Il convegno della Cgil. Contro la recessione imboccare la strada della Green Economy: non solo energie alternative, ma ricostruire un intero modello di sviluppo. E Scajola dice: "Osservatorio sull'industria al ministero, possibile allungare la cig"
Green economy tradotto in italiano significa economia verde. Ma con economia verde non si intende parlare solo delle energie alternative o delle pale del vento. Economia verde deve al contrario significare economia sostenibile, in un nuovo rapporto con l’ambiente e in un nuovo contesto di relazioni industriali e quindi di rapporti tra imprese e lavoratori. Ma da questo – dalla produzione e dai processi di produzione delle merci - non si può prescindere in un paese come l’Italia che risulta al secondo posto (subito dopo la Germania) nella classifica europea della manifattura. Questo il senso del convegno organizzato oggi (8 ottobre) dalla Cgil al quale, oltre a molti amministratori delegati di grandi aziende di successo nel mondo ha partecipato anche il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola. “Avremmo preferito la task force sulla crisi a Palazzo Chigi, ma comunque averla al ministero ci consente il monitoraggio sui settori in crisi”. Ha risposto così il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, alla proposta del ministro che ha parlato dell’imminente apertura di un Osservatorio permanente sull’industria.
Il convegno di questa mattina è stato molto denso di interventi e per certi versi anche non troppo convenzionale. Al microfono si sono infatti alternati sindacalisti, docenti universitari, amministratori delegati di aziende come Pirelli, Luxottica, Finmeccanica, Burgo. Parecchie le novità del convegno che volutamente ha messo in conto la critica a vecchi luoghi comuni come si intuisce già dal titolo – apparentemente fuori moda : “Guardare al futuro, serve una politica industriale”.
La novità sta proprio nella sottolineatura della politica industriale e dell’industria, dopo anni di teorizzazioni sulla fine della manifattura, sul postindustriale divenuto centrale. Una scelta non casuale, come ha spiegato bene nella relazione introduttiva la segretaria confederale Susanna Camusso, che ha anche aggiornato il quadro della situazione del nostro sistema produttivo (usciremo dal 2009 con un aumento della cassa integrazione del 437%). Dopo l’ubriacatura della finanza, dei soldi per fare i soldi senza passare per il lavoro e l’impresa, ha ribadito nelle conclusioni Epifani, ora si tratta di tornare a parlare di industria e di lavoro. Ma lo facciamo dopo una crisi pesantissima che non lascerà nulla invariato. Le crisi storiche hanno cambiato il volto del mondo, ha ricordato il segretario generale della Cgil. Alla fine del secolo XIX c’è stato il passaggio di testimone dalla Gran Bretagna agli Usa nella guida dell’economia mondiale, la crisi del 1929 ha fatto tabula rasa. È impossibile pensare di uscire dalla crisi attuale – di cui molti temono una seconda ondata – indenni. Per questo è necessario lavorare ora per uscire dalla crisi con delle prospettive nuove.
L’altra novità del convegno – oltre l’apertura politica del ministro Scajola che si differenzia dai suoi colleghi Sacconi e Brunetta - riguarda dunque la netta sottolineatura del modello di sviluppo auspicabile. Dalla crisi – hanno detto la Camusso ed Epifani – si deve uscire imboccando decisamente la strada della green economy, che per la Cgil non si esaurisce nel discorso delle energie alternative. È appunto un intero modello da ricostruire, dai processi ai prodotti. “Economia verde – ha detto Susanna Camuso – è anche pensare a un mondo dove cresceranno consumi di sostituzione più che moltiplicarsi i consumi delle zone ricche. Almeno questo bisognerebbe promuovere se non vogliamo consumare il mondo prima di consegnarlo ai nostri nipoti”. Conseguentemente si dovrà finalizzare la domanda non al consumo in sé, così come dovrebbe essere il criterio della rottamazione, migliorare in prodotti in circolazione e ridurre la presenza di tutto ciò che essendo vecchio ha in sé maggiori potenzialità di inquinamento. Accanto a questo – che pure non è poco – è necessario sviluppare al massimo la ricerca sui nuovi prodotti e i nuovi materiali.
Ovviamente non c’è solo da svecchiare nei prodotti e nei processi di produzione industriale. Un paese che non sa combattere sul serio l’evasione fiscale non potrà mai innovare, né svilupparsi, ha affermato con nettezza l’economista Marcello De Cecco che ha fatto l’elogio delle scuole tecniche e dei periti industriali che sono stati protagonisti dello sviluppo industriale degli anni passati. Per cambiare sul serio è necessario combattere la criminalità organizzata e gli evasori fiscali. Anche queste – ha spiegato con il gusto del paradosso De Cecco – “sono politiche industriali”. Una posizione che non solo è condivisa dalla Cgil, anche dai tanti amministratori delegati o manager di aziende che stanno combattendo sul campo della globalizzazione. E oggi al convegno Cgil ci sono state testimonianze dirette di questo nuovo impegno del made in Italy nel mondo: dalla Luxottica, alla Pirelli, passando per Finmeccanica e Italcementi e cartiere Burgo.
Punto di discussione riguarda infine il concetto di politica industriale. Chi è intervenuto al convegno ha ammesso la necessità di una nuova politica industriale. Ma non si tratta di ripercorrere le strade (seppure gloriose del passato). Per Carlo Trigilia (università di Firenze) sarebbe per esempio necessario ripartire dai distretti e dalle reti. Altri pensano a una politica industriale tipo Cassa per il Mezzogiorno. Altri ancora pensano al modello tedesco (al convegno è intervenuto Sven Scheriber, della Fondazione Boechler di Dusseldorf). Altri ancora (Salvatore Rossi di Banca d’Italia per esempio), mettono l’accento sul carattere regolatorio dell’intervento dello Stato. Ma sfumature a parte, la necessità di un ritorno della politica industriale e della politica in generale, trova un consenso che va oltre gli steccati delle appartenenze.
E a proposito di steccati e battaglie politiche, la risposta del segretario generale Epifani al discorso di Scajola sulla necessità del nucleare, è stata esemplare. “Si deve ripartire dalla razionalizzazione e quindi riduzione dei consumi energetici – ha detto Epifani – nel mix delle fonti di energia dovranno poi assumere una rilevanza crescente le fonti rinnovabili”.
Scajola, possibile allungare la cig
Durante il convegno della Cgil si è parlato molto di lavoro e della sua rivalutazione, a partire proprio dal lavoro operaio che in questi ultimi anni è stato vilipeso o comunque umiliato. Invece di parlare di risorse umane, è necessario ricominciare a parlare di lavoratori, della loro dignità e professionalità e della necessità di una loro formazione permanente in epoca di cambiamenti rapidissimi. Ovviamente tutto questo pensando al futuro, Nel frattempo è necessario far fronte alla crisi e un'apertura positiva è arrivata proprio da Scajola che ha parlarto di un possibile allungamento della cassa integrazione anche oltre la sua scadenza.