
Analisi
Sud, la Banca che ricorda la Cassa
Quindi si parte. Ma verso dove? E con quali risultati? Un primo parziale bilancio dell’acceso dibattito che la banca colbertiana sta suscitando. Prima di tutto lo scontro è nel governo, come ha mostrato l’ultimo Consiglio dei ministri
di Paolo Andruccioli
Quindi si parte. Ma verso dove? E con quali risultati? Cerchiamo di fare un primo parziale bilancio dell’acceso dibattito che la banca colbertiana sta suscitando.
Prima di tutto lo scontro è nel governo
Il disegno di legge per l'istituzione della Banca del Sud è stato oggetto di uno vero scontro nell’ultimo Consiglio dei ministri. Nettamente contrari il ministro agli Affari regionali, Raffaele Fitto e il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo (che non è nuova a battaglie interne nella sua coalizione). Il ministro degli Affari regionali, in qualità di ministro concertante, ha contestato nel merito il provvedimento e ha chiesto di mettere a verbale le sue critiche. È dovuto intervenire direttamente il cavaliere per sanare le contraddizioni e chiedere un voto compatto dell’esecutivo. I dissidenti criticano la banca perché sostengono la necessità di un vero piano di investimenti per il sud.
La difesa di Tremonti
La nuova banca “servirà a finanziare le piccole e medie imprese”, ha spiegato il ministro dell'Economia. “Lo Stato avrà il ruolo del socio promotore. Ma la Banca del Mezzogiorno non può diventare “un carrozzone" anche perché l'Unione europea non lo consente. Ora - ha aggiunto Tremonti - anche resistenze preconcette su questa iniziativa vengono meno. In sede Abi e Confindustria c'è apprezzamento crescente”. “Lo Stato non avrà un ruolo nella Banca del Mezzogiorno. Ne sarà promotore, sottoscriverà una quota simbolica di minoranza, ma la scommessa è che la banca cammini con le sue gambe”. Ma il retropensiero sulla Cassa per il Mezzogiorno di antica memoria non fa parte solo delle polemiche di questi giorni. Riportiamo qui le parole che lo stesso Tremonti pronunciò durante il confronto diretto con il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani alla conferenza di programma. Rispondendo alle critiche sulle politiche meridionalisti, Tremonti in quella occasione disse: “Non è stato tolto un euro a queste regioni – sostiene -, piuttosto oggi ci sono centinaia di progetti minimi, ciò che manca è un grande disegno organico. Come opinione personale, io rifarei la Cassa per il Mezzogiorno”.
La critica dei bancari della Cgil
“Questa ennesima riproposizione di una Banca del Mezzogiorno calata dall’alto non sembra risolvere il problema di una macroregione meridionale priva di un’istituzione creditizia locale”. Lo ha dichiarato il segretario generale della Fisac Cgil campana, Massimo Vellante. “Banca nata per legge, con compiti non ben definiti, ambito di intervento altrettanto imprecisato, orizzonte angusto, ricorso a strumenti finanziari cosiddetti creativi e sostanzialmente fragili: tutte cose che rendono perplessi sulla opportunità di un’iniziativa che comunque è tutt’altro che tempestiva rispetto ai gravissimi problemi del sud dell’Italia e assomiglia troppo a uno spot pubblicitario del governo”.
Viesti: per il sud ci vuole un soggetto forte
In un suo intervento per il Mese di Rassegna, l’economista Gianfranco Viesti ricordava – alla vigilia del lancio della Banca del sud – che la vecchia Cassa per il Mezzogiorno ha prodotto interventi positivi fino alla fine degli anni 70. Poi gli anni 80 sono stati i peggiori, quando si è sviluppata una spesa pubblica facile, eravamo al crepuscolo della Prima Repubblica. Ancora una volta non è questione solo del Sud. Si pensi a cosa hanno fatto in quegli anni le Ferrovie dello Stato. Oggi la Cassa è solo un ricordo del passato e io penso che la soluzione sia nelle politiche di sviluppo ordinarie e multilivello (Comuni, Regioni, Stato). Non credo al potere salvifico di istituzioni centrali. Non ci sono scorciatoie. Il problema è il coordinamento delle politiche e delle istituzioni. Uno strumento molto positivo, per esempio, è l’accordo di Programma Quadro che permette di coordinare le politiche e le risorse. Per quanto riguarda la nuova Banca del Mezzogiorno, Viesti disse: “Io personalmente non ho ancora ben capito che cosa sarà questa Banca del Sud. L’ultima mossa di Tremonti a proposito delle Banche di credito cooperativo è di un minimo di interesse, ma non è questa – credo – la soluzione. Ci vuole un soggetto in grado di finanziarie operazioni di lungo periodo e non mi pare che possa essere questa Banca del Sud che nasca come una sorta di banca cooperativa da banche di credito cooperativo. Ma vedremo meglio gli sviluppi”.
