Il confronto tra i tre candidati alla segreteria del Pd, a una settimana dalle primarie del 25, si conclude con un appello comune: “Venite in tanti e scegliete chi volete”. Ma le polemiche non sono mancate: su alleanze e laicità, su Bassolino e Binetti
Un’ora e mezzo di confronto, in diretta su YouDem, tra i candidati alla segreteria del Partito democratico Pierluigi Bersani, Ignazio Marino e Dario Franceschini. Un confronto per convincere gli elettori del Pd a scegliere, nelle primarie del 25 ottobre, chi dovrà guidare il partito. Un sfida combattuta, a tratti interessante, quella che si è tenuta all’Acquario di Roma, che si è però conclusa con una nota unitaria, con l’invito a partecipare alle primarie condiviso da tutti e tre i candidati. "Venite in tanti scegliendo chi volete - dice Bersani - abbiamo bisogno del vostro aiuto per rafforzare il vostro progetto". Per il segretario uscente Franceschini "se il 25 ci sarà molta gente a votare, il 26 sarà un giorno di festa per il Pd e per l'opposizione. Se ci sarà poca gente, a festeggiare saranno la destra e Berlusconi". Marino sottolinea "l'esperienza straordinaria di democrazia partecipata, unica in Europa" vissuta nei cento giorni della sfida per la leadership democratica, e conclude con uno slogan: "Andiamo in tanti a votare, stupiamo l'Italia".
E’ stato un dibattito all’americana: 15 domande da ripartire in tre risposte. Ad ognuno sono stati concessi solo due minuti. A condurre, i due giornalisti Maurizio Mannoni (Tg3) e Tiziana Ferrario (Tg1).
E il tasso di polemica si è alzato sempre quando Marino ha attaccato Franceschini, confermando l’impressione che il terzo incomodo in questa sfida per la segreteria è un problema più per lo stesso Franceschini che per Bersani.
Scintille anche sul presidente della Campania Antonio Bassolino. Questa volta la polemica è tra Franceschini e Bersani. Il primo dice: "Non avrei mai messo Bassolino capolista alle primarie”. Immediata la replica di Bersani: "Lasciamo perdere questioni personali, perché c'erano persone che quando sostenevano il segretario andavano bene. Io per primo sono andato in Campania e ho detto 'rinnovamento' e lo stesso ha detto Bassolino. Dobbiamo fare dei passi avanti, ci sono le condizioni per farlo".
Pd: Franceschini, no pasticci, segretario chi prende più voti
“Bisogna evitare che l'assemblea nazionale elegga segretario chi magari è arrivato secondo alle primarie ma non ha preso la maggioranza assoluta e per questo serve un impegno politico. Così Dario Franceschini mette le mani avanti, cercando di scongiurare una possibile convergenza tra Marino e Bersani all’indomani del 25. “Se sarò rieletto – dice – non toglierò mai agli elettori il diritto di scegliere il segretario”. Poi aggiunge: “Bersani dice che lo statuto è un po' barocco... In effetti se nessuno prende il 50 per cento si potrebbe andare a decidere il segretario in un'assemblea col voto segreto, in cui magari quello che è arrivato terzo vota il secondo che è eletto segretario. Una cosa che va politicamente tolta dal tavolo. Io so che chi il 25 ottobre prenderà un solo voto in più degli altri dovrà diventare il segretario del Pd”.
Ma su quest’appello
gli altri due non lo seguono. E soprattutto Marino, il probabile ago della bilancia, glissa: “Non si cambiano le regole in corsa”.
Dal punto di vista delle alleanze, l’idea di Franceschini è che il Pd debba difendere il bipolarismo: è “sbagliata questa bella idea di far nascere un centro mobile”, perché probabilmente si alleerebbe poi con la destra e “noi restiamo all'opposizione per i prossimi 30 anni”.
Bersani, grande alleanza per battere Berlusconi
“Veramente noi abbiamo cominciato la legislatura chiacchierando con Berlusconi e credo che sia stato un errore”. Così, invece, Bersani, alludendo alle aperture di Walter Veltroni. A proposito del profilo dell'opposizione, Bersani spiega che il compito del Partito democratico è “fare l'opposizione sul serio ma anche quello di lavorare per riuscire a costruire un'altra possibilità. Per me - dice - il più grande antiberlusconiano è quello che lo manda a casa. Noi non vogliamo fare da soli, ma essere la forza che pone con più forza il tema di una grande alleanza per battere Berlusconi”.
La ricetta di Bersani è questa: “Dobbiamo riaprire il cantiere dell'Ulivo e iniziare un dialogo con le forze che ci sono in Parlamento, Udc, Di Pietro, non Rifondazione”. E poi bisogna dialogare “con le formazioni civiche e ambientaliste”, ma anche pensare “a un progetto di alleanza con le forze fuori dal parlamento”. Dunque dialogo con “tutti”, partendo dal tema della legge elettorale “che deve consentire la scelta degli eletti” insieme a un meccanismo che garantisca la stabilità della maggioranza nella legislatura.
Pd: Marino, adozioni da single e depenalizzazione droghe leggere
Ignazio Marino è il più polemico di tutti. E insiste sulle cose non fatte dal centrosinistra nelle passate legislature: la legge sul conflitto d’interessi, soprattutto. Marino rimprovera apertamente Bersani e Franceschini di essere stati protagonisti, da dirigenti, di quella stagione di appuntamenti mancati dal centrosinistra. E su questo tema suscita più di una volta la reazione di Franceschini, che replica: “Se ti candidi a segretario, devi dire ‘noi’”.
Per quanto riguarda le alleanze, Marino apre a Idv, sinistra, forze socialiste. Ma non all’Udc, perché – come dimostra la vicenda della legge sull’omofobia - “non condivide i nostri principi”.
Marino è anche a favore “dell'adozione per i single ma con regole chiare. E sono anche per ridiscutere il tema della depenalizzazione delle droghe”. “Sono contrario all'energia nucleare e favorevole a tassare le rendite e i patrimoni sui 4-5 milioni di euro”, aggiunge. Sull'immigrazione Marino dice che il Pd "deve parlare con una voce sola". E se la prende ancora una volta con Franceschini leggendo una serie di dichiarazioni del segretario attuale e di Piero Fassino apparentemente contraddittorie sui respingimenti. "Io sono contrario" afferma con decisione Marino. Al chirurgo risponde ancora una volta polemicamente Franceschini: "I respingimenti vanno fatti rispettando le leggi e il diritto internazionale: li abbiamo fatti anche quando governavamo noi ma non ci sono mai state proteste dell'Onu". Il segretario del Pd non lascia passare nulla: "Marino usa ancora una volta questo giochino di citare delle frasi estrapolate dal contesto per evidenziare delle contraddizioni che non ci sono...".
Anche sulla laicità si beccano più volte, Franceschni e Marino. Il senatore-chirurgo a un certo punto accusa: "E' facile, come dice Dario, parlare di laicità. Ma lasciamo stare la situazione di Paola Binetti: moltissimi dei tuoi sostenitori voterebbero esattamente come la Binetti sul tema del testamento biologico. Se vuoi ti faccio l'elenco: Fioroni, Baio, Bianchi...". Ribatte Franceschini: "Quindi il modello di partito che adotterai sarà mandare fuori tutti quelli che non la pensano come te? Un partito deve fare la sintesi". Tocca ancora a Marino che dice: "No, nel mio modello di partito si vota e si decide a maggioranza". Ancora il segretario: "sono perfettamente d'accordo".
I candidati parlano anche di pensioni. Franceschini si dice disponibile a valutare un innalzamento dell'età pensionabile, a patto che le risorse vadano "ai figli". Dice il segretario: "Serve un patto tra generazioni, giunto il momento di dire anche noi che giusto e possibile chiedere ai genitori di lavorare qualche anno di più se serve per dare un futuro ai propri figli. Naturalmente i genitori devono sapere che il sacrificio per il futuro dei loro figli, non per finanziare lo spreco di denaro pubblico. Può darsi che ci faccia perdere qualche voto, ma è giusto". Marino si dice d’accordo ma esclude dall’aumento i lavori usuranti. Per Bersani invece “l'innalzamento dell'età pensionabile può essere incoraggiato, ma il problema è quale livello di pensioni ci sarà per il 2020". Per Bersani bisogna verificare la tenuta dei "due pilastri" su cui poggia attualmente il sistema: "Bisogna fare una riflessione, secondo me l'impianto va aggiustato, continuare a parlare solo di allungamento senza valutare l'intero sistema una responsabilità che il Pd non deve prendersi".