
Crisi
Torino, quattro imprenditori in sciopero della fame
Accade alla Grande di Piobesi Torinese. Sono proprietari di pmi senza cibo da venerdì, per salvare le loro aziende e 200 dipendenti. Interviene il ministero delle Infrastrutture. Dalla nostra community: momento drammatico, serve l'attenzione dei media
Sono entrati in sciopero della fame venerdì scorso (9 ottobre) per garantire un futuro alle loro aziende e ai lavoratori. E’ il caso di quattro piccoli industriali torinesi, che oggi (12 ottobre) sono al quarto giorno senza cibo nella sede della Grande di Piobesi Torinese. La protesta, spiegano in una nota, è stata decisa “per tentare di salvare un'impresa, una vita di lavoro, decine e decine di famiglie di collaboratori, impiegati e operai”. Le quattro aziende, di cui gli imprenditori sono proprietari, occupano in tutto circa 200 dipendenti.
Ieri (domenica 11 ottobre) il sottosegretario alle Infrastrutture, Bartolomeo Giachino, ha visitato la Grande per verificare la situazione. “Ho voluto rendermi conto di persona dei problemi di questi imprenditori – ha dichiarato - e, al tempo stesso, spiegare loro tutte le iniziative intraprese sino ad ora dal governo per combattere la crisi economica. Dagli incentivi per le auto al decreto anticrisi – a suo giudizio - l'azione del governo è stata tempestiva. E a fine anno, con gli esiti dello scudo fiscale in mano, potremmo decidere nuovi interventi”. Gli imprenditori invieranno i dati delle loro aziende a Giachino che, ha assicurato, li analizzerà “con attenzione” impegnandosi eventualmente a riceverli al ministero.
“La crisi non è psicologica e nemmeno alle nostre spalle, il peggio deve ancora arrivare”. E’ quanto scrive sulla nostra community l’utente artigianauta, che sta seguendo la vicenda di Piobesi Torinese. Lo sciopero si svolge proprio nella sede della Grande, che produce prodotti tecnologici, “per motivi logistici”: l’iniziativa vuole ottenere l’attenzione dell’opinione pubblica, soprattutto quotidiani e telegiornali, per sottolineare “l’inesistenza di provvedimenti idonei a limitare i danni all’occupazione che negli ultimi mesi è aumentata esponenzialmente senza contare tutti i lavoratori in cassa integrazione”. E nella giornata di ieri, riferisce ancora il post, sono arrivate alla Grande telefonate di solidarietà di rappresentanti della Regione, della Provincia, di sindacati e confederazioni. Oggi le aziende “vivono un momento veramente drammatico – a suo avviso -, spesso si è costretti a licenziare e chiudere senza che ciò susciti, nei media alcuna reazione. Non dovrebbe essere , mi rendo conto, lo sciopero della fame, una forma di protesta generalizzata – conclude - , ma sembra che il ragionare in termini normali e consueti con chi ha la possibilità di intervenire, non abbia nessuna efficacia”.
Ieri (domenica 11 ottobre) il sottosegretario alle Infrastrutture, Bartolomeo Giachino, ha visitato la Grande per verificare la situazione. “Ho voluto rendermi conto di persona dei problemi di questi imprenditori – ha dichiarato - e, al tempo stesso, spiegare loro tutte le iniziative intraprese sino ad ora dal governo per combattere la crisi economica. Dagli incentivi per le auto al decreto anticrisi – a suo giudizio - l'azione del governo è stata tempestiva. E a fine anno, con gli esiti dello scudo fiscale in mano, potremmo decidere nuovi interventi”. Gli imprenditori invieranno i dati delle loro aziende a Giachino che, ha assicurato, li analizzerà “con attenzione” impegnandosi eventualmente a riceverli al ministero.
“La crisi non è psicologica e nemmeno alle nostre spalle, il peggio deve ancora arrivare”. E’ quanto scrive sulla nostra community l’utente artigianauta, che sta seguendo la vicenda di Piobesi Torinese. Lo sciopero si svolge proprio nella sede della Grande, che produce prodotti tecnologici, “per motivi logistici”: l’iniziativa vuole ottenere l’attenzione dell’opinione pubblica, soprattutto quotidiani e telegiornali, per sottolineare “l’inesistenza di provvedimenti idonei a limitare i danni all’occupazione che negli ultimi mesi è aumentata esponenzialmente senza contare tutti i lavoratori in cassa integrazione”. E nella giornata di ieri, riferisce ancora il post, sono arrivate alla Grande telefonate di solidarietà di rappresentanti della Regione, della Provincia, di sindacati e confederazioni. Oggi le aziende “vivono un momento veramente drammatico – a suo avviso -, spesso si è costretti a licenziare e chiudere senza che ciò susciti, nei media alcuna reazione. Non dovrebbe essere , mi rendo conto, lo sciopero della fame, una forma di protesta generalizzata – conclude - , ma sembra che il ragionare in termini normali e consueti con chi ha la possibilità di intervenire, non abbia nessuna efficacia”.
12/10/2009 12:57