Avvenire: non picconate la banca di Tremonti
Sul quotidiano dei vescovi italiani, l’Avvenire, Gianfranco Marcelli, scrive che non ci vuole una nuova “cauta banca in più, ma un’apertura di credito al Sud”. Senza voler tralasciare le tante critiche che si possono fare all’operazione – scrive l’editorialista – “non sembra neppure giusto picconare in partenza e pregiudizialmente il progetto”. Lo strumento inventato da Tremonti presenterebbe una sua potenziale originalità e ha il merito di puntare, oltre che sulla non meglio precisata collaborazione con le Poste, sulla rete delle Banche di credito cooperativo e le casse rurali. Realtà che come è noto sono ben radicate nel Mezzogiorno.
Giannino è entusiasta e scomoda Menichella
L’editorialista del Messaggero Oscar Giannino, giornale di Roma che oggi (16 ottobre) ha dedicato la sua apertura di prima pagina alla Banca di Tremonti, si dichiara entusiasta della iniziativa del ministro dell’economia, anche perché – non senza una certa immodestia – se ne rivendica addirittura la paternità: “Siamo stati tra i primi sul Mattino e sul Messaggero – scrive Giannino – a indicare per il Sud un modello analogo al Credit Agricole. Viva la Banca del sud, pardon del Mezzogiorno – dunque – e viva Tremonti che non solo vuole seguire le tracce di Colbert, ma già avrebbe assunto la statura di Donato Menichella, grande economista, dirigente dell’Iri e governatore della Banca d’Italia. Chissà se Giannino scomodando dalla storia Menichella non pensasse all’attualismo scontro fra Tremonti e Mario Draghi.
Italia Oggi è perplessa
Il quotidiano economico affida una nota politica a Cesare Maffi, secondo il quale con la Banca del Sud non si fa altro che tornare indietro agli anni Sessanta. “Altro che le violenze sanguinarie degli anni Settanta – scrive Maffi – qui stiamo tornando alle pubblicizzazioni degli anni Sessanta. E non è un bel ritorno.
Il fantasma del carrozzone
Vico direbbe i ritorni della storia. Lo pensano in queste ore in molti. Massimo Riva, per esempio, su La Repubblica, mette per esempio l’accento sul fatto che è stato lo stesso Giulio Tremonti a doversi scusare dei possibili richiami alla Cassa per il Mezzogiorno e quindi al modello di Stato interventista in economia. Anche se lo Stato dovrà solo accompagnare l’avvio dell’operazione, per Riva è evidente il nuovo ruolo del pubblico nei processi economici. Ma attenzione. Non si tratta di criticare solo il rischio di centralizzazione e di statalismo (come direbbe Bossi) dell’operazione Banca del Mezzogiorno. Si tratta piuttosto di svelarne anche i caratteri fumosi e per certi versi propagandistici. C’è infatti il rischio che alla fine l’operazione banca meridionale si trasformi in un grande battage politico senza esiti pratici. Magari come quella class action contro la pubblica amministrazione che si è inventato Brunetta. Una class action senza action, visto che i cittadini, anche se dovessero averla vinta in vertenze contro la pubblica amministrazione non saranno mai rimborsati. Un “bidone”, come ha titolato senza peli sulla lingua Italia Oggi.
Garibaldi e lo sportello
Non stiamo parlando come è ovvio del protagonista dell’impresa dei Mille, dell’uomo che incontrò il Re a Teano per ricongiungere il Sud al Nord. Stiamo parlando invece delle critiche di un addetto ai lavoro. Alla fine di questa veloce carrellata sulle prime reazioni alla Banca di Tremonti, citiamo quindi un’analisi molto approfondita di Pietro Garibaldi (università di Torino), pubblicata sulla Stampa. Garibaldi punta sostanzialmente su due argomenti per criticare l’operazione Tremonti. Il primo elemento è che non si risolvono i problemi dei ritardi dell’economia meridionale con l’apertura di nuovi sportelli bancari. Se manca una politica industriale, una politica economica e in generale una politica di sviluppo è difficile pensare che i soldi girino a prescindere. L’altro punto di critica riguarda l’emissione di obbligazioni pubbliche tassate in modo molto pioù basso rispetto a quelle tradizionali. Una decisione molto rischiosa perché potrebbe avere effetti deleteri sulla dinamica del debito pubblico senza avere al contrario effetti benefici sul sistema economico reale del Mezzogiorno.
TAGS banca del sud tremonti
16/10/2009 16:49
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