo difensore di ufficio nel corso della udienza di convalida; poi ancora della direzione del carcere di Regina Coeli; poi dei medici del penitenziario e quelli del reparto controllato all'ospedale Sandro Pertini”. Così afferma in una nota la Camera penale di Roma, l'organismo di rappresentanza degli avvocati, presieduto da Giandomenico Caiazza. “Lo scandalo – sostiene la Camera penale - è che questo ragazzo abbia subito questo pestaggio mortale, con segni orrendamente evidenti sul corpo e sul volto, senza che nessuno di coloro che hanno avuto contatto con lui abbia sentito - a quanto risulta a tutt'oggi - il dovere innanzitutto morale di conoscere la verità, e comunque di segnalare immediatamente e con forza la evidenza dei fatti". Inoltre "lo scandalo è che di fronte a fatti di questa enormità, si possano ancora impunemente diffondere, come purtroppo apprendiamo dalla stampa, versione grottesche e risibili, che oggi ancor più appaiono moralmente intollerabili”.

“Le istituzioni e la magistratura diano delle risposte e soprattutto che si sforzino di farlo in tempi brevi”. Lo afferma in una nota Morena Piccinini, segretaria confederale Cgil, sottolineando che “l'esperienza ci dice che in casi di questo genere il tempo non gioca a favore della verità”.Intervenendo sulla “misteriosa e inaccettabile” morte del 31enne geometra romano, Piccinini osserva che “il giovane, come ha voluto sottolineare giustamente la famiglia, aveva avuto problemi di tossicodipendenza e si era voluto curare presso un servizio specializzato, giungendo poi ad un esito positivo”. La vicenda nel suo complesso “dimostra purtroppo - conclude la sindacalista - che il sistema di cura ottiene spesso risultati incoraggianti, che però vengono di frequente compromessi da un improprio e dilatato uso di strumenti penali e repressivi”.


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TAGS stefano cucchi morte cucchi

30/10/2009 15:03

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