In Lombardia le ore autorizzate di cassa integrazione nel periodo gennaio-agosto 2009 sono aumentate del 465% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. È quanto emerge dai dati presentati oggi dalla Cgil regionale. Nel dettaglio, la cassa ordinaria è salita dell’858%, mentre quella straordinaria ha segnato un +200%.
Il settore maggiormente coinvolto è quello industriale (ordinaria più 907% e straordinaria più 187%). Più in particolare si osserva la grave difficoltà del metallurgico, con un incremento sul corrispondente periodo del 2008 (gennaio-agosto) pari a un più 2.083%. Gli altri comparti che presentano una grave crisi, anche se non comparabile al settore metallurgico, sono il legno (+800), la meccanica (+951), la lavorazione dei metalli (+523, la chimica (+532). A livello territoriale Lecco (1.460%), Cremona (1.079), Lodi (851), Brescia (724), Mantova (711) e Como (675) sono le province più coinvolte dalla cassa integrazione.
I licenziamenti, in totale, nel periodo gennaio-settembre 2009 sono 38.276, con un aumento del 67% in rapporto allo stesso periodo del 2008. Si tratta di 14.070 lavoratori (+18,90%) con indennità di mobilità e di 24.147 (+119%) con indennità di disoccupazione. “Mancano ovviamente – precisa il sindacato – tutti quei lavoratori precari che possono usufruire di indennità a requisito ridotto che potranno fare domanda solo a partire dal prossimo mese di marzo. E la caduta della produzione industriale, se prolungata, porta in sé una prossima forte contrazione dell’occupazione”.
“Come avevamo previsto – ha detto in conferenza stampa il segretario generale della Cgil regionale, Nino Baseotto – la ripresa dopo le ferie estive ha visto l’uscita dal mercato di molte imprese, l’aumento dei licenziamenti e della disoccupazione, e le conseguenze della crisi continueranno a farsi sentire, purtroppo, per un periodo non breve. Siamo infatti in presenza di un deciso ricorso alla cig da parte delle imprese. Se nel secondo trimestre del 2009 il 39,6% delle aziende aveva usufruito di questo ammortizzatore sociale, le nostre proiezioni per il terzo trimestre, in ragione del tasso di produzione e dell’utilizzo degli impianti, ci dicono che potrebbero crescere fino al 45%”.
“I dati parlano da soli - ha aggiunto - e ci dicono di tempi lunghi per l’uscita da una crisi che sta vivendo un’ulteriore fase di acutizzazione in particolare rispetto a tutto il comparto manifatturiero. In Lombardia, come nel resto del paese, senza una urgente riforma degli ammortizzatori sociali e con la colpevole scarsezza degli strumenti pubblici - confermata anche da questa Finanziaria - la mancanza di investimenti per contrastare gli effetti della crisi e il fatto che nelle prossime settimane molte aziende esauriranno il periodo massimo previsto per la fruizione della cassa integrazione, determinano una situazione davvero vicina al baratro”.
Quanto al rinnovo dei contratti (che in Lombardia riguardano quasi 1.600.000 persone) “è noto – osserva Baseotto – che sussistono divergenze profonde tra Cgil, Cisl e Uil. Noto però che la firma unitaria del contratto dell’industria alimentare dice che esiste una strada praticabile per realizzare convergenze unitarie. Proprio per questo è inaccettabile la decisione di Federmeccanica di escludere la Fiom, che è il sindacato più rappresentativo del settore, dal tavolo della trattativa”.
Il dirigente della Cgil si è detto disponibile a rinnovare un percorso unitario di iniziativa e di mobilitazione. “Abbiamo delle idee – conclude – che ovviamente vogliamo prima confrontare con le altre due confederazioni. Fin dove potremo arrivare unitariamente lo faremo, oltre, ogni organizzazione si sentirà libera di continuare coerentemente ad esprimere le proprie posizioni e il proprio impegno di iniziativa e di mobilitazione”.