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Birmania: Cgil, continua persecuzione contro Nobel San Suu Kyi

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“Non ha mai fine la persecuzione della giunta birmana nei confronti di Aung San Suu Kyi”. E’ il commento della segretaria confederale della Cgil, Nicoletta Rocchi, dopo che la giunta militare birmana ha rigettato il ricorso presentato dalla leader dell'opposizione e premio Nobel per la Pace contro la sentenza dello scorso 11 agosto che la condannava ad altri 18 mesi di arresti domiciliari. Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace e leader del movimento democratico birmano, ha passato 14 degli ultimi 20 anni agli arresti.
 
“Si conferma il tentativo - sottolinea la dirigente sindacale - della giunta militare di metterla completamente fuorigioco in vista delle elezioni proclamate per la primavera del 2010. Nonostante la ‘nuova’ costituzione, fatta approvare con un referendum farsa lo scorso anno, garantisca il controllo del parlamento ai militari, questi evidentemente vogliono impedire qualsiasi presenza delle voci genuinamente democratiche”. Per Rocchi, inoltre, “purtroppo questa ennesima sentenza getta una luce pessimistica sui tentativi della stessa Aung San Suu Kyi, che ha recentemente scritto una lettera personale al generalissimo Than Shwe, capo del regime militare, e della diplomazia statunitense per aprire canali di comunicazione con il regime”.
 
“E’ necessario - osserva la segretaria confederale Cgil - che la comunità internazionale faccia sentire con sempre maggiore determinazione l’isolamento della giunta militare, con nuove e più efficaci sanzioni e con iniziative anche nei confronti di quei paesi come Cina, India, Russia, Singapore, che con le loro forti relazioni commerciali, finanziarie e diplomatiche sostengono il regime birmano. Ci uniamo - conclude Rocchi - a quanti, da tutte le parti del mondo, chiedono la immediata e incondizionata liberazione di Aung San Suu Kyi e di tutti i prigionieri politici birmani”.

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TAGS cgil birmania

02/10/2009 13:20

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